venerdì 15 aprile 2011

Sogno e vita


JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

EPITAFFIO DI ME, VIVO

Morii nel sogno.
Risuscitai nella vita.

(da Eternità, 1918 – Trad. di Claudio Rendina)

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Ci sono poesie brevissime che esprimono nella loro esiguità di parole molto di più di quello che a prima vista si potrebbe intendere. Si pensi alla “densità” del “M’illumino / d’immenso” di Ungaretti o ad È subito sera di Quasimodo. Non è la realizzazione meditata dell’haiku, è qualcosa di più, è l’illuminazione che sottende discorsi. Come in questo epitaffio di se stesso da vivo, che di per sé è un ossimoro, essendo l’epitaffio l’iscrizione posta sul sepolcro oppure il discorso fatto in onore di un morto. Sei sole parole – otto in originale: Morí en el sueño / Resucité en la vida - usa il Premio Nobel spagnolo Juan Ramón Jiménez per esprimere una condizione di ricerca, lo stato d’animo di chi è all’inseguimento della verità, di chi è in bilico tra la necessità di un rinnovamento spirituale e l’incapacità di rompere con il passato. E l’attraversamento dal sogno alla realtà è questo continuo passaggio dal giorno alla notte, dalla menzogna alla verità, dall’ombra alla luce. Il cammino è la poesia, che deve rivelare “il nome esatto delle cose”.

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image

Octavio Ocampo, “Ecstasy of the lillies”

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LA FRASE DEL GIORNO
 
Sogna, sogna, mentre dormi; / lo dimenticherai col giorno.
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Eternità

2 commenti:

Vania ha detto...

...ma che intensità queste due righe...quasi magiche.

...particolarissima la foto.
ciaoo Vania

Adriano Maini ha detto...

Credo sia riuscito ad esprimere magnificamente in poche parole la forza dei sentimenti suscitati dall'immersione nella cultura.

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