martedì 22 ottobre 2013

I versi che verranno

 

JORGE LUIS BORGES

FORGIATURA

Come un cieco le cui presaghe mani
scostano muri e intravedono cieli,
lento e insicuro
lungo le notti lacerate
tasto i versi che verranno.
Dovrò bruciare l’ombra detestata
nel loro fuoco limpido:
porpora di parole sulla spalla flagellata del tempo.
Dovrò racchiudere il pianto delle sere
nel duro diamante della poesia.
Non importa che l’anima
proceda sola e nuda come il vento
se l’universo di un glorioso bacio
include ancora la mia vita.
Per seminare versi
è terra fertile la notte.

(da Fervore di Buenos Aires, Adelphi, 2010 - Traduzione di Tommaso Scarano)

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Jorge Luis Borges (1899-1986) fu un costruttore di universi: attratto dai sogni, dai labirinti, dagli specchi, gran parte della sua opera è la metafisica edificazione di un mondo della mente, pronto a dissolversi in un istante o a rimanere inciso nei recettori della memoria. Così, questa “Forgiatura”, apparsa per la prima volta nel dicembre 1922 sulla rivista argentina Proa, è un presagio di quello che sarà la sua vita, di quello che diventeranno la sua poesia e la sua narrativa.

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night-shadows-hopper-whitney-museum-michele-roohani

EDWARD HOPPER, “NIGHT SHADOWS”

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LA FRASE DEL GIORNO
La città vive in me come una poesia / che non sono riuscito a fissare in parole.
JORGE LUIS BORGES, Fervore di Buenos Aires

2 commenti:

Vania ha detto...

...anche se tu hai inserito la foto al post in bianco e nero..io vedo questa poesia a colori.

ciaoo Vania:)

DR ha detto...

porpora di parole: i tramonti tanto cari a Borges

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