sabato 31 dicembre 2016

La sfera dell’anno

 

CRISTINA CAMPO

UN ANNO… TRATTENEVA LA SUA STELLA

Un anno...Tratteneva la sua stella
il cielo dell'Avvento. Sulla bocca
senza febbre o paura la mia mano
ti disegnava, oscura, una parola.
E la sfera dell'anima e dell'anno
vibrava in cima uno zampillo d'oro
alto e sottile il sangue.
Ne tremavamo
sorridenti agli sguardi - all'accostarsi
buio di quel guardiano incorruttibile
che nei giardini chiude le fontane.

Capodanno '53-'54

(da Passo d’addio, Scheiwiller, 1956)

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Poesia oscura, di difficile interpretazione, questa di Cristina Campo (1923-1977): ne esce una sorta di incantesimo augurale tra Natale e Capodanno, impreziosito dal rosso e dall’oro, dalla sfera luminosa che ricorda quella tradizionale di Times Square.

Prima delle consuete statistiche del 31 dicembre, consentitemi di augurarvi un 2017 sereno, poetico e ricco di opportunità.

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2017

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STATISTICHE DEL CANTO DELLE SIRENE PER L’ANNO 2016

VISITE: 234.000 (-2%)

PAGINE VISTE: 434.000 (-13%)

TEMPO MEDIO SUL SITO: 1:39 (-13%)


LE DIECI PRINCIPALI CHIAVI DI RICERCA
(escludendo “Il canto delle sirene” e simili):

  1. si vis amari ama 
  2. voglio fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi
  3. haiku autunno
  4. ogni volta che mi guardi nasco nei tuoi occhi
  5. poesie su novembre
  6. tennyson poesie 
  7. apollo e dafne frasi
  8. accade che le affinità d’anima
  9. il poeta è un fingitore
  10. saperti amante e non poterti avere

RECORD DI VISITE: 1.513, il 21 marzo (massimo assoluto)
(il più basso 303 l’11 agosto)


I POST PIÙ LETTI IN ASSOLUTO NEL 2016

  1. Ciò che la primavera fa con i ciliegi (Pablo Neruda, Giochi ogni giorno con la luce…)
  2. Le affinità d’anima (Eugenio Montale, Ex voto)
  3. Haiku d’autunno 
  4. Gli haiku di Borges (Jorge Luis Borges, 17 haiku)
  5. Dora Markus (Eugenio Montale, Dora Markus)


I POST PIÙ LETTI TRA QUELLI SCRITTI NEL 2016

  1. Di te e di me (Odysseas Elytis, Monogramma III)
  2. Umberto Eco
  3. Dell’amore e di te (Robert Desnos, Ho tanto sognato di te)
  4. Ti ho e non ti ho (Mario Benedetti, Cuore corazza)
  5. Io ti cerco (Steinn Steinarr, Io ti cerco)/Amarti mia rosa (Nazim Hikmet, Rubai)

SITI CHE LINKANO IL BLOG
(cui va Il mio doveroso grazie)

  1. La Poesia di Claudio Malune 937 visite originate (+45%)
  2. La belle auberge 148 (-50%)
  3. Arazzi e scazzi 129 (-8%)
  4. Poesia… Poesia 38 (n.e)
  5. L'Olivo Saraceno 35 (-78%)

PROVENIENZE DA SOCIAL NETWORK, AGGREGATORI E MOTORI DI RICERCA

  1. Google 131.894 (-17%)
  2. Facebook 9.838 (-1%)
  3. Bing 4.295 (+21%) 
  4. Blogger 3.328 (+9%)
  5. FeedBurner 2.868 (-23%)
  6. Yahoo 1.628 (-14%)
  7. Google+ 627 (+248%)
  8. Twitter 513 (+10%)
  9. Virgilio 484 (+4%)
  10. Arianna 342 (-10%) 
  11. Dlvr.it 215 (n.e)
  12. Ask 181 (-15%)
  13. Liquida 114 (-39%)
  14. Duckduckgo 103 (+102%)
  15. Tre 48 (-39%)

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LA FRASE DEL GIORNO
E così eccoci all’ultimo dell’anno… Un altro anno se ne è andato e cosa ho realizzato quest’anno che non abbia realizzato gli anni passati? Nulla! Che coerenza, eh?
CHARLES M. SCHULZ, Peanuts

venerdì 30 dicembre 2016

Fine di un anno

 

BEI DAOBei Dao

FINE ANNO

Dall’inizio alla fine di un anno
ho camminato per molti anni
lasciando il tempo incurvarsi come un arco
ovunque scarpe da pensionati
polvere privata
spazzatura pubblica

Questo non è affatto un anno importante
il martello sta inoperoso, ma io
prendo in prestito la luce dei giorni a venire
intravedo un metro di platino
sull’incudine d’acciaio.

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Come il poeta cinese Bei Dao (Pechino, 1949) possiamo anche noi trarre il bilancio di questo anno che finisce: per bello o brutto che sia stato, è tempo ormai di lasciarcelo alle spalle, di strappare il foglio al calendario e cominciare il nuovo anno pieni di rinnovata speranza.

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Npengage

 

IMMAGINE © NPENGAGE

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LA FRASE DEL GIORNO
I giorni e la scala sono immobili / noi li saliamo, li scendiamo correndo / finché le tracce dei nostri passi fioriscono azzurre
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BEI DAO

giovedì 29 dicembre 2016

Sotto la pelle

 

INGER CHRISTENSENChristensen

LA SUPERFICIE DELL’ACQUA

La superficie dell’acqua
taglia se stessa
col ghiaccio

La nave d’inverno
si intimidisce
sulla terraferma

Sotto la pelle
si difende
un cuore

(da Luce, 1962 - Traduzione di Giulia Longo)

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Le poesie di Luce sono le prime edite dalla poetessa danese Inger Christensen (1935-2009), ancora legate al modernismo tipico di quel periodo letterario e scevre dalle sue successive ricerche matematiche e linguistiche, non a caso pubblicate nel pieno della rivoluzione socio-culturale del 1968. Ma qui, in questo inverno nordico è il tono personale a farsi evidente: con quel cuore che vive sotto la pelle come gli animali sotto la superficie ghiacciata.

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Mare

FOTOGRAFIA © BESTWALLPAPER

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LA FRASE DEL GIORNO
Se resto in piedi / sola nella neve / è chiaro / che sono un orologio // Come potrebbe altrimenti l’eternità / trovare la sua strada?
INGER CHRISTENSEN

mercoledì 28 dicembre 2016

Neve ottenebrata

 

ROBERT FROST

LUOGHI DESERTI

Fitte cadere notte e neve, oh, fitte
In un campo ho guardato passando oltre
E il suolo quasi uniforme sotto la coltre
Più non mostra che fili d’erba e stoppie.

I boschi intorno sono padroni del campo.
Ogni animale soffoca nella tana.
Io non conto, perché la mia mente è lontana:
La solitudine in sé inavvertito mi chiude.

E, solitaria com’è, la solitudine
Ancor più solitaria, anzi che meno, sarà
- Un candore più vacuo di neve ottenebrata
Senza espressione, senza nulla da esprimere.

Non mi fanno paura coi loro spazi aperti
E vuoti fra le stelle dove non è stirpe umana,
Quando io posso da me così vicino a casa
Far paura a me stesso con i miei luoghi deserti.

(Desert places, da A further range, 1936 - Traduzione di Giovanni Giudici)

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Una fitta nevicata che rapidamente copre ogni cosa - fa il paio con un’altra celebre poesia di Robert Frost (1874-1963), Fermandosi accanto a un bosco in una sera di neve, simile a questa per argomento, anche se meno cupa. A emergere da questo monologo è la solitudine, un’alienazione che rammenta quella di Emily Dickinson, quando il poeta penetra il suo cuore di tenebra: “Io sono uno che ben conosce la notte / (...) / Sono andato a frugare nel vicolo più tetro”.

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wallup.net

FOTOGRAFIA © WALLUP

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LA FRASE DEL GIORNO
[I poeti] non stanno dietro a qualcosa deliberatamente, ma lasciano che quel che capita si attacchi a loro come le lappe quando si attraversano i campi.
ROBERT FROST, La figura che una poesia crea

martedì 27 dicembre 2016

Del tuo amore passato

 

WANG GUOZHENGuoxhen

RISPETTARE IL PASSATO

Non serve
che parli
del tuo amore passato
non dirmi
che il tuo amore passato
è stato un errore
nelle notti stellate
davvero hai camminato
con l'altro
piano piano
lungo le piccole strade
devi ricordare bene
la luce della luna
come l'acqua
non negare
il tuo amore passato
è bellezza
tutto ciò
che è fatto
con cuore sincero
non si può rinnegare
in futuro
non mi lamento
mia cara
rispetta il passato
amami sinceramente.

(da Poesia n. 86, Luglio/Agosto 1995 - Traduzione di Francesca Ferrari e Yu Gong)

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Wang Guozhen (1956-2015) fu uno degli eroi delle proteste di Tienanmen contro il governo cinese nel 1989: gli studenti cinesi copiavano a mano i suoi versi, considerati spesso come slogan efficaci o adagi proverbiali, e li recitavano agli amici quando erano innamorati. Romanticismo, certo, ma anche la saggezza di chi ha attraversato il mare dell’amore e sa quali secche e quali tempeste esso comporti: come il fatto che non si può in alcun modo rinnegare il passato, dimenticare gli ex amori o derubricarli.

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Perez

FABIAN PEREZ, “EL VERSO II”

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LA FRASE DEL GIORNO
La regola vuole che un vero gentiluomo non parli delle sue ex fidanzate, né delle tasse che paga.
HARUKI MURAKAMI, L’arte di correre

lunedì 26 dicembre 2016

Ecco declina già l’anno

 

GESUALDO BUFALINO

VERSI LASCIATI SOPRA IL CUSCINO

Ecco declina già l’anno di nuovo,
ma l’ombra dietro i vetri che si spia
ancora sazi, ancora ingordi ci ritrova
del suo cibo di mala follia.

Diluvi corrono come coltelli
per ogni viottolo del sangue triste:
ah brama buia, perduti duelli,
tentazione di non esistere!

Possederti mi è dunque terrore,
e quando madida e dolce sul fianco
piangendo mi manchi, nel cuore
un vento ascolto battere stanco.

Coi capelli avvinti e le bocche funeste
come non serve contro la sorte
ogni sera cercare questa celeste
catastrofe che simula la morte.

Come non serve affondare la faccia
sul tuo petto di diafana pietra,
ora che già il predone fiutò la nostra traccia
e i suoi cani ci latrano dietro.

(da L’amaro miele, Einaudi, 1989)

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Basta la recensione scritta dall’autore, lo scrittore e poeta siciliano Gesualdo Bufalino (1920-1996) a fare la tara a questi versi scritti negli anni della gioventù: “divenuti, invecchiando, patetici come rulli di pianola o vecchie fotografie; questi versi non vantano probabilmente altro merito per vedere la luce; se non quello, privato, di fare per un momento sorridere, ove ne abbia ancora le labbra capaci, un fantasma di gioventù. Il quale potrà ritrovarvi e riconoscervi, insieme ai relitti di sue antiche pene d'amor perdute in riva al Mediterraneo, le memorie di una lunga attesa e persuasione di morte all'ombra grave della guerra; e le veloci letizie, le lunghe solitudini, dopo il ritorno nel Sud”. Già a partire dal suo stile anticamente barocco, trapela l’anima della Sicilia, quel “rifugiarci nell’oscurità di noi stessi, ritrovare quanto abbiamo perduto, esorcizzare il tempo, la morte”, come scrisse un altro poeta siciliano, Lucio Piccolo.

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Levine

SHERRY RUSS LEVINE, “FRESH FROM MARKET”

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LA FRASE DEL GIORNO
Metri, metronomi, meridiane... L'uomo presume, misurando lo spazio e il tempo, di vincerli, mentre sono essi che misurano lui
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GESUALDO BUFALINO, Il malpensante

domenica 25 dicembre 2016

Fratelli del bambino

 

MIQUEL MARTÍ I POLMiquel Marti i Pol

NATALE

Abbiamo costruito il presepe in un angolo
della sala da pranzo, su un vecchio tavolo,
lo stesso presepe di ogni anno
con l’asino e il bue e il bambino
i Re magi e la stella.

Abbiamo tracciato innumerevoli sentieri,
tutti diretti alla grotta,
in corrispondenza di vecchi pellegrini
- tutti noi – attenti all’austero percorso della prova.

E nella notte del mistero abbiamo cantato
gli antichi canti
dell’asino e del bue del bambino e dei Re Magi e della stella.

E abbiamo offerto la notte con gli occhi e le mani.
E cantavamo a voce bassa, con la vergogna forse di saperci fratelli
del bambino e di tutti nella notte della grande meraviglia.

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Il poeta catalano Miquel Martí i Pol (1929-2003) trova il senso del Natale nella fratellanza con quel bambino nato nella grotta di Betlemme. Un augurio di fratellanza a tutti voi lettori del Canto delle Sirene.

Ancora Buon Natale!

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Presepe

PRESEPE CATALANO A TARRAGONA

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LA FRASE DEL GIORNO
Forse Natale è che tutti dicono / a se stessi e a voce molto bassa il nome / di ogni cosa, masticando le parole / con attenzione, così da percepirne / tutto il sapore, tutta la consistenza
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MIQUEL MARTÍ I POL

sabato 24 dicembre 2016

Vigilia di Natale

 

THOMAS HARDYHardy

I BUOI

Vigilia di Natale, è mezzanotte:
Ora essi sono tutti inginocchiati,
Disse un anziano a noi seduti in gruppo
Ben crogiolati presso il focolare.

Ci fingemmo le miti creature
Entro il loro ricovero di paglia,
Né ad alcuno a noi venne il pensiero
Che non fossero appunto genuflessi.

Tanto leggiadra fantasia, chi mai
Tesserebbe in questi anni? Pure io sento
Che se in quell'ora un tale mi dicesse:
Vieni a vedere i buoi inginocchiati

Nella solinga fattoria a valle,
Che nell'infanzia avemmo familiare,
Lo seguirei tra le ombre della notte,
Sperando in cuore fosse proprio vero.

(da The Times, 24 dicembre 1915)

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Thomas Hardy (1840-1928), scrittore e poeta britannico, oscillava tra agnosticismo, deismo e spiritismo: credeva in un destino immanente ostile all’uomo. Eppure, in questi versi, torna il ricordo di una antica leggenda, quella che vuole che alla mezzanotte della Vigilia i buoi si inginocchino nelle loro stalle in ossequio all’evento di Betlemme. E sorge il rimpianto di quelle notti di Natale nelle fattorie del Dorset, di quell’atmosfera calorosa e magica in cui tutto era possibile.

Con identica magia, amici che seguite il Canto delle Sirene, vi auguro un Natale di pace e di amore.

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Schiavo

PAOLO SCHIAVO, “PREDELLA CON SCENE DELL’INFANZIA DI CRISTO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Questo è il Natale, una data che ci ricorda la straordinaria bellezza che può portare con sé un giorno di festa.
STEPHEN LITTLEWORD, Pensieri sul Natale

venerdì 23 dicembre 2016

È ora di auguri

 

MARIA LUISA SPAZIANI

CANTO GREGORIANO, CORALE LUTERANO

Canto gregoriano, corale luterano,
da grate e feritoie le feste ci aggrediscono.
Sale la febbre dei regali, è ora
di auguri, di lustrini e luminarie.

Non ci è permesso di tornare poveri,
vero? né tu né io. Ma un Natale
di guerra ora m'investe - era un paese
di fame e neve, la chiesa bombardata.

Se il nastro della storia andasse indietro
ti vorrei là, in un cappotto liso.
Nel gruppo dei miei cari tu mancavi,
tu solo ormai, terribilmente vivo.

(da La traversata dell’oasi, Mondadori, 2002)

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Ecco che ormai Natale è giunto. Oggi è l’antivigilia e siamo davvero nella classica atmosfera, con la corsa all’ultimo regalo, con la preparazione delle cene e dei pranzi. Eppure… eppure non siamo appieno contenti, come rileva la poetessa torinese Maria Luisa Spaziani (1923-2014): si è perduta la poesia dell’infanzia, si è rarefatta quella magia di un tempo – nella Torino dei primi anni ‘40 c’era la guerra, c’erano i bombardamenti, c’era la povertà, ma la memoria conserva comunque tutto l’incanto.

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Eco

FOTOGRAFIA © BEDOLIS/L’ECO DI BERGAMO

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LA FRASE DEL GIORNO
Ti auguro buon Natale, nel più profondo sento / di che magica forza quest'augurio è capace
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MARIA LUISA SPAZIANI, La traversata dell’oasi

giovedì 22 dicembre 2016

Cinque haiku per l’inverno

 

L’haiku è un mondo in miniatura: nelle sue diciassette sillabe (nell’originale, chiaro) riesce a porre il lettore davanti a quel miracolo dell’emozione o della sensazione che è la poesia. Il ciclo naturale delle stagioni riflette sempre la quotidianità di questa forma di poesia con i suoi profumi e i suoi colori: lo fa tramite il kigo, un riferimento diretto o indiretto al tempo dell’anno in cui è composto. Ecco cinque esempi invernali scritti da Yosa Buson (1716-1784), Kobayashi Issa (1763-1828) e Ryūnosuke Akutagawa (1892-1927).

 

YOSA BUSON

*

Anatre color mandarino
estinguono ogni bellezza:
bosco invernale.

 

*

Si può sentire persino
la neve frantumarsi -
com’è buio!

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KOBAYASHI ISSA

*

Ero soltanto.
Ero.
Cadeva la neve.

 

*

Prima neve.
Piccole lanterne
sulle borse di paglia.

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RYUNOSUKE AKUTAGAWA

*

Vento freddo d’inverno.
Il colore del mare
resta nelle sardine essiccate.

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Giappone

KEISAI EISEN, “TEMPIO DI ASAKUSA IN INVERNO”, 1812

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LA FRASE DEL GIORNO
Lo haiku non è un pensiero ricco ridotto ad una forma breve, ma un evento breve che trova tutt’a un tratto la sua forma esatta.
ROLAND BARTHES, L’impero dei segni

mercoledì 21 dicembre 2016

Il mago del sonno

 

GLAUCE BALDOVINBaldovin

LIBRO DI LUCÍA, XXVII

È arrivato il mio amante. L’inverno.

Con fragili piedi cammino sulla brina
la schianto con i fiori, in cattedrali,
in un’erba tenace che si aggrappa alla terra.
Bagno le mani nell’acqua e diventano viola,
parlo, e un vapore celeste mi esce dalla bocca.
Sono ammaliata!

L’inverno mi incanta.
Lui, il mago del sonno,
lui che addormenta le piante e tutti gli animali,
mi sveglia, mi strega, mi trasforma
nell’antica ragazza
e poi scappa.

(da Libro di Lucía, 1986)

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La donna sedotta e abbandonata dall’inverno è la poetessa argentina Glauce Baldovin (1928-1995): riesce a trovare fascino nei suoi rigori, riesce a riscoprire il suo incanto nei ricordi di ragazza. Questi versi servano da augurio per questo inverno che comincia oggi con il solstizio. Dal canto mio, aspetto un’altra amante, la primavera…

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
I rami spogli d’inverno sono una forma di scrittura.
BILLY COLLINS, A vela, in solitaria intorno alla stanza

martedì 20 dicembre 2016

Vieni dunque inverno

 

MARIO RIVERO

POESIE DELL’INVERNO, VI

Vieni dunque inverno,
bianco e gelido inverno.
Non c'è nessuno. Nulla e nessuno che possa consolare.

Non arriva nessuna che si adoperi per quello.
Soltanto una piccola farfalla,
che scuote le ali, smarrita, spinta dal vento,
svolazza da una parte all'altra.

Fa freddo nella stanza.
Ascolto filare la pioggia, la brillante filandaia
con le sue dita sottilissime...

Respiro la noia,
non respiro più l'anelito.
Vieni e prendimi, inverno!
Questa non può essere la tua mano, eppure lo è.
Il tuo bianco petto... e io ci sto così vicino.

(da Poesie dell’inverno, 1984 – Traduzione di Martha Canfield))

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È sulla transitorietà del tempo, ma soprattutto sulla sua ineluttabilità che il poeta colombiano Mario Rivero (1935-2009) pone l’accento: non è una resa, un abbandono simile a quello dei soldati italiani che nella ritirata del 1943 si lasciavano andare all’inedia e alla morte nella gelida steppa russa, è piuttosto una serena accettazione.

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Inverno

FOTOGRAFIA © JYUN OGAWA/MINDEN PICTURES

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LA FRASE DEL GIORNO
L’inverno è solo un ospite sgradito che serve soltanto a ricordarci quello che ci manca.
SHAINEE GABEL, Una canzone per Bobby Long

lunedì 19 dicembre 2016

Nel fresco silenzio della notte

 

ÁLVARO MUTISmutis

LIED DELLA NOTTE

La nuit vient sur un char conduit par le silence.
                                                  La Fontaine

E all’improvviso
arriva la notte
come un olio
di silenzio e di pena.
Alla sua corrente mi abbandono
armato appena
di una rete precaria
di ricordi troncati e nostalgie
che insistono
a riconquistare il territorio
perduto del loro regno.
Come esche ubriache
volteggiano nella notte
nomi, tenute,
certi angoli e piazze,
dormitori dell’infanzia,
volti del collegio,
cortili, fiumi
e ragazze
volteggiano invano
nel fresco silenzio della notte
e nessuno accorre al loro richiamo.
Stremato e vinto
mi salvano i primi
rumori dell’alba,
quotidiani e insipidi
come la routine dei giorni
che non saranno più
la febbrile primavera
che un giorno abbiamo promesso.

(da Dieci Lieder, 1986)

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La notte e il suo silenzio amplificato dal buio ci pongono davanti al mistero ma soprattutto a noi stessi. I pensieri dell’insonne convocano volti e mondi lontani, persone perdute, costruiscono castelli di ricordi e di nostalgie, suscitano fantasmi, come in questa poesia dello scrittore colombiano Álvaro Mutis (1923-2013). Ma viene sempre l’alba a salvarci, viene la tranquilla routine dei giorni nel mondo conosciuto della luce. Il fatto è che intanto abbiamo barattato il tempo e la primavera della vita se ne è ormai andata…

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Maichii

GRAFICA 3D © MAICHII

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LA FRASE DEL GIORNO
La notte che respira / il nostro faticoso alito da vinti / ci riserva e ci protegge /
«per i più alti destini»
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ÁLVARO MUTIS

domenica 18 dicembre 2016

Come è scritto nel Simposio

 

EUGENIO MONTEJO

LA TERRA GIRÒ PER AVVICINARCI

La terra girò per avvicinarci
girò su se stessa e dentro di noi
per unirci infine in questo sogno,
come è scritto nel Simposio.
Passarono notti, nevi, solstizi;
passò il tempo in minuti e millenni.
Un carro che andava a Ninive
arrivò in Nebraska.
Un gallo cantò lontano dal mondo
nella pre-vita a meno mille dai nostri genitori.

La terra girò musicalmente
portandoci a bordo;
non ha smesso di girare un istante,
come se tanto amore, tanto miracolo
fosse solo un adagio già scritto molto tempo fa
tra le partiture del Simposio.

(Da Alfabeto del mondo, 1986)

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“Come accade che due sconosciuti si incontrino?” domanda Sean Penn a Naomi Watts nel doloroso film 21 grammi del regista messicano Alejandro González Iñárritu, e recita l’incipit di questa poesia del venezuelano Eugenio Montejo (1938-2008). Già, come accade? Quale misteriosa forza li attrae? È possibile che sia solo il caso a tirare le fila? O esiste nel mondo un’armonia speciale, come quella del Simposio di Platone, quella che spinge a ricercare la propria metà divisa da noi nella notte dei secoli: “Dunque al desiderio e alla ricerca dell'intero si dà nome amore”.

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Penn-Watts

UNA SCENA DA 21 GRAMMI © THIS IS THAT/FOCUS FEATURES/BIM

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LA FRASE DEL GIORNO
Evidentemente la loro anima cerca nell'altro qualcosa che non sa esprimere, ma che intuisce con immediatezza.
PLATONE, Simposio

sabato 17 dicembre 2016

La tua voce al telefono

 

DARÍO JARAMILLO AGUDELO

POESIE D’AMORE, 6

La tua voce al telefono così vicina e noi così distanti,

la tua voce, amore, dall’altra parte della linea e io qui da solo, senza di te, dall’altra parte della luna,
la tua voce al telefono così vicina, a tranquillizzarmi, e tu così lontana da me, così lontana,
la tua voce che ripassa le questioni comuni,
o che menziona un numero magico,
che al di sopra del chiasso del mondo mi parla per dire in linguaggio cifrato che mi ami.
La tua voce qui, o in lontananza, che dà senso a tutto,
la tua voce che è la musica della mia anima,
la tua voce, suono dell’acqua, scongiuro, incantesimo.

(da Poesie d'amore, 1986)

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Una voce che dà senso al tutto, quella dell’amata: che parli di cose di tutti i giorni o di poesia o di quello che ha combinato nel giorno,per quanto lontana, per quanto dal ricevitore di un telefono, è la luce che permette di illuminare il buio dell’anima: così scrive il poeta colombiano Darío Jaramillo Agudelo (Santa Rosa de Osos, 1947).

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Perez

FABIAN PEREZ, “BLACK PHONE IV”

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LA FRASE DEL GIORNO
Forse il silenzio è l’unica saggezza dell’amore / e dirlo è la sua più sciocca follia.
DARÍO JARAMILLO AGUDELO, Poesie d’amore

venerdì 16 dicembre 2016

Il delta solitario dello spirito

 

VALERIO MAGRELLIMagrelli

DOMANI MATTINA MI FARÒ UNA DOCCIA

Domani mattina mi farò una doccia
nient'altro è certo che questo.
Un futuro d’acqua e di talco
in cui nulla succederà nulla e nessuno
busserà a questa porta. Il fiume
obliquo correrà tra i vapori ed io
come un eremita siederò
sotto la pioggia tiepida,
ma né miraggi né tentazioni
traverseranno lo specchio opaco.
Immobile e silenzioso, percorso
da infiniti ruscelli,
starò nella corrente
come un tronco o un cavallo morto,
e finirò incagliato nei pensieri
lungo il delta solitario dello spirito
intricato come il sesso di una donna.

(da Ora serrata retinae, Feltrinelli, 1980)

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Diventare così da carne segno, / da strumento ossatura / esile del pensiero. / Ma questa dolce / eclissi della materia / non sempre è concessa”: è parte della poesia precedente Domani mattina mi farò una doccia, di Valerio Magrelli (Roma, 1957) in Ora serrata retinae, l’opera che indaga il rapporto del poeta con il reale e con se stesso: come scrive Mario Inglese, “il corpo cede panicamente al puro accadimento dell'esistenza, si bea nell'equoreo fluire, arenato e incurante. Il pensiero cede ai pensieri, «lungo il delta solitario dello spirito», nel silenzio e nell’immobilità”.

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Doccia

DIPINTO DI ALYSSA MONKS

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LA FRASE DEL GIORNO
La miopia si fa quindi poesia, / dovendosi avvicinare al mondo / per separarlo dalla luce
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VALERIO MAGRELLI, Ora serrata retinae

giovedì 15 dicembre 2016

Dài profumo al fiore

 

HARRY MARTINSON

POESIA

Ora innalziamo il cimbalo sopra la terra.
E osserva: il cimbalo è la tua vecchia luna,
che ha cozzato quanto basta nelle selve d’agosto
e ora è tonda come l’oste delle sette osterie.

Ti diciamo parole in una lingua che tu indovini
nel profondo delle paludi e in alto nel cielo;
rinnovare vogliamo i consunti sciami delle stelle
e alitare nuovi profumi nel tuo fiore.

Fratello, fratello, qualunque cosa accada –
se fornicazione e fuoco e caos sulla terra,
ricorda sempre, o fratello, queste parole:

Dài profumo al fiore.

(da Nomade, 1931 - Traduzione di Giacomo Oreglia)

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“Dare profumo al fiore” è una bellissima definizione per la poesia: è del poeta Premio Nobel svedese Harry Martinson (1904-1978), che visse da vagabondo fino ai ventun anni. Quel contatto con la terra, con l’universo infinito delle stelle è insito nei suoi versi, è alla loro base, tanto che la motivazione del Nobel assegnatogli nel 1974 fu la seguente: “per aver preso una goccia di rugiada e avervi riflesso il cosmo”.

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Fiore

FOTOGRAFIA © SITES GOOGLE

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è in tutti e di tutti, è patrimonio comune e universale. Per il poeta è l'essenza della vita, per gli altri il profumo, profumo che tutti avvertono vagamente e inafferrabilmente.
ALDO PALAZZESCHI, La Fiera letteraria, Anno VIII, n.4, 4 ottobre 1953

mercoledì 14 dicembre 2016

Della rendita d’amore

 

JOSEFA PARRA

I DONI DELLA MEMORIA

Se non avrò di nuovo il dono prezioso del tuo peso,
se il tuo collo non si piegherà ancora sotto il giogo
di una mia carezza, né le ginocchia mai più
imprigioneranno le ombre; se non tornerai
a torturarmi con i tuoi lenti
prodigi della carne e del desiderio,
guarda,
non mi interessa:
posso ricrearti tutto, ricomporti,
salvarti dalle ore divorate;
posso vivere di quello che ti ho rubato,
della rendita d'amore che
abbandonasti nel mio letto,
come una triste conchiglia
.

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La memoria, che è capace di fare fiorire le rose d’inverno come una lanterna magica; la memoria, che costruisce castelli in aria e li popola; la memoria, che ci sa proiettare nel paradiso del ricordo, è il tema di questi versi d’amore della poetessa spagnola Josefa Parra ((Jeréz de la Frontera, 1965).

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Tea Cup

LEE PRICE, “TAZZA DI TÈ”

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LA FRASE DEL GIORNO
La memoria d’un nobile piacere, per breve che sia, si distende, quasi tenda protettrice, su tutta la vita.
NICCOLÒ TOMMASEO, Pensieri morali

martedì 13 dicembre 2016

I minuti vissuti

 

VINCENZO CARDARELLI

SPIRAGLI

Che cosa mi colpisce oramai!
Un velo d’ombra di mare
sui monti lontani,
un lembo di nuvola tutelare.
Ma basta levare la testa.
Le cose non stanno che a ricordare.
Piano piano i minuti vissuti,
fedelmente li ritroveremo.
Coraggio, guardiamo.

(da Poesie, 1942)

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“E tu non sei più che un ricordo. / Sei trapassata nella mia memoria. / Ora sì, posso dire / che m’appartieni / e qualchecosa fra di noi è accaduto / irrevocabilmente”: Vincenzo Cardarelli (1887-1959) infine riesce a scandagliare il suo passato, a ricostruirne il fondale ed è così, recuperando i suoi tesori dalle profondità della memoria, che si rapporta con il mondo. È il legame con il proprio vissuto, coraggiosamente affrontato, lo strumento per aprirvi spiragli e conoscere se stessi e il reale.

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Egeli

MARISA EGELI, “FLORIDA MORNING

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutto nel mondo è mutevole tempo.
VINCENZO CARDARELLI, Poesie

lunedì 12 dicembre 2016

Nell’amare

 

 

EFRAÍN HUERTAHuerta

MANRICHIANA

Le nostre
Vite
Sono i
Fiumi
Che
Sfociano
        Nell’
            Amare
            Che è
            Il vivere

(da Fuggi-fuggi di poesie minime, 1980)

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I “poemínimos”, crasi per “poesie minime” del messicano Efraín Huerta (1914-1982) sono piccoli lampi, fulminee sentenze epigrammatiche piene di ironia e di sarcasmo. Qui, nella sezione che parodia e critica l’opera di vari scrittori, rovescia completamente il senso del verso del poeta prerinascimentale Jorge Manrique “sfociare nel mare / che è il morire” con il bel gioco di parole tra “mare” e “amare”.

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Olbinski

DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
Non posso smettere di scrivere perché se mi fermo mi raggiungo.
EFRAÍN HUERTA, Fuggi-fuggi di poesie minime

domenica 11 dicembre 2016

La gemma dei monti

 

 

CLEMENTE REBORAClemente_Rebora_1952

LIII

In un cofano azzurro
traluce la gemma dei monti
con iridi di valli
e baleni di prati:
avesse la terra una mano
da inanellare e far mia!

(da Frammenti lirici, 1913)

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“Intimo desiderio di immedesimazione” dice il critico Mario Apollonio a proposito di questi versi di Clemente Rebora (1885-1957) che costituiscono il cinquantatreesimo dei Frammenti lirici, intitolato dal fratello Piero “Terra mia” nell’edizione del 1947: in un momento storico in cui la rivoluzione industriale segna una vasta espansione causando una prima trasformazione della civiltà contadina, il poeta sente profondamente il rapporto con la natura, prova un’emozione intensa e indefinita, quasi una forma di amore. Come nota Giorgio Bàrberi Squarotti, “Ciò che Rebora tende a significare è l’aspirazione a offrire un’anima in armonia, analogamente a quanto presenta di perfezione lucida e quieta la natura”.

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Cadenabbia

JOHN FERGUSON WEIR, “CADENABBIA SUL LAGO DI COMO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Pur vorrei maturar da radice / la mia linfa nel vivido tutto / e con alterno vigore felice / suggere il sole e prodigar il frutto.
CLEMENTE REBORA, Frammenti lirici

sabato 10 dicembre 2016

Seppure per lettera

 

HELGA MARIA NOVAKNovak

FINCHÉ ARRIVANO LETTERE D’AMORE

Finché arrivano lettere d'amore
non tutto è perduto
finché mi raggiungono abbracci
e baci seppure per lettera
non tutto è perduto
finché nei pensieri
vi chiedete dove io sia
non tutto è perduto

(da Poesia, n. 316, Giugno 2016 - Traduzione di Paola Quadrelli)

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Helga Maria Novak (1933-2013), scrittrice e poetessa tedesca, fu senza famiglia e senza patria: abbandonata dai genitori, crebbe in una famiglia adottiva prima di entrare a 15 anni nella Libera Gioventù Tedesca, l’organismo della Germania Orientale che aveva lo scopo di indottrinare i giovani al socialismo. Ma, emigrata in Islanda, dove si sposò nel 1961, divorziata e tornata in patria, fu privata della cittadinanza tedesca orientale in seguito ad alcuni scritti critici verso il regime. Visse allora per breve tempo in Islanda, di cui era cittadina per matrimonio, poi in Germania Federale e in Jugoslavia e infine a Legbad, in Polonia dove si installò definitivamente nel 1987. Helga Maria Novak scrisse poesie colme di malinconia e di nostalgia per una patria che ormai non esisteva più e che poteva essere alleviata solo dal conforto degli amici: “Scrivetemi una lettera da casa / respirate l’aria delle piazze nella mia città natale / misurate l’altezza dei tigli a Unter den Linden / (…) Guardate se ho ancora amici / dite loro che son viva son morta son viva / per l’amore del cielo / scrivetemi una lettera da casa”.

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Amendola

DOMINIQUE AMENDOLA, “DONNA CHE LEGGE UNA LETTERA SULLA SPIAGGIA”

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LA FRASE DEL GIORNO
So come gli uomini in esilio si nutrano con sogni di speranza.
ESCHILO, Agamennone

venerdì 9 dicembre 2016

Con addosso un pigiama

 

GIOVANNI RABONIGiovanni_Raboni_1988

L’APPARTAMENTO

1

Passa, dicono, le giornate
con addosso un pigiama, una vestaglia. A chi
gli consiglia d’uscire, di muoversi, altrimenti
i muscoli, alla sua età, si atrofizzano, le giunture
si bloccano, risponde
con un dolce, lento sorriso.

2

Caverna, bunker; mucosa,
spolverati libri che nessuno
leggerà né scompiglia,
grande schermo millimetrato della concentrazione,
dell’introiezione – e dovrebbe
spegnerlo, vestirsi, arrischiare le ossa
nell’aria confusa, piena di pòlline
?

3

Va piano piano alla finestra
a vedere se nevica ancora, se continua
nel buio luminoso, là fuori
l’infantile disastro del mondo.

(da Nel grave sogno (1965-1982), Mondadori, 1982)

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È di tanto tempo fa questa poesia metropolitana di Giovanni Raboni (1932-2004), poesia della solitudine dell’uomo moderno rinchiuso nel suo appartamento in una sorta di autocarcerazione agorafobica. Ma, se ci pensiamo bene, è attualissima: quella chiusura dell’individuo è la nostra, è quella di chi teme il mondo e si isola nello schermo del telefonino.

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EDWARD HOPPER, “OFFICE IN A SMALL CITY”

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LA FRASE DEL GIORNO
Nella solitudine il solitario divora se stesso, nella moltitudine lo divorano i molti. Ora scegli.
FRIEDRICH NIETZSCHE, Umano, troppo umano

giovedì 8 dicembre 2016

I doratori d’angeli

 

MARIO LUZI

MA DOVE

«Non è più qui» insinua una voce di sorpresa
«il cuore della tua città» e si perde
nel dedalo già buio
se non fosse una luce
piovosa di primavera in erba
visibile al di sopra dei tetti alti.

Io non so che rispondere e osservo
le api di questo viridario antico,
i doratori d’angeli, di stipi,
i lavoranti di metalli e d’ebani
chiudere ad uno ad uno i vecchi antri
e spandersi un po’ lieti e un po’ spauriti nei vicoli attorno.

«Non è più qui, ma dove?» mi domando
mentre l’accidentale e il necessario
imbrogliano l’occhio della mente
e penso a me e ai miei compagni, al rotto
conversare con quelle anime in pena
di una vita che quaglia poco, al perdersi
del loro brulicame di pensieri in cerca di un polo.
Qualcuno cede, qualcuno resiste nella sua fede tenuta stretta.

(da Nel magma, Garzanti, 1966)

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Un paio d’anni fa alloggiai qualche giorno in un bed&breakfast nel quartiere fiorentino del Prato: mi meravigliai di quelle botteghe artigiane che ancora rimanevano, mischiate ai negozi etnici. Quella realtà in trasformazione doveva apparire ancora più evidente a Mario Luzi (1914-2005) negli Anni Sessanta, quando il centro della città era come il quartiere del Prato e andava modificando rapidamente il suo volto sulla base di una differente organizzazione del lavoro. Un disorientamento che non trova risposte nella voce poetica, confusa anch’essa nella sua ricerca dall’evoluzione del boom economico.

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Artigiano

FOTOGRAFIA © IN TOSCANA

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni progresso è anche un regresso.
ROBERT MUSIL, L’uomo senza qualità

mercoledì 7 dicembre 2016

Fiumi di sogno

 

 

CLARA JANÉS

DALLE SUE BRACCIA ADDORMENTATE

Dalle sue braccia addormentate
fiumi di sogno
presero d’assalto la mia bocca.
La riva delle mie labbra
fiorì
e riempì di papaveri
le sue rive,
una terra così quieta
e amorevole
da cancellare
le sue due ali d’ombra
.

(da Arcangelo d’ombra, Crocetti, 2005 – Traduzione di Annelisa Addolorato)

.

È un amore profondissimo questo della poetessa spagnola Clara Janés (Barcellona, 1940): l’unione non è solo con l’altro corpo, ma con ogni dimensione, fino a quella esterna della natura e della morte che ancora vivifica: “Tra le mute radici / che sostentano il bosco, / arcangelo mio d’ombra, / nell’insistente quiete / sotterranea, / apriamo rose d’amore”. Solo così possiamo decifrare il nostro io, la parte più segreta di noi.

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Millais

JOHN EVERETT MILLAIS, “OPHELIA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Anche il viaggio verso l’amore è conoscenza.
CLARA JANÉS, El País, 28 ottobre 2015

martedì 6 dicembre 2016

Ferreira Gullar

 

Il poeta e drammaturgo brasiliano Ferreira Guillar (pseudonimo di José Ribamar Ferreira) è morto domenica scorsa all’ospedale Copa d’Or di Copacabana, a Rio de Janeiro. Aveva 86 anni, era nato a São Luiz, nello stato del Maranhao, nel 1930. Nel 1959 fondò il neoconcretismo, corrente improntata ad un razionalismo concettuale e formale: questo, in poesia significa per Gullar, incidere sulla realtà e quindi denunciare le ingiustizie sociali – l’impegno in prima persona lo costringerà all’esilio da parte della dittatura militare dal 1970 al 1977 in Unione Sovietica, Argentina, Perù e Cile e genererà un nuovo filone tematico in cui apparirà la nostalgia.

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Gullar

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NON C'È POSTO

Per il prezzo dei fagioli
non c'è posto nella poesia. Per il prezzo
del riso
non c'è posto nella poesia.
Non c'è posto nella poesia per il gas
la luce il telefono
la sottrazione
del latte
della carne
dello zucchero
del pane.

L'impiegato pubblico
non entra nella poesia
con il suo stipendio da fame
la sua vita chiusa
in archivi.
Come non entra nella poesia
l'operaio
che smeriglia il suo giorno d'acciaio
e carbone
nelle officine buie.

- perché la poesia, signori,
è chiusa:
"non c'è posto"
Entra nella poesia solo
l'uomo senza stomaco
la donna di nuvole
la frutta senza prezzo

    La poesia, signori,
    non puzza
    né profuma

.

.

FIGURA

Lontano da me
oltre gli edifici di Botafogo
                                e di Tijuca
               oltre i quartieri di Méier, di Madureira
                                di Bangu
vinta l'ultima casa nella periferia di Rio de Janeiro
                                lontano
               oltre le spaventose rocce
               della catena delle Araras
oltre le valli e i campi coltivati
               municipi e città
lontano
lontano da me
               nel cuore di San Paolo
               tu dormi a quest'ora
               (quattro e un quarto del mattino)

               con i tuoi neri capelli.

.

.

DIPINTO

So che se toccassi
con la mano l’angolo del quadro
dove arde il giallo
mi brucerei
o avrei marchiata
per sempre di delirio
la punta delle dita.

.

.

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LA FRASE DEL GIORNO
L’uomo non fa poesia per uscire dalla vita, fa poesia per avere il coraggio di vivere.
FERREIRA GUILLAR

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