JORGE TEILLIER
CARTOLINA
Mi dicesti di non innamorarmi della tua sorellina,
quella che aveva ancora paura dei folletti
che escono dagli angoli per rubare le noci.
E ti risposi
che nel cielo potevo leggere il tuo nome
scritto dagli uccelli
e che le nuvole fluttuavano come oche
la domenica nel cortile di casa tua
che mi parlava nella lingua dei passeri.
Questa domenica mi ritroverò ancora in salotto.
a sfogliare vecchie riviste e dagherrotipi
mentre suoni valzer alla pianola.
Qualcuno mi ha detto di nascosto che la primavera sta tornando.
La primavera torna ma tu non torni.
Tua sorella non crede più ai folletti.
Non sapresti come scrivere il mio nome
sulle finestre coperte di brina,
e posso solo contare i miei ricordi
come un mendicante le sue monete nel freddo dell'autunno.
(da Poesie dal paese di mai più, 1963)
.
La poesia di Jorge Teillier immerge il lettore in un mondo sonnolento e nostalgico, dove a risaltare è ciò che si ricorda, è quell'atmosfera di un mondo magico e perduto che non può ritornare mai più. Eppure, disincantato, disilluso, il poeta continua a inseguire quei ricordi, a ricercare quel bambino perduto, quel misterioso senso di felicità, come un mendicante che continui a contare i suoi pochi spiccioli.
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ALBERT CHEVALLIER, "SIGNORA CHE SUONA IL PIANO"
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LA FRASE DEL GIORNO
Con te sono stato chi avrei dovuto essere.
JORGE TEILLIER, Per una città fantasma
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Jorge Teillier Sandoval (Lautaro, 24 giugno 1935 - Viña del Mar, 22 aprile 1996), poeta cileno della “Generazione letteraria dei ‘50”, creatore della “poesia larica”. Per lui l’importante in poesia non è l’estetica, ma la creazione del mito e di uno spazio di tempo che trascende il quotidiano.

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