martedì 24 febbraio 2015

Euridice raccoglie la lira

 

ULLA HAHN

EDIZIONE CORRETTA

Ancora solo pochi passi e poi
lei sarà di nuovo sua sentirà
libererà il suo canto che senza di lei
inaridisce. Collo naso orecchie
gli occhi i capelli la bocca
e così via lui
li canterà solo
a eterna gloria di lei.
Ma una voce si alza.
Orfeo ascolta:
lei che doveva solo tendere l'orecchio
cantando gli piomba sulle spalle.
Allora
si volta ed
ecco
dalle turbate mani gli scivola
la lira. Che Euridice raccoglie
e uscendo percuote piano
con tocchi trattenuti. Collo naso orecchie
gli occhi i capelli la bocca
e così via lei
li canterà solo
a eterna gloria di lui.
Se Orfeo l'abbia poi seguita
le fonti lasciano
all'oscuro.

(Verbesserte Auflage, da Herz über Kopf, 1980 - Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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La poetessa tedesca Ulla Hahn (Brachthausen, 1946) rivede il mito di Orfeo ed Euridice, rovesciandone i ruoli. Orfeo è l’artista, il cantore che si accompagna con la lira; Euridice è la sua amata, la musa, che per sfuggire al potente bulletto di turno, Aristeo, figlio di Apollo, pesta un serpente velenoso e ne rimane uccisa. Orfeo impazzisce di dolore, scende all’Ade – il regno dei morti dei Greci – per riportarla in vita. Ammalia Caronte con la poesia della sua lira, con il suo canto riesce a stregare Cerbero, a commuovere la dea degli inferi Persefone, che gli consente di riportare in superficie Euridice senza però voltarsi mai – quello che è in realtà un atto di fede. Orfeo purtroppo, sull’ultimo passo, si volta per fugare il suo dubbio e vede Euridice svanire per sempre nel regno dei morti. La Hahn, con un tocco che fa pensare alla Szymborska, aggiunge al mito quel momento di arbitrio femminista che Euridice invece non ha: la rende compagna salvifica, significando il fatto che la donna sceglie la vita. È la sorte di Orfeo allora a rimanere sospesa come un dubbio.

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John_Roddam_Spencer_Stanhope_-_Orpheus_and_Eurydice_on_the_Banks_of_the_Styx,_1878

JOHN RODHAM SPENCER STANHOME, “ORFEO ED EURIDICE SULLE RIVE DELLO STIGE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Poiché il mito ruba al linguaggio, perché non rubare al mito?
ROLAND BARTHES

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