sabato 26 settembre 2009

Virgilio Piñera

Surreale e barocco, il poeta e drammaturgo cubano Virgilio Piñera, nato a Cárdenas nel 1912 e morto in solitudine all’Avana nel 1979, appartiene alla schiera di chi osserva il mondo vivere e rimane in disparte a coltivare l’incomunicabilità, l’anarchia e l’assurdo. Polemico ma necessario per la comprensione della realtà. Ecco un breve florilegio di sue poesie:

PIM, PUM, PAM

Il bambino mi ha ucciso con il suo fucile di legno. Morto ho cominciato a vederlo
nel suo lento crescere verso la crudeltà.
In questi giorni mi piace ascoltare gli spari. Si tinge
di sangue l’orizzonte. Tutti diciamo che la felicità
è un proiettile.

(1969) – da “Poemas desaparecidos”


BENE, DICIAMO…

Bene, diciamo che abbiamo vissuto,
non certo - sebbene sarebbe elegante -
come i greci della polis radiosa
ma simili a statue crisoelefantine
e con un inizio di steatopigia.
Abbiamo vissuto in un'isola
forse non come volevamo,
ma come potevamo.
Così abbiamo abbattuto alcuni templi
e ne abbiamo innalzati altri
che ancora rimangono
o che sono stati a loro volta abbattuti.
Abbiamo scritto instancabilmente,
sognato quanto basta
per penetrare nella realtà.
Abbiamo alzato dighe
contro l'idolatria e il crepuscolare.
Abbiamo adorato il sole
e, cosa ancora più splendida,
abbiamo lottato per risplendere.
Ora, in silenzio per un po',
ascoltiamo città ridotte in polvere,
ardere in scintille illustri manoscritti,
e il lento quotidiano sgocciolio dell'odio.
Ma è solo una pausa del nostro futuro.
Presto saremo pronti a conservare.
Non sopra le rovine, ma sopra il ricordo,
perché guarda: non hanno peso
e noi ora cominciamo.

1972

(da “Una broma colosal”, 1988)

.

FINALE

Sono stato come un cane
sottomesso alla voce del padrone:
Op, Virgilio, salta!
Ho amato la bellezza,
ha preteso la grazia.
Ho avuto prelibatezze
da cane addestrato.
In premio, mio padrone,
ti chiedo solo,
un po' più di derisione.

1969

(da “Una broma colosal”, 1988)

.

L’ISOLA DI PESO (frammento)

Tutto un popolo può morire di luce come morire di peste.
A mezzogiorno il monte si popola di amache invisibili,
e lanciati, gli uomini sembrano foglie alla deriva su acque metalliche.
In questa ora nessuno saprebbe pronunciare il nome più caro,
né alzare una mano per accarezzare un seno;
in questa ora del cancro uno straniero giunto da spiagge remote
domanderebbe inutilmente che progetti abbiamo
o quanti uomini muoiono di malattie tropicali su questa isola.
Nessuno lo ascolterebbe: le palme delle mani rivolte verso l’alto,
gli orecchi otturati dal tappo della sonnolenza,
i pori tappati con la cera di un fastidio elegante
e della mortale deglutizione delle glorie passate.
Dove incontrare in questo cielo senza nubi il tuono
il cui scoppio spacca, da sopra a sotto, il timpano dei dormienti?
Quale conchiglia paleolitica spaccherebbe con il suo aspro corno
il timpano dei dormienti?
Gli uomini-conchiglia, gli uomini-scimmia, gli uomini-tunnel.
Popolo mio, tanto giovane, non sai comandare!
Popolo mio, divinamente retorico, non sai raccontare!
Come la luce o l’infanzia non hai ancora un volto.

(da “La isla en peso”, 1941)



* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
Poeti, giullari dell’ignoto.
AMBROGIO BAZZERO, Mezzogiorno

1 commento:

Gordiano Lupi ha detto...

Ho pubblòicato anch'io qualche racconto di Virgilio nel mio blog SER CULTOS PARA SER LIBRES.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...