sabato 13 novembre 2010

Questi giorni di ventura

 

LEONARDO SINISGALLI

MI RICORDERÒ DI QUESTO AUTUNNO

Mi ricorderò di questo autunno
Splendido e fuggitivo dalla luce migrante,
Curva al vento sul dorso delle canne.
La piena dei canali è salita alla cintura
E mi ci sono immerso disseccato dalla siccità.
Quando sarò con gli amici nelle notti di città
Farò la storia di questi giorni di ventura,
Di mio padre che a pestar l'uva
S'era fatti i piedi rossi,
Di mia madre timorosa
Che porta un uovo caldo nella mano
Ed è più felice di una sposa.
Mio padre parlava di quel ciliegio
Piantato il giorno delle nozze, mi diceva,
Quest'anno non ha avuto fioritura,
E sognava di farne il letto nuziale a me primogenito.
Il vento di tramontana apriva il cielo
Al quarto di luna. La luna coi corni
Rosei, appena spuntati, di una vitella!
Domani si potrà seminare, diceva mio padre,
Sul palmo aperto della mano guardavo
i solchi chiari contro il fuoco, io sentivo
Scoppiare il seme nel suo cuore,
Io vedevo nei suoi occhi fiammeggiare
La conca spigata.

(da “Poesie”, Edizioni del Cavallino, 1938)

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È giovane Leonardo Sinisgalli, quando scrive questa poesia: non è ancora trentenne. Probabile che il rifugio agreste di Montemurro, il paese del Potentino dove è nato, sia il luogo in cui si ristora dagli studi di Ingegneria a Roma o dai primi lavori alla “Olivetti” di Milano. Lì, tra le galline e i campi seminati, tra i tini dove invecchia il vino e il granaio, il poeta torna ad essere figlio, a condividere i sogni della madre, “più felice di una sposa” di averlo vicino, e del padre che sogna per lui un letto matrimoniale di ciliegio.

Così quel paesaggio autunnale diventa un tesoro da portarsi nel cuore nelle nebbie cittadine, i giorni trascorsi nel paese natale un’avventura da narrare agli amici che conoscono solo la vita della metropoli. Sono memorie infantili e adolescenziali sullo sfondo senza tempo di quel mondo bucolico dove tutto continua senza sobbalzi, sono gli occhi del padre dove già i semi che tiene in mano diventano un grande campo di grano maturo, diventeranno in “Vidi le Muse” l’Eden in cui “cercar scampo e riposo / Nella mia storia più remota”.

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Thomas Pollock Anshutz, “Il contadino e suo figlio al raccolto”

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LA FRASE DEL GIORNO
Perduta alle spalle, la fanciullezza / si fa più lontana, ombra / Cieca nella polvere.
LEONARDO SINISGALLI, 18 poesie

2 commenti:

Vania e Paolo ha detto...

...saper cogliere e RI-conoscere la propria Storia....molto semplice la descrizione e precisa.
ciao Vania

DR ha detto...

Sono le radici che alla fine fanno ciò che siamo... non possiamo mai rinnegarle fino in fondo

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