giovedì 25 marzo 2010

Miltos Sachtouris

Il rifiuto di un uso decorativo del linguaggio e la maggiore succintezza possibile della frase poetica sono gli elementi distintivi della poesia del greco Miltos Sachtouris, nato ad Atene nel 1919 e morto nella capitale greca il 29 marzo 2005. Sachtouris descrive gli oggetti e le loro funzioni con fedeltà, evidenziando l’essenziale in episodi che si susseguono rapidamente, come scene di film, riducendo al minimo i dettagli che designano lo spazio in cui gli elementi sono inseriti. Ciò dà l’idea di un vortice in cui gli avvenimenti seguono l’uno all’altro, privi di accenni psicologici o di etichettature ideologiche: resta al lettore il compito di compiere le connessioni, di stabilire che cosa sia celato dietro le immagini e le sfumature simboliche, di assegnare a ogni oggetto, persona o animale il suo ruolo nella realtà.

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MARIA

Pensosa Maria
si tolse le calze

Dal suo corpo giunsero
voci di altri
di un soldato che parlava come un uccello
di un malato che sarebbe morto del male delle pecore
e i pianti della nipotina di Maria
che nacque proprio in questi giorni

Maria pianse e pianse
e poi Maria rise
tese le sue braccia alla notte
rimase con le sue gambe in disparte

Poi i suoi occhi si oscurarono
neri neri confusi si oscurarono

La radio suonava
Maria pianse
Maria pianse
La radio suonava

Allora Maria
aprì lentamente le braccia
e cominciò a volare
attorno alla stanza

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IL POETA

Quando mi troveranno sulla croce della mia morte
il cielo intorno si sarà arrossato fino a molto lontano
dietro ci sarà un accenno di mare
e, dall'alto, in un buio ora terribile
un uccello bianco reciterà le mie poesie.

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LA STAZIONE

alla memoria di Guilaume Apollinaire

Piove di continuo nel mio sonno
il mio sogno è pieno di fango
il posto è buio
e sto aspettando il treno
il capostazione raccoglie margherite
che sono spuntate tra i binari
dev'essere passato tanto tempo da quando
un treno è arrivato in questa stazione
e di colpo gli anni sono trascorsi
mi siedo dietro una finestra
i capelli e la barba sono cresciuti
come se fossi molto malato
e appena mi sveglio di nuovo
lei viene lentamente
con un coltello in mano
lei si avvicina prudente
e lo immerge nel mio occhio destro.

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IL SANTO

Fissava in profondità
in profondità
nel pozzo
la sua profondità
non aveva fine
in questa vita

la carne si scrostò
e cadde pezzo a pezzo
presto niente sarebbe rimasto
se non il suo scheletro

Ho deciso - disse -
alla fine ho deciso
vivrò tra gli annegati
e tra i lebbrosi

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Fotografia © Eonwe

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LA FRASE DEL GIORNO
Poco può il poeta per l’intelligenza dell’opera sua: là soltanto è la sua chiarezza.
ALFONSO GATTO, Osteria flegrea

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