Neanche ventisette anni. Tanto è durata la vita di Antonia Pozzi, poetessa milanese di un’unica raccolta, uscita postuma, Parole. Ma la sua è una voce ancora capace di ammaliare, ci riempie le orecchie e il cuore con i suoi versi spesso asciutti, sospesi tra espressionismo ed ermetismo, venati di crepuscolarismo ma soprattutto pervasi dall’oscillare tra l’amore e il dolore, dall’attrazione per l’abisso che un giorno la inghiottirà.
Oggi celebriamo il suo centenario: Antonia Pozzi nacque infatti a Milano il 13 febbraio 1912 in una famiglia colta e raffinata della buona borghesia ambrosiana. Divenne una ragazza moderna e appassionata del mondo: si dedicò agli studi, laureandosi in Lettere con una tesi sulla formazione culturale di Flaubert, si appassionò alla fotografia, alla montagna, viaggiò in Inghilterra, Grecia, Austria, Germania e Sicilia, si interessò anche di progetti sociali. E si innamorò: un amore contrastato dalla famiglia con il professore di greco del liceo, un doloroso amore non interamente corrisposto che lavorò in lei come un tarlo fino alla decisione di chiudere i conti con la vita il 3 dicembre del 1938.
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Da PAROLE, 1938
LAMENTAZIONE
Che cosa mi hai dato
Signore
in cambio
di quel che ti ho offerto?
del cuore aperto
come un frutto –
vuotato
del suo seme più puro –
gettato
sugli scogli
come una conchiglia inutile
poi che la perla è stata
rubata –
che cosa mi hai dato
in cambio
della mia perla perfetta
diletta?
quella che scelsi
dal monile più splendente
come sceglievano i pastori
antichi
nel gregge folto
l'agnello più lanoso più robusto più bianco
e l'immolavano
sopra il duro altare?
Che cosa hai fatto tu
se non legarmi
a questo altare
come ad una eterna
tortura? –
Ed io ti ho dato
la mia creatura
unica
la mia ansia materna
inappagata
il sogno
della mia creatura non creata
il suo piccolo viso senza
fattezze
la sua piccola mano senza
peso –
Sulle rovine della mia casa non nata
ho sparso
cenere e sale –
E tu
che cosa mi hai dato
in cambio
della mia dolce casa
immacolata?
se non questo deserto
Signore
e questa sabbia che grava
le mie mani di carne
e m'intorbida gli occhi
e m'insudicia le piaghe
e m'infossa
l'anima –
O non ci sono più nembi
nel tuo cielo
Signore
perché si lavi
in uno scroscio
tutta questa
miseria?
Milano, 6 maggio 1933
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L’ARMONICA
In una radura – dolce
singhiozzante armonica –
vorrei udirti – a condurre
una danza di fanciulli
davanti a crode
che il tramonto dissangua e lascia esanimi
in braccio al cielo –
non qui – nella via dura
dove canti canzoni di miseria
e la tua voce è un tralcio
lucente d'edera
che abbraccia invano
le alte case nemiche.
19 ottobre 1933
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PERIFERIA
Lampi di brace nella sera:
e stridono
due sigarette spente in una pozza.
Fra lame d'acqua buia
non ha echi
il tuo ridere rosso:
apre misteri
di primitiva umanità.
Fra poco
urlerà la sirena della fabbrica:
curvi profili in corsa
schiuderanno
laceri varchi nella nebbia.
Oscure
masse di travi: e il peso
del silenzio tra case non finite
grava con noi
sulla fanghiglia,
ai piedi
dell'ultimo fanale.
19 gennaio 1936
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MATTINO
In riva al lago azzurro della vita
son corpi le nuvole bianche
dei figli carnosi del sole:
già l'ombra è alle spalle, catena
di monti sommersi.
E a noi petali freschi di rosa
infioran la mensa e son boschi
interi e verdi di castani smossi
nel vento delle chiome:
odi giunger gli uccelli?
Essi non hanno paura
dei nostri volti e delle nostre vesti
perché come polpa di frutto
siamo nati dall'umida terra.
Pasturo, 10 luglio 1938
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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia ha questo compito sublime: di prendere tutto il dolore che ci spumeggia e ci rimbalza nell'anima e di placarlo, di trasfigurarlo nella suprema calma dell'arte, così come sfociano i fiumi nella celeste vastità del mare.
ANTONIA POZZI, Lettere
5 commenti:
Molto bella la prima poesia, sembra di rileggere il Quasimodo di "Oboe Sommerso".
...leggendo queste poesie mi è venuto in mente che le poesie sono come le impronte digitali..."mai uguali" ...ma sempre impronte digitali.
ciaooo Vania
se intendi dire che ognuna ha uno stile riconoscibile o che esprimono l'essere stesso del poeta, sì...
.....grazie delle tue parole....era proprio quello che intendevo...mi veniva difficile spiegarlo.
...troppo sintentico il mio concetto ....come sempre.:)
ciaooo Vania
Nel mio quadernetto mi segno la frase del giorno....
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