sabato 16 marzo 2013

Parole nell’aria perdute

 

OCTAVIO PAZOctavio-Paz

DESTINO DEL POETA

Parole? Sì, di aria
e nell’aria perdute.
Tu lascia che mi perda tra parole,
lasciami essere aria su labbra,
un soffio vagabondo senza sagoma,
breve aroma che l'aria fa svanire.

Anche la luce in se stessa si perde.

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«Capire una poesia vuol dire, in primo luogo, udirne il suono». E ancora: «Leggere una poesia è udirla con gli occhi, udirla è un corpo / avvolto solo nel suo enigma nudo». Così il Premio Nobel messicano Octavio Paz (1914-1998) esprime la sua poetica, la sua concezione della poesia: le parole sono lo strumento che permette di scardinare il mistero, di recuperare l’antico linguaggio perduto che ci consentirebbe di interpretare la realtà. Il poeta non appartiene a questa rivelazione, è soltanto il tramite: «L’uomo ispirato, colui che davvero parla, non dice nulla di suo; per la sua bocca parla il linguaggio».

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887624700

ALIGHIERO BOETTI, “UN POZZO SENZA FINE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Se il mondo è reale - la parola è irreale / se la parola è reale - il mondo / è la crepa lo splendere il gorgo
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OCTAVIO PAZ, Bianco

3 commenti:

Paolo ha detto...

Bella, ma naturalmente l'aria non fa svenire ma svanire...
resta il problema della traduzione per le poesie che sono sopratutto suono e non è il caso di quella pubblicata che è piuttosto assertiva.

DR ha detto...

chiedo scusa... quello "svenire" è colpa mia e non del traduttore, mero errore meccanico di battitura nel trascrivere...

le traduzioni sono tradimento di ogni poesia, sono d'accordo, ma finché non avremo il dono pentecostale di conoscere tutte le lingue, ahimè, ci dobbiamo accontentare

Vania ha detto...

...Parole di grande Sapore:)

ciaoo Vania

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