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lunedì 26 gennaio 2026

Centenario di José María Valverde


José María Valverde, poeta spagnolo, nasceva il 26 gennaio di cento anni fa. Appartenne a una particolare corrente dell'esistenzialismo cristiano, la poesia sradicata". Alle prime poesie dai temi religiosi introdusse nuovi soggetti, sempre più umani, tanto da essere definito un marxista cristiano, con visioni affini a quelle della Teologia della Liberazione. La sua poetica umanista e intimista è caratterizzata da uno stile semplice e mai retorico, alla ricerca dell'essenzialità del linguaggio.

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FOTOGRAFIA © ELISA CABOT

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PREGHIERA PER NOI POETI

Signore, che darai in premio a noi poeti?
Ché nulla abbiamo noi, neanche la nostra vita,
messaggeri di cose il cui senso ignoriamo.
Il nostro corpo è arso da una fiamma celeste;
guardiamo, sì, ma solo per tramutarlo in voce.

Neppure il fiore d’una siepe possiamo cogliere
perché sia nostro, solamente nostro,
né adagiarci tranquilli tra le cose
senza pensare, lieti della loro presenza.
Non sapremo che siano veramente i meriggi,
liberata dal nostro rovello la bellezza
pura che li riveste, né che cosa è una donna
nei cui profondi boschi occorre entrare muti.
Tu non ci dai il mondo affinché ne godiamo,
ce lo affidi affinché lo mutiamo in parola.
Ma quando ha ricevuto grazie a noi la sua voce
ne rimaniamo orfani, solo l’anima grande…

Lo sai che se la vita risuona è opera nostra
come grazie alle pietre suona il vetro del fiume.
Tu non hai fatto il mondo perché cada nel cupo
silenzio frettoloso degli uomini che penano
e lo vivono solo, senza mai contemplarlo…
Perciò ci hai collocati all’orlo della via
con la sola missione di gridare ammirati.
In noi trova riposo la fretta degli umani.
Non ci fossimo noi, quale lo scopo
delle vane e mirabili cose che Dio ha create,
dei tramonti vermigli, di alberi senza frutti,
di tanti fiori e uccelli che vagano trillando?
Non ci siamo che noi a sentire il tuo dono
e ti diciamo grazie con estatiche grida.
Tu sorridi, Signore, ti senti ripagato.

Da te solo può nascere quanto così ci esalta.
Solo chi ci ha creati può in tal modo annientarci
abbracciati da un fuoco magnifico e crudele.

Se hai cura degli uccelli che dicono il tuo nome,
nella morte abbi cura dei nostri cuori stanchi
e dà loro la pace che non ebbero in vita,
cancella dalla mente il pensiero assillante.
In te ci darai alfine il tutto che cerchiamo
e ci darai noi stessi, giacché infine ti avremo
solamente per noi e non più per cantarti.

(da Uomo di Dio, 1946 - Traduzione di Francesco Tentori Montalto)

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RITRATTO DI UNA RAGAZZA MESSICANA

Ci osservava parlare, e i suoi occhi
scuri da cerbiatta, dolci e lenti,
scrutavano saggiamente da lontano
le nostre parole, un gioco gentile.

A volte sorrideva alla luce,
come se non sentisse, ma percepisse,
come una bambina che vede il colore
di ciò che viene detto, senza capire.

Ci guardava con il suo sorriso,
rispondendo con il suo sguardo immobile,
che cercava cose pure;
occhi che brancolavano, occhi ciechi.

La forma grave delle sue labbra
non era un gesto; era il letto asciutto
di secoli di dolore baciato,
di secoli di cupo silenzio.

(da L'attesa, 1949)

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Un’altra poesia di José María Valverde sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Tutto ciò che avevo una volta / lo porto, inconsapevolmente, con me – / ciò che è mio  scorre nel mio sangue, / mescolato a ciò che è estraneo – / come il viaggiatore conserva / la presenza della strada  / nella luce del suo sguardo, / nell'ampiezza del suo respiro, /  e in un piccolo fiore /che ha colto, distrattamente, / e che, entrando nella casa / dei suoi genitori, posa / da qualche parte, perché diventi / aria nell'aria familiare...
JOSÉ MARÍA VALVERDE, L’attesa

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José María jose_maria_valverdeValverde Pacheco (Valencia de Alcántara, 26 gennaio 1926 – Barcellona, 6 giugno 1996), poeta, linguista, traduttore, saggista e critico letterario spagnolo. Lettore di spagnolo dell'Università di Roma nel 1949, fu poi professore di estetica all'Università di Barcellona e di Letteratura spagnola all'Università della Virginia, e a Trent, In Canada


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