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domenica 11 gennaio 2026

Una stanza d’hotel


EUGENIO MONTEJO

UN HOTEL

Quante delle mie notti ho trascorso
in una stanza d'hotel.
Forse la pioggia trattiene nomi e date,
sussurri insonni di lampade
e ombre che fluttuano per lunghi corridoi.
Tra tanto andirivieni di valigie,
la stanza numero tre, la numero dodici,
il silenzio, la solitudine, le finestre,
mi sento io stesso un hotel in una strada
al limite di notti fugaci
dove si rifugiano cieli strani.
I sussulti di un'amante, la luce, la doccia
e il freddo di albe anonime
nate dall'ebollizione di un caffè,
vanno e vengono intorno a me,
e l'hotel cresce da me fino all'orizzonte,
con il labirinto delle sue stanze
piene di specchi che trattengono nelle loro patine
ombre e voci che non saranno mai mie.

(da Alfabeto del mondo, 1988)

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Sembra di vederla l'immagine evocata dal poeta venezuelano Eugenio Montejo: un hotel di sera, mentre la pioggia bagna le strade: la vita scorre nella sua transitorietà, e così la memoria, la fugacità degli incontri, le ombre degli altri clienti.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Non essere mai colui che se ne va  né colui che torna, / ma qualcosa tra i due,  / qualcosa nel mezzo; / ciò che la vita strappa e non è assenza, / ciò che dona e non è sogno, / il fulmine che lascia tra le tue mani / la crepa di una pietra.
EUGENIO MONTEJO, Alfabeto del mondo

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Eugenio Montejo (Caracas, 19 ottobre 1938 – Valencia, 5 giugno 2008), poeta e saggista venezuelano. Professore, universitario, fu diplomatico a Lisbona. La sua poesia si caratterizza per una forma ricca e testuale e per la padronanza delle forme. Nel 2004 ottenne il Premio Octavio Paz.


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