martedì 27 maggio 2008

Crespi d'Adda


Sulla sponda orientale dell'Adda, nel comune di Capriate San Gervasio, in provincia di Bergamo, sorge una meravigliosa "macchina del tempo", considerata dall'UNESCO "Patrimonio mondiale dell'umanità": è il villaggio operaio di Crespi d'Adda, un museo all'aperto di archeologia industriale.

A partire dal 1892, dall'idea di Silvio Benigno Crespi, figlio del fondatore dell'azienda e direttore dello stabilimento di Capriate, sorse un villaggio di case tutte uguali, poste alla stessa distanza e in file ripetitive su tre viali paralleli alla fabbrica ed al fiume. Tetti spioventi, coppi rossi, finestre incorniciate da mattoni, persiane di legno verniciate di verde, ogni edificio era destinato ad ospitare una o due famiglie di operai, raramente tre, con ingressi indipendenti. A poco a poco si realizzò una cittadella industriale, simile a quelle che il Crespi aveva visto nei suoi viaggi in Inghilterra e in Germania, a Manteceun, a Willebroek e a Essen.
Le case a due piani furono subito sovrastate dai simboli del potere: la chiesa, completata nel 1893, esatta riproduzione della bramantesca Santa Maria in Piazza di Busto Arsizio, luogo di origine dei fondatori, e la villa padronale, realizzata in stile neomedievale con torri merlate, scuderie e giardini, eretta nel 1897. Lavatoi, bagni pubblici, forni per la pasta e il pane, asilo, scuole, caserma dei vigili del fuoco e addirittura un piccolo ospedale completarono il villaggio prima del nuovo secolo.
L'acqua ricavata da un canale industriale, aperto per un chilometro a fianco dell'Adda, forniva elettricità allo stabilimento, che in breve passò da una lavorazione di 5.000 fusi a una di 20.000.


Il villaggio operaio di Crespi in una foto d'epoca

"La casa operaia modello deve contenere una sola famiglia ed essere circondata da un piccolo orto, separata da ogni comunione con altri..." spiegò Silvio Benigno Crespi ad un convegno milanese nel 1894: in effetti il prezzo per questa autonomia era una specie di controllo sui lavoratori, che dovevano mantenere sempre ordinati i giardini ed erano inquadrati sin dall'asilo in una logica produttiva. Allo svago pensarono la Società Sportiva Uniti e Forti, fondata nel 1910, la banda composta dagli operai, le gite sociali ed il teatro. I sindacati erano del tutto assenti: quando sorsero le leghe bianche e rosse, Silvio Benigno Crespi, divenuto nel frattempo senatore, fece trasferire in paese la caserma dei Carabinieri e aumentò la sorveglianza. Durante il fascismo, con il progresso del settore, ai margini dell'abitato sorsero le case per gli impiegati, asimmetriche, con il ceppo dell'Adda a simulare il bugnato su elementi di legno, maiolica e calce.

Oggi, visitare Crespi d'Adda è compiere un tuffo nel passato: si passeggia per quei viali ordinati, si osservano gli stabilimenti, le ciminiere, quei giardini perfettamente curati, le architetture, i fregi. Si guarda il castello padronale riflettersi nelle acque verdi del fiume con le sue colonne e le sue decorazioni. Si entra nel cimitero e si onorano quei cippi tutti uguali, ogni pietra un operaio o una moglie o un figlio; si guarda sullo sfondo il ciclopico mausoleo dei Crespi, che ospita chi coraggiosamente riuscì a mettere in pratica questa utopia.

Crespi, dove il tempo sembra essersi fermato.

Villa Crespi vista dall'Adda


LINK:




COME RAGGIUNGERE CRESPI:

Autostrada A4 Milano - Venezia: Uscita di Capriate, a 2,5 km
(da aprile a ottobre la domenica pomeriggio a Crespi è interdetto l'accesso ai veicoli, parcheggio a 800 metri)

Si possono percorrere anche le strade provinciali:
SP2 Monza - Trezzo, attraversare il ponte sull'Adda
SP 170 Calusco - Capriate

In bicicletta o a piedi lungo l'Adda o il Canale della Martesana: attraversare la passerella al Santuario di Concesa di Trezzo e dirigersi verso destra.


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LA FRASE DEL GIORNO
L'arte trova la propria perfezione all'interno e non all'esterno di se stessa. Essa non va giudicata secondo alcun criterio esterno di somiglianza. È un velo, piuttosto che uno specchio.
OSCAR WILDE, La decadenza della menzogna

4 commenti:

Luciana Bianchi Cavalleri ha detto...

Io ci sono stata qualche annetto fa, quando mia figlia doveva preparare la sua tesina multidisciplinare per l'esame di terza media. Partendo dalla letteratura 800 iniziava a parlare della rivoluzione industriale, toccando via via le altre materie. Crespi d'Adda (scoperto proprio in web!) era il punto forte della tesina - a metà fra storia e geografia - con qualche foto scattata da lei e blablabla...(è più facile parlare delle cose, quando si sono viste personalmente!)
Ne conservo un ottimo ricordo: incredibile davvero (per l'epoca) la struttura di quel villaggio. Ottimo il tuo consiglio, è avvero da visitare, per chi non l'abbia mai fatto...

DR ha detto...

Sì, ogni tanto ci torno. Tutto questo tratto di Adda è ricco di monumenti di archeologia industriale: dalla filanda di Brivio al ponte di Paderno, dalle conche del Naviglio alle centrali elettriche Esterle, Bertini e Taccani. Senza dimenticare il pittoresco traghetto di Imbersago. E poi si è immersi nel verde, il che non guasta.

Lucy ha detto...

Che bella questa descrizione...mi piacerebbe moltissimo visitarlo :)

DR ha detto...

È una bella gita, Lucy. Molti vengono qui con le auto o i camper e poi scendono al fiume con le biciclette: scorre incassato rispetto ai paesi delle sponde e non transitano automobili. Fa parte del Parco Adda Nord e c'è anche un ecomuseo, intitolato a Leonardo da Vinci, che in questa zona lavorò negli anni di Ludovico il Moro.

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