EUGENIO MONTEJO
MEZZA VITA
Ho provato il dolore della mezza età
quando il drago rotolò davanti ai miei piedi, già morto,
quel drago che nel corso degli anni
aveva lasciato sangue sulla mia spada,
tagli d'ala
e fiamme con cui combattevo da solo, senza tregua,
in ogni momento.
Ricordavo i ruggiti notte dopo notte,
i suoi artigli fulminanti,
i libri che leggevo per placarlo,
vecchie poesie con cui lo tenevo a bada.
Ho provato il dolore della nezza età
quando il ruggito è cessato
e ho capito che la mia anima era la sua caverna,
che ero il mio drago, il mio nemico immediato.
Tutto il suo fuoco inutile, la sua insistenza
nell'ungermi cavaliere
senza mai riuscirci
divennero questa smorfia di cenere,
questo grido perso nelle sue fauci.
(da Territudine, 1978)
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Nel 1978, quando scrive Territudine, il poeta venezuelano Eugenio Montejo ha quarant'anni: a metà del cammino è naturale trarre un bilancio. Fino ad allora nei suoi versi prevalevano l'angoscia della fine e il fantasma della solitudine, il "drago" appunto, nutrito e addomesticato dalle "vecchie poesie". Ma, dopo aver capito di essere egli stesso a creare quel drago, Montejo inizia un nuovo dialogo con la realtà, uscendo dalla caverna oscura, aprendosi ai boschi, alle piante, agli uccelli, al paesaggio, alla natura, al cosmo...
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LUCIAN FREUD, "AUTORITRATTO"
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Quaranta passi aprono già un cammino / e altri quarant'anni di mezza vita, / ciò che resta è il girotondo del tempo.
EUGENIO MONTEJO, Tropico assoluto
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Eugenio Montejo (Caracas, 19 ottobre 1938 – Valencia, 5 giugno 2008), poeta e saggista venezuelano. Professore, universitario, fu diplomatico a Lisbona. La sua poesia si caratterizza per una forma ricca e testuale e per la padronanza delle forme. Nel 2004 ottenne il Premio Octavio Paz.

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