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sabato 7 marzo 2026

Poesia d’inappartenenza


EUGENIO MONTALE

XENIA, I, 14

Dicono che la mia
sia una poesia d’inappartenenza.
Ma s’era tua era di qualcuno:
di te che non sei più forma, ma essenza.
Dicono che la poesia al suo culmine
magnifica il Tutto in fuga,
negano che la testuggine
sia più veloce del fulmine.
Tu sola sapevi che il moto
non è diverso dalla stasi,
che il vuoto è il pieno e il sereno
è la più diffusa delle nubi.
Così meglio intendo il tuo lungo viaggio
imprigionata tra le bende e i gessi.
Eppure non mi dà riposo
sapere che in uno o in due noi siamo una sola cosa.

(da Satura, Mondadori, 1971)

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Sul "tu" montaliano, che i critici hanno ritenuto il rifugio di un "io" poetico incerto ironizza lo stesso Eugenio Montale: "I  critici ripetono, / da me depistati,  / che il mio tu è un istituto.  / Senza questa mia colpa avrebbero saputo / che in me i tanti sono uno anche se appaiono / moltiplicati dagli specchi". Ma il Premio Nobel va oltre, negli Xenia che glorificano la memoria di Mosca, la moglie morta: quell'inappartenenza evidenziata dai critici non è un ripiegamento sull'interiorità, ma è un'apertura destinata a lei, a Drusilla, l'unica dei due capace di "vedere" la realtà seppure molto miope: "Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio / non già perché con quattr'occhi forse si vede di più. / Con te le ho scese perché sapevo che di noi due / le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, / erano le tue".

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RAFAL OLBINSKI, "RACCONTI D'INVERNO"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Non torba m’ha assediato, ma gli eventi / Di una realtà incredibile e mai creduta. / Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo / Dei tuoi prestiti e forse non l’hai saputo.
EUGENIO MONTALE, Satura

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Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.


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