mercoledì 10 novembre 2010

Cos’è la poesia? (XVII)

 

UMBERTO SABA

POESIA

È come a un uomo battuto dal vento,
accecato di neve – intorno pinge
un inferno polare la città -
l'aprirsi, lungo il muro, di una porta.

Entra. Ritrova la bontà non morta,
una dolcezza di un caldo angolo. Un nome
posa dimenticato, un bacio sopra
ilari volti che più non vedeva
che oscuri in sogni minacciosi.
                                                  Torna
egli alla strada, anche la strada è un'altra.
Il tempo al bello si è rimesso, i ghiacci
spezzano mani operose, il celeste
rispunta in cielo e nel suo cuore. E pensa
che ogni estremo di mali un bene annunci.

(da “Il canzoniere”, Einaudi, 1945)

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Un altro capitolo sull’essenza della poesia: Umberto Saba in questi versi che risalgono al periodo 1933-1934, ci svela la potenza taumaturgica della poesia, la sua forza non solo di estraniarci dal mondo, ma anche di mutarne la visione. Quell’uomo che cammina in un paesaggio innevato e freddo – facile pensare a Trieste e alle giornate di bora – è lo stesso Saba, avvolto nella sua tristezza mai sopita. La porta che gli si spalanca è la via d’uscita, è la speranza della poesia: entra in quella stanza calda e vi ritrova il ricordo, lo confessa egli stesso in una delle sue prose: “Col passare insomma degli anni, poche cose mi facevano tanto piacere come ritrovare, intatto nella mia memoria, un sonetto composto da ragazzo o anche la lezione originale di un singolo verso”. Tornare fuori, tornare tra la gente dopo questa esperienza, è ritrovare mutato il paesaggio, sereno il cielo, pieno di speranza il giorno. L’angoscia, quella che gli fa dire “Fu come un vano / sospiro / il desiderio improvviso d’uscire / di me stesso, di vivere la vita / di tutti, / d’essere come tutti / gli uomini di tutti / i giorni”, per il momento almeno è superata. Grazie alla poesia.

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Fotografia © ADN Kronos

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LA FRASE DEL GIORNO
Le mie nebbie e il bel tempo ho in me soltanto; / come in me solo è quel perfetto amore, / per cui molto si soffre, io non piango, // che i miei occhi mi bastano e il mio cuore.
UMBERTO SABA, Il canzoniere, “La solitudine”

2 commenti:

Vania e Paolo ha detto...

....quanti lati che ha questo "dado"....e quasi tutti vincenti.
ciaoo Vania

DR ha detto...

è poesia...

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