sabato 27 novembre 2010

Dove vanno le poesie?


CARLOS NEJARNejar

LA NUBE DEI SEMI

Le mie poesie, lo so, saranno erranti,
come me, da vivo
e avranno volto, il certificato
di nascita, la levigata,
avventurosa gioventù
dei miei giorni felici.
E vivranno nella polvere, o fra
i cereali, che la mia gente coltiva,
nel cesto di nocciole, o con il pane
ardente e fresco. Accompagneranno
i solitari nella bisaccia
delle aurore, andranno con quelli
che si amano. Sudate
al lavoro, con il fabbro,
nel riposo della fabbrica,
o con la ragazza stesa
sull'erba, in mezzo
ai cinnamomi. Voglio
le mie poesie, insieme
a coloro che soffrono o tentano
di respirare la nuova vita
dell'uomo. Che siano sale
e non saranno calpestate.
Salvo se vitigni fossero,
uva nel torchio dei paesi.
Ma non voglio frontiere o pedaggi,
per il loro ingresso, fra
coloro che vivono. E portate
dallo spirito, liberate
siano nella parola.
E persino di me, che le ho rese
in scrittura. Poiché si sono
scritte con questo inchiostro
delle cose infinite.
E non entreranno nelle tiepide
biblioteche, se non saranno
vagliate con l'ardore
di chi le legga nel sentiero
segreto della scintilla,
o del pesce nell'acqua.
E parlino della mia intimità
con la nuvola dei semi.
E che mi sopravvivano.

(da “Os viventes”, 1979)

.

Che dolcezza un poeta che si preoccupa di quel che accadrà alle sue poesie una volta che sono scritte e vanno per il mondo o una volta che lui non sarà più di questo mondo. Il poeta è il brasiliano Carlos Nejar, nato nel 1939 a Porto Alegre, pubblico ministero, più volte candidato al Premio Nobel per la Letteratura. Una poesia che Nejar sogna destinata agli umili, ai solitari, agli innamorati, ai giovani. Una poesia che si nutre del ricordo e della sua felicità, della bellezza, della passione. Una poesia che comunque deve essere libera, che può essere sacrificata solo per dare nuova vita e che non deve essere chiusa soltanto nei santuari delle biblioteche. Decine, centinaia di poesie in volo nei cieli sconfinati…

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Fotografia © Etsy

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LA FRASE DEL GIORNO
Sono arrugginiti / il ferro e la solitudine, / il giogo e la sua casa, / la paura e la notte ampia, / però il sogno no. 
CARLOS NEJAR, O Campeador e o vento

3 commenti:

Adriano Maini ha detto...

A mio modesto avviso, stai facendo conoscere delle gran belle poesie. Delle belle pagine di letteratura. Degli esimi poeti. Ed autori. All'insegna della multicultura, poi.

DR ha detto...

Grazie, Adriano. È la piega che ha preso questo blog: poi mi piace pescare tra i minori, i lontani, i diversi da noi, camminare sulle strade meno battute come nella famosa poesia di Robert Frost: "C'erano due strade..."

Vania ha detto...

...condivido il commento di Adriano.

...purtroppo io non conosco neppure i Grandi.....ma con piacere leggo ..questi Grandi Poeti..."sconosciuti".

...e qui con questa Poesia davvero ....si respira una libertà che non verrà mai imprigionata.
ciaoo Vania

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