mercoledì 27 ottobre 2010

Quelle che s’incontrano nei versi

 

EUGENIO MONTALE

USCIMMO SUL BOW WINDOW O QUALCOSA DI SIMILE

Uscimmo sul bow window o qualcosa di simile
(il mio inglese è imperfetto) per liquidare
l'impiegato di banca che vantava le sue conquiste.
“Io sono una di quelle che s'incontrano nei versi
dei sedicenti poeti. Così sarà di me”.
Scartai l'ipotesi con orrore. Eppure quella sera
eri più intelligente di me. Senza contare
che mai il proiettile
si riconosce nel bersaglio.

(da “La casa di Olgiate”, Mondadori, 2006)

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EUGENIO MONTALE

PREVISIONI

Ci rifugiammo nel giardino (pensile se non sbaglio)
per metterci al riparo dalle fanfaluche
erotiche di un pensionante di fresco arrivo
e tu parlavi delle donne dei poeti
fatte per imbottire illeggibili carmi.
Così sarà di me aggiungesti di sottecchi.
Restai di sasso. Poi dissi dimentichi
che la pallottola ignora chi la spara
e ignora il suo bersaglio.
                           Ma non siamo
disse C. ai baracconi. E poi non credo
che tu abbia armi da fuoco nel tuo bagaglio.

(da “Altri versi”, Mondadori, 1981)

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“La casa di Olgiate” raccoglie versi di Eugenio Montale ritrovati nel 2004 presso il Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia. Sono poesie dai toni diaristici ed epigrammatici tipici dell’ultimo Montale, quelli riconducibili a “Quaderno di quattro anni” e  ad “Altri versi”. Si tratta di componimenti scritti tra il 1978 e il 1980, quando il Premio Nobel aveva superato la soglia degli ottant’anni. E la vecchiaia, oltre ad aumentare la sua vena sarcastica trasformando la sua teologia negativa in un nichilismo scientifico irriguardoso verso le nuove scoperte, porta ancora al ricordo, al vissuto: “È uno sproposito credere / che il ricordo sia immateriale” scrive in una delle cinquantasei poesie che compongono la raccolta.

“Uscimmo nel bow window o qualcosa di simile” è un manoscritto del 26 ottobre 1978  che rappresenta una variante di “Previsioni”, datata forse erroneamente 1977 dall’autore, e inserita in “Altri versi”, l’ultima raccolta edita a maggio del 1981. Quella donna che finisce nei versi dei poeti è l’italianista americana Irma Brandeis, la Musa, la Clizia montaliana che soggiornava alla Pensione Annalena di Firenze nel 1934. Immaginiamo quel bow window, un accogliente giardino interno alla pensione – in “Clizia dice” Montale precisa: “Sebbene mezzo secolo sia scorso / potremo facilmente ritrovare / il bovindo nel quale si stette ore / spulciando il monsignore delle pulci”. Clizia e il poeta escono per evitare le chiacchiere moleste di un seccatore, il tipico dongiovanni di provincia. Lei si allunga sulla chaise longue della veranda, ha un libro in mano, “vite di santi semisconosciuti / e poeti barocchi di scarsa reputazione”. E la Musa sancisce il suo ruolo, sa che entrerà nelle poesie di Montale, che diventerà una figura importante nei suoi versi: “Così sarà di me”. Il poeta sa già dare il nome a quel sentimento: “Non era amore quello / era come oggi e sempre / venerazione”.

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Don Kettleborough, “Ritz veranda”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il ricordo è un pezzo di eternità / che vagola per conto suo / forse in attesa di rintegrarsi in noi.
EUGENIO MONTALE, Altri versi

2 commenti:

Vania e Paolo ha detto...

...un altrettanto bel sentimento la venerazione...che "riempie".


...la frase del giorno ...mi piace molto...ma credo anche che i ricordi siano "integrati" in Noi...sennò sarebbero dimenticati....cioè non ricordi.
Ciaooo Vania

DR ha detto...

I ricordi sono certamente in noi, ma il meccanismo che li ripesca ci è estraneo, come se fosse al di fuori di noi. Un oggetto, un gesto, un luogo e si accende la lampadina nella stanza buia della memoria.

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