venerdì 30 aprile 2010

Ti ho amato per ore senza tregua

LUCIA RIVADENEYRA

SUONANDO I TUOI SILENZI

Tiepide lenzuola umide, pori aperti,
respirazioni epilettiche
mi hanno fatto scendere le scale dell’inferno
mi bruciavano le mani, il mio ventre era dorato.

E nel fuoco della stanza tra le ombre
ho suonato i tuoi silenzi
e al cadere delle spalle come chi è colpito da un fulmine
ti ho amato per ore senza tregua.

La tua lingua-brace, le tue dita-polipi
hanno trovato il fondo nella schiuma calda
del mio mare traforato.
Si decretò la marea - fuga dalla battaglia!
e il crepuscolo si presentò
come un fantasma che gioca con le luci
e si imbroglia nei colori.

Più tardi, con un salto di cervo ferito,
sonnolenta, anestetizzata, violacea,
ti ho invitato a prendere il toro del peccato per le corna
abbiamo aperto la porta,
ed è entrata come un aroma di valeriana
la notte fresca.

.

Della poetessa messicana Lucia Rivadeneyra abbiamo già visto una breve poesia d’amore, “Dicono”. Questa invece sposta un po’ più in là l’asticella: entra nei territori affascinanti di un erotismo delicato, evocato per mezzo di analogie. L’amore fisico è espresso attraverso immagini di pura poesia dove il mare riveste un ruolo fondamentale: “Una donna di mare ama i naufraghi / del sogno” dice la Rivadeneyra in un’altra poesia. E ancora, riferendosi a quel sentirsi “anestetizzata” dopo l’amore: “Solo si tratta delle tue mani / che sogno, per cui vivo e mi struggo / nonostante l’anestesia del tempo”.



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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore è donare, anche il sesso, certo. Il piacere è unione, bisogno di essere insieme, dare.
GIORGIO SAVIANE, Il terzo aspetto

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