sabato 13 agosto 2011

Un mare di dolcezza

 

ELPIDIO JENCO

UOMO

Io lo so che sorte ti mena,
uomo, effimero grumo di pena.
Giungi, soffri, t'affanni e ami:
sbocci in gemme, ributti in rami.

Poi, dentro le fragili spoglie,
qualcosa d'oscuro si spezza.
E il grumo di pena si scioglie
in un mare di eterna dolcezza...

(da Cenere azzurra, Augustea, 1932)

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Ecco che incontriamo ancora i versi delicati di Elpidio Jenco (1893-1959), che fu tra i fondatori del premio Viareggio: una poesia nel suo tipico stile, capace di cogliere quello che di incantevole si nasconde sotto la superficie. Così la prima quartina racconta il dolore, l’affanno, la pena che tutti noi per la nostra umanità siamo destinati a provare. Ma la seconda ci risolleva, è segno di tenera speranza, di un passaggio verso la luce, verso la vita: a trionfare sarà la dolcezza.

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IMMAGINE © SURVOLER

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LA FRASE DEL GIORNO
L'uomo abita sulla riva del mare infinito del mistero.
KARL RAHNER

2 commenti:

Vania ha detto...

..lo so ..non è poetico quello che ti sto per scrivere...al contrario di quello che ho letto....ma...
mi è venuta in mente la besciamella...i grumi...che ODIO ...e poi lentamente si sciolgo...e se non si sciolgono ...bisogna usare le maniere forti.:)

.....le foto anche ma senza le catene...lo so oggi è così...:))
ciaoooo Vania

DR ha detto...

le catene sono funzionali: la condizione umana che aspira all'assoluto ma rimane terrena

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