lunedì 31 agosto 2015

Un operaio che scrive

 

GHIANNIS RITSOS

RESTAURAZIONE

Non amava affatto gli uccelli, i fiori, gli alberi
diventati simboli di idee, utilizzati allo stesso modo
da schieramenti opposti. Lui tentava
di riportarli al loro fondamento naturale. Le colombe, per esempio,
non emblema di un’infinità di convegni, ma begli uccelli
erotici, dal passo lento, che continuano a baciarsi
becco a becco nel mio cortile e mi riempiono le mattonelle
di escrementi e piume (mi piacciono così); o, al massimo,
piccoli postini che portano al di sopra delle pallottole
le lettere dei bambini poveri a Dio, in cui gli chiedono
scarpe e quaderni e un po' di caramelle. I gigli
non emblemi di purezza, ma piante profumate
e sensuali, dai petali spalancati
che mostrano gli stami eretti con i pollini d’oro. E l’ulivo,
non premio di vittoria o di pace ma genitore fruttifero
che dà il buon olio per le nostre pietanze e per la lucerna,
per gli arrossamenti del neonato e il ginocchio ferito
del bambino irrequieto e disobbediente, e ancora
per il modesto lume della Madonna. E io – disse –
nient’affatto mito, eroe o dio, ma semplice operaio
al pari di te, di te e dell’altro – proletario dell’arte
innamorato sempre degli alberi, degli uccelli, degli animali e degli uomini,
innamorato soprattutto della bellezza dei pensieri puliti
e della bellezza dei corpi giovanili – un operaio
che scrive, scrive incessantemente su tutti e tutto
e ha un nome breve e facile a pronunciarsi: Ghiannis Ritsos.

Karlòvasi, 12.VIII.87

(da Molto tardi nella notte, 1991 -  Traduzione di Nicola Crocetti)

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Bisogna arrivare in fondo a questi versi per scoprire chi è il protagonista della poesia, anche se già prima della metà, per un paio di prime persone buttate lì come per caso – come nei gialli da dettagli si intuisce chi sia l’assassino – si riconosce Ghiannis Ritsos (1909-1990) in quell’uomo che prende colombe, gigli, e ulivi e ne fa simbolo, quello che nella postfazione a Molto tardi nella notte Chrisa Prokopaki definisce “un collante allegorico, tra qualcosa che appare al primo sguardo, e un significato più arcano, profondo, che solo l’occhio del poeta esplora e divulga”.

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ritsos

FOTOGRAFIA © ΕΘΝΟΣ

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LA FRASE DEL GIORNO
Anche le parole / vene sono / dentro di esse / sangue scorre / quando le parole si uniscono / la pelle della carta / s’accende di rosso / come / nell’ora dell’amore / la pelle dell’uomo / e della donna.
GHIANNIS RITSOS, Erotica

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