giovedì 19 maggio 2011

Birgitta Trotzig


Lo scorso sabato, dopo una lunga malattia, è morta a Goteborg, sua città natale, la scrittrice e poetessa svedese Birgitta Trotzig. Era nata l’11 settembre 1929 e faceva parte dell’Accademia Svedese, l’organismo che sceglie i Nobel. Era molto legata all’Italia, avendo abitato a lungo a San Gimignano, influenzata nelle sue opere dalla pittura e dalla scultura dei classici italiani e dalla fede cattolica, cui si era convertita da giovane.


La poesia della Trotzig è molto particolare, quasi sempre lineare al punto da diventare prosa nel suo percorso visionario di ricerca, un continuo porsi domande che non hanno risposte perché la parola non è in grado di darle, rimanendo sospesa come pulviscolo in un limbo di luce e ombra. Scrive Daniela Marcheschi nell’introduzione alla sua raccolta edita da Mondadori: “L’opera della Trotzig appare quasi tellurica, tanto è legata al senso della tangibilità del reale, della corporeità della materia vivente, e perciò immersa nelle cose e nel turbinio delle immagini e dell’immaginario che esse possono di continuo generare e moltiplicare. Si tratta di una poesia più spesso in prosa, colma di aperture e tensioni conoscitive, di vibrazioni segrete, di lucido sguardo sul dolore e sulla morte e di profonda pietà, di visione del male e della tenebra e di sentimento dello splendore della vita e della speranza”. Ecco un piccolo florilegio di poesie di Birgitta Trotzig:
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NEL CREPUSCOLO CALDO-UMIDO


Nel crepuscolo caldo-umido grigio-umido la bellezza del volatile, del danzatore negli spazi di sogno multicolori.
Le tracce della bellezza, quali profezie? Il finto sistema dell’universo si è rotto, frammenti di movimento spuntano e spariscono, nero cristallo, strani profondi colori, nuovo caos bolle sotto la bella superficie fragile che diventa bellezza per il suo andare in pezzi.
Grigia città gigante, verso est. Al di sopra della città fluttua il velo protettore, Pokrov, invisibile, nero ed enorme.
(Pokrov – l’icona di Vlacerny, Ekelöf, John Tavener). Lei ha avvolto il suo velo sopra i perseguitati e li ha nascosti nella sua invisibilità.
Un uomo solo va errando cupo nel paesaggio infinitamente splendente, il suo volto è miele (Maestro di Siena – il paesaggio fluttuante sopra il regno dei morti).

(da Nel fiume di luce. Poesie 1954-2008, Mondadori – Traduzione di Daniela Marcheschi)
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(SOGLIA, CONFINE, DIFFERENZA, FUORI, DENTRO)


(Soglia, confine, differenza, fuori, dentro)
Qual è ora la relazione fra l’arte e la natura? dove inizia lo spazio         immaginario che non è né l’una né l’altra?
Di ciò che chiamano l’io si può far a meno.
Il confine, il segreto della soglia. Che cos’è fuori, che cos’è  dentro,              che   cos’è fuori di me, che cos’è dentro di me?
Sulla soglia. Non da questa parte, non dall’altra.
Proprio nel movimento al di sopra della soglia. Si rompe la membrana d’apparenza, la contraffatta visione “io”. Allora è nudo il mondo. Luci parlano, pietre respirano. L’occhio diventa un pianeta nero, il mondo è ora capace di vedere. Alberi sollevano le radici fuori della terra, le alzano fuori del terriccio di alberi morti. Il fango e l’orma umana sono la visione della cecità, le mani e la sensibilità delle tenebre. Le costellazioni disegnano nelle profondità della notte ciò che è concluso e ciò che non è concluso.
Il Sagittario scaglia la sua freccia, è mortale.
Tutto parla a tutto. Nella luce dello spazio, nella luce delle tenebre. Il messaggio si rivela.

(da Nel fiume di luce. Poesie 1954-2008, Mondadori – Traduzione di Daniela Marcheschi)
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LETTERE ALFABETICHE


C’è un silenzio in ogni cosa fitto come un’esplosione, moltiplicato anni luce in un unico movimento raccolto – nell’erba, nella vipera sulla pietra, nelle frasche di prugnolo, nei gabbiani, nelle conchiglie bolle l’immensa coppa di luce solare sopra lo specchio marino, luce da luce, silenzio-luce-movimento – il nocciolo d’immobilità nell’antico silenzio in esplosione del sole.
L’immenso silenzio greve delle cose un turbine che si schianta, il ballerino derviscio in mezzo al nocciolo di pietra, l’istante che permane, la mutevolezza-danza-dell’istante, la schiuma-chiarore di lampo vecchio milioni di anni dell’istante che danza vista come immobilità, formula-vertigine, segno di lettera alfabetica.

(da Anima, 1982 – Traduzione di Daniela Marcheschi)


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LA FRASE DEL GIORNO  
La parola ha creato il mondo, la legge della parola ha tracciato il confine fra essere e non-essere, così si vive ora al confine.
 
BIRGITTA TROTZIG, Contesto materiale

1 commento:

Vania ha detto...

....non posso che dire...ritornerò a leggere.
ciao Vania

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