mercoledì 3 febbraio 2010

Nostalgie d’eternità

JULIO FLÓREZ

È NELLE SERE NEBBIOSE D’INVERNO…

È nelle sere nebbiose d'inverno,
quando silente il sole passo a passo
precipita nelle ombre del tramonto
avvolto come in fiamme di un inferno

che apro le tristi ali e mi libro
lungo la volta infinita del caso,
privo di luce e con poco vigore,
preda di nostalgie d'eternità.

E salgo, salgo, ma quando il mio sguardo
si imbatte in mezzo ai veli della notte
nel mio supremo ideale, in quel vuoto

chiude le mie ali una mano brutale
e cado... senza un ah! senza un rimprovero
sulla fanghiglia immonda della terra.

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Elevarci da questa condizione umana, divenire puro spirito, abbandonando questa materialità che ci àncora alla terra e a tutte le sue miserie e alle sue necessità. Affrancarci dalla parte fisica e librarci in volo nella spiritualità, nel sogno, nell’essere. Come il poeta colombiano Julio Flórez (1867-1923), chissà quante volte davanti a un tramonto, alla meraviglia del cielo che si infiamma e poi si stinge per diventare sera, davanti allo splendore di una notte di stelle dove l’universo si estende davanti ai nostri occhi come una mappa, anche noi ci siamo posti simili domande, ci siamo interrogati sull’eternità, sull’infinito, sul senso della nostra vita. Ci siamo sentiti per qualche istante parte di questo sterminato progetto, un piccolissimo atomo nell’immensità del cosmo, prima di tornare alle nostre quotidiane occupazioni, alla cena che si fredda in cucina, al telegiornale della sera, allo schermo luminoso del computer…

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Fotografia © Petra

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mio cammino è il percorso dell’universo: per questo per me brilla ogni stella, per questo risuona per me, nei concetti spirituali e nelle relazioni, l’armonia degli astri.
JOHANN GOTTFRIED HERDER, Sulla metempsicosi

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