GABRIEL CELAYA
BUONGIORNO
Sono le dieci del mattino.
Ho fatto colazione con del succo d'arancia
e mi sono vestito di bianco.
E sono andato a fare una passeggiata, senza fare niente,
parlando per il gusto di parlare,
pensando senza pensare, felice, salvo.
Che commozione gioiosa!
Ciao, tamarindo!
Cosa hai portato con la brezza oggi?
Ciao, piccolo cardellino!
Buongiorno, buongiorno.
Annuncia con il tuo canto come è semplice la felicità.
Respiro lentamente, molto lentamente,
assaporando ciò che sto facendo,
sentendomi vivo in ogni fibra,
in ogni cellula che esplode,
nella punta stessa del capello più sottile.
Buongiorno, buongiorno!
L'immediato esalta. Io non sono io, eppure esisto,
e il mondo esterno esiste,
ed è bello, ed è semplice.
Ehi, tu, vermetto! Parlo anche a te.
Buongiorno, buongiorno!
Anche tu sei reale. E per questo ti glorifico.
Saluto il candore
che il gladiolo ha inventato senza sapere di farlo.
Saluto la nuda
vibrazione dei pioppi snelli.
Saluto il grande blu come un'esplosione immobile.
Saluto, morto il sé, la nuova vita.
Tra gli alberi, contemplo
il mattino, la beatitudine, l'incredibile evidenza.
Dov'è il suo segreto?
La bellezza della totalità!
Per gli altri, negli altri, per tutti, vuoto,
sorrido, sospeso.
Mi vergogno a pensare a quanto ho assecondato
i miei dolori personali, la mia esistenza spettrale,
il mio cuore ostinato e spaventato,
quando contemplo questa breve e pura gloria presente.
Oggi voglio essere un canto,
un canto elevato al di sopra di me stesso.
Come tremano le piccole foglie nuove,
le foglie verdi, le foglie selvatiche!
Una a una sussurrano
un segreto che poi diventerà una vasta distesa di fogliame.
Nessuno è nessuno: un mormorio
corre di bocca in bocca.
Quando un poeta canta come cantano le foglie,
non è un uomo a parlare.
Quando un poeta canta, non si esprime.
La sua gioia è più che umana,
e si rivela nel suo silenzio.
Capite cosa intendo quando vi dico buongiorno.
(da Pace e concerto, 1953)
"Tutto vale la pena. / (...) / È una miseria; non significa nulla; / ma il mio sangue risuona: vivo, sono felice" scrive in una raccolta del 1947 il poeta spagnolo Gabriel Celaya: è quella felicità di nulla, quella gioiosa accettazione del momento che caratterizza gran parte della sua poetica. È quell'accontentarsi di ciò che si ha e che si è, è la consapevolezza della bellezza dell'attimo. E se è un'assolata mattina di primavera, tanto meglio....
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HEINZ SCHOLNHAMMER, "MAGIA DI PRIMAVERA"
.LA FRASE DEL GIORNO
Per l'aria, per il mare, per il vento / per il mio amore, per - che so io? - / perché la vita si allarga ed è sempre diversa / (...) / Per questo e per altri dettagli vale la pena vivere.
GABRIEL CELAYA, Operazioni poetiche
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Rafael Gabriel Juan Múgica Celaya Leceta, noto come Gabriel Celaya (Hernani, 18 marzo 1911 – Madrid, 18 aprile 1991), poeta spagnolo della generazione letteraria del dopoguerra. Fu uno dei più importanti rappresentanti di quella che veniva chiamata "poesia impegnata" o poesia sociale.


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