martedì 24 settembre 2013

Álvaro Mutis

 

Álvaro Mutis, poeta e romanziere colombiano è morto il 22 settembre all’Istituto Nazionale di Cardiologia di Città del Messico per un problema cardiorespiratorio. Lo ha reso noto ieri la moglie, Carmen Miracle. Mutis, nato a Bogotá  nel 1923, aveva vissuto a lungo in Belgio, dove il padre era diplomatico, e in Francia. Nel  2001 era stato insignito del Premio Cervantes. Tra i suoi romanzi più noti “Ilona arriva con la pioggia” e “La casa di Araucaíma”. Octavio Paz, il Nobel messicano, seppe fotografarne bene il carisma poetico: “Non è difficile riconoscere in Alvaro Mutis la voce di un vero poeta. (…) Lo spirito esita tra la pietra e la putrefazione. E il miglior momento della grande nudità e, anche, dell'apogeo della forma. Lusso e agonia: cerimonia della catastrofe, rito del disastro. Tutto, inclusa la morte, esige una liturgia. Non esiste mito, non c'è favola ricreatrice del mondo e, in una parola, non esiste poesia senza un rito”.

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Alvaro-mutis_ARCHIVO

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da LE OPERE PERDUTE, 1965

 

NOTTURNO

La notte respira,
indica i suoi spazi nitidi;
le sue creature, da infimi rumori,
dallo scricchiolio lieve dei legni,
si tradiscono.
La notte riconferma
un certo seme occulto
nella mina feroce che ci regge.
Col suo latte letale
nutre in noi
una vita che si prolunga
oltre ogni risveglio mattutino
sulle rive del mondo.
La notte che respira
il nostro faticoso alito da vinti
ci riserva e ci protegge
«per i più alti destini».

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CITTÀ

Un pianto,
un pianto di donna
interminabile,
soffocato,
quasi tranquillo.
Nella notte, un pianto di donna mi ha svegliato.
Prima il rumore di una serratura,
dopo dei piedi che tentennano
e in seguito, a un tratto, il pianto.
Sospiri intermittenti
come cadute di un'acqua interna,
densa,
imperiosa,
inesauribile,
come una chiusa che accumula e libera le acque
o come elica segreta
che interrompe e poi ricomincia il suo lavoro
travasando il bianco tempo della notte.
Tutta la città si è impregnata a poco a poco di questo pianto,
perfino i terreni abbandonati dove si getta la spazzatura,
sotto le cupole degli ospedali,
sopra le terrazze dell'estate,
nelle discrete celle della prostituzione,
nelle carte che girano sui viali spopolati,
con l'emanazione tiepida di certe cucine militari,
sulle medaglie che riposano dentro le teche speciali,
un pianto di donna che è durato lungo tempo
nella stanza vicina,
per tutti coloro che scavano la propria tomba nel sonno,
per coloro che sorvegliano la mina del tempo,
per me che lo ascolto
senza conoscere altro
che il suo debole rotolare all'aria aperta
per inseguire le silenti sabbie dell'alba.

(Traduzione di Martha Canfield)

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da SUMMA DI MAQROLL IL GABBIERE, 1992

 

PROGRAMMA PER UNA POESIA

Finita la cha­ranga, i musi­ci­sti rac­col­gono asson­nati gli stru­menti e appro­fit­tano dell’ultima luce del pome­rig­gio per met­tere in ordine i loro spartiti.

Prima di per­dersi nell’oscurità delle strade, gli spet­ta­tori danno la loro opi­nione sul con­cen­tro. Alcuni espri­mono con deli­be­rata e scru­po­losa chia­rezza. Si trova chi rife­ri­sce della vicenda con un fer­vore gio­va­nile con­ser­vato accu­ra­ta­mente tutto il pome­rig­gio, per farlo bril­lare in quel momento con un fuoco d’artificio al cre­pu­scolo. Altri opi­nano con ter­ri­bile cer­tezza e con­vin­zione, lasciando tut­ta­via intra­ve­dere nella voce fram­menti del grande sipa­rio d’apatia sul quale pro­iet­tano tutti i loro gesti, tutte le loro parole.

La piazza resta vuota, immensa, nell’oscurità senza rive. L’acqua di una fon­tana sot­to­li­nea l’attesa e l’ansietà che con lenta niti­dezza vanno impos­ses­san­dosi di tutto l’ambiente. Da lon­tano si comin­cia a sen­tire la musica bar­bare che si avvi­cina. Dal cavo più pro­fondo della notte sorge que­sto suono pla­ne­ta­rio e rug­gente che strappa dal più nasco­sto dell’anima le radici pal­pi­tanti di pas­sioni dimenticate.

Qual­cosa inizia.

(Traduzione di Fabio Rodríguez Amaya)

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia dev’essere visionaria o non è. La condizione visionaria della poesia talvolta è evidente ed esplicita, altre volte è nascosta, implicita, ma comunque non può mancare.
ÁLVARO MUTIS

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