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mercoledì 31 dicembre 2025

La spina e il fiore


SALVADOR NOVO

1961

Grazie, Signore, ché mi hai dato un anno
per aprire alla luce gli occhi ciechi
e perché la fucina dei tuoi fuochi
ha reso acciaio il mio cuore di stagno.

Grazie per la fortuna e per il male,
la spina e il fiore; perché le preghiere
hanno ridotto i miei passi dall’errare
alla dolce quiete del tuo gregge.

Perché in me fiorì la tua primavera;
perché il tuo autunno maturò la spiga
che l’inverno ora tempera e ripara.

E perché, tra i doni, mi benedica
- compendio d’amore - la duratura
felicità di un sorriso amico.

(da 18 sonetti di Salvador Novo, 1963)

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La fine di un anno è tempo di bilanci, non solo per le aziende e le associazioni, ma anche per le persone. Un sonetto che è quasi una preghiera del poeta e drammaturgo messicano Salvador Novo per salutare l’anno che se ne va, per ringraziarlo di ciò che ci ha elargito, per i fiori e per le spine, ricordando però sempre il dono dell’amore e il sorriso degli amici.

Buona fine di questo 2025 e i migliori auguri per il 2026.

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FOTOGRAFIA © OLYA DANILEVICH/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Dal trentuno dicembre al primo gennaio, non c'è che quel tempo inafferrabile, d'una brevità infinitesimale, che corre tra l'ultimo minuto secondo della dodicesima ora, al primo minuto secondo della prima; — il passaggio identico di ciascun giorno dell'anno al suo domani; un attimo, una pulsazione, nulla.
MARCHESA COLOMBI, La cartella n. 4

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Salvador Novo López (Città del Messico, 30 luglio 1904 – 13 gennaio 1974), poeta, saggista, drammaturgo e storico messicano. Membro del gruppo "Los Contemporáneos" e dell'Accademia messicana della Lingua, la sua caratteristica principale, come autore, era la sua prosa abile e veloce, così come la sua malizia nello scrivere.






STATISTICHE DEL CANTO DELLE SIRENE PER L’ANNO 2025

VISITE: 140.621 (+1,70%)

IMPRESSIONI TOTALI: 2.190.000 (+19%)

VISUALIZZAZIONI: 790.000 (+16,12%)

TEMPO MEDIO SUL SITO: 2:41 (+11,03%)


LE DIECI PRINCIPALI CHIAVI DI RICERCA
(escludendo “Il canto delle sirene” e simili):

mi sono rivolto mi sono voltato indietro
scordato strumento cuore
scioglilingua tacchi
mio blu dicevi
il poeta è un fingitore
si chiamava mohammed sceab
moralista francese del ‘600
ipse valere opto
haiku autunno
litania caproni


RECORD DI VISITE: 629, il 17 febbraio)
(il più basso 215 il 18 luglio)


I POST PIÙ LETTI IN ASSOLUTO NEL 2025

  1. Mi sono voltato indietro (Giorgio Caproni, Rivelazione)
  2. Scordato strumento (Eugenio Montale, Corno inglese)
  3. Guardiana del tramonto (Renata Correa Botelho, Accosto il viso alla parete)
  4. Un lungo amore (Catullo, Carme 76)
  5. L’Isola-Non-Trovata (Guido Gozzano, La più bella)
  6. Si chiamava Moammed Sceab (Giuseppe Ungaretti, In memoria)
  7. La stringi tra le braccia (Gabriel Ferrater, Fede)
  8. Haiku d’autunno
  9. Montale, il vento e le bandiere (Eugenio Montale, Altri versi: Vento e bandiere)
  10. Il bimbo e la mela (Guido Gozzano, Parabola)

I POST PIÙ LETTI TRA QUELLI SCRITTI NEL 2025
  1. Un trifoglio, un’ape e un sogno (Emily Dickinson, Per fare un prato)
  2. Vento d’autunno (Mario Luzi, Se pure osi)
  3. Il canto antico (Pier Paolo Pasolini, Mi ritrovo in questa stanza)
  4. Come un’allegoria (Giorgio Caproni, Borgoratti)
  5. Poesie per novembre XII
  6. Poesie per gennaio XI
  7. Lenta luna (Giuseppe Ungaretti, Quale grido)
  8. Un dolce vuoto (Maurizio Cucchi, La vacanza ci apre)
  9. Poesie per dicembre XII
  10. Tuo figlio (Pierluigi Cappello, a mio padre

martedì 30 dicembre 2025

Come una freccia


TAMARA KAMENSZAIN

DESTINO

Dove sarà il futuro?
Mi chiedo,
mentre ciò che è rimasto indietro
assomiglia
a un barile senza fondo
in cui è impossibile trovare
un indizio su questo futuro
che arriva lentamente
come una freccia
che colpirà sempre il suo bersaglio
anche se prende un percorso tortuoso
che agli occhi di certe persone ingenue
può sembrare
sbagliato.

(da L'eco di mia madre, 2010)

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La poetessa argentina Tamara Kamenszain, dopo una perdita, quella della madre, cattura la sensazione di disorientamento e va alla ricerca di un significato: il passato è imperscrutabile e il futuro, sebbene incerto, segue il suo corso inevitabile.

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ANNE BRITT KRISTIANSEN, "FESTA DI CLASSE"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Nei sogni, ciò che vediamo è ciò che abbiamo visto.
TAMARA KAMENSZAIN, L'eco di mia madre

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Tamara Kamenszain (Buenos Aires, 9 febbraio 1947 – 28 luglio 2021), poetessa e saggista argentina. Laureata in Filosofia, si dedicò al giornalismo e all’insegnamento della letteratura. Ispirata dalle poesie di Alejandra Pizarnik e Nicanor Parra, fu inserita nella corrente poetica degli Anni ‘70 chiamata “noebarocca”.


lunedì 29 dicembre 2025

Sull’indaco


ALBERTO BEVILACQUA

YEMEN

per un pezzetto d’orto, per un verso
d’ombra sull’indaco 
e l’occhio turchino 
del puledro neonato, 
ho ritoccato 
il mio concetto d’universo

 
(da L'indignazione, Rizzoli, 1973)

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Il colore indaco diffuso nello Yemen, nei vestiti e nei copricapi, nelle case, era considerato curativo, in grado tra le altre cose di mantenere il corpo caldo e di combattere i dolori articolari. Quella sfumatura di blu attrae particolarmente il poeta parmense Alberto Bevilacqua, che vi ravvisa un positivo contatto con l’universo.

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FOTOGRAFIA DA PINTEREST

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Voliamo? L'indaco, il blu profondo, contiene un'abbondanza di zaffiri che irradiano la loro luce attraverso la densità, risvegliando e stimolando la nostra coscienza.
JENNIFER LYNCH

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Alberto Bevilacqua (Parma, 27 giugno 1934 - Roma, 9 settembre 2013), scrittore e regista italiano, celebre per i romanzi La Califfa, Questa specie d’amore e Il curioso delle donne, è stato anche sceneggiatore, giornalista e poeta. Sensualità, nostalgia e disillusione sono tra i suoi temi prediletti.



domenica 28 dicembre 2025

Centenario di Sergej Esenin


...E non pietà - poco ha vissuto, / e non amarezza - poco ha dato – / molto ha vissuto - chi nei nostri giorni / ha vissuto, tutto ha dato - chi un canto ha dato”: questo fu l’epitaffio che scrisse Marina Cvetaeva in onore del poeta russo Sergej Esenin, quando seppe della sua morte misteriosa a soli trent’anni. Il 28 dicembre 1925 infatti, Esenin, ex marito della celebre ballerina Isadora Duncan, fu trovato impiccato nella stanza numero 5 dell’Hotel Angleterre di San Pietroburgo - allora Leningrado. Non sono bastati cento anni per appurare se fu davvero un suicidio o se fu la polizia la polizia segreta del regime sovietico, la GPU, a creare una messa in scena. Se ne andava così un poeta dallo stile estetico dalla fluidità musicale, devoto all’immaginismo, corrente corrispettiva dell’imagismo inglese e americano. “La poesia di Esenin” – scrisse Mihail Osorgin – “poteva irritare, mandare in bestia, far esultare, secondo i gusti. Ma essa poteva lasciare indifferente solo l’uomo disperatamente indifferente e incapace di percepire”.

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NON INVANO I VENTI HANNO SOFFIATO

Non invano i venti hanno soffiato,
non invano ha infuriato la tempesta.
Qualcuno, misterioso, di calma luce
ha imbevuto i miei occhi.

Qualcuno con tenerezza primaverile
nella nebbia turchina ha placato la mia malinconia
per un’arcana e bellissima
terra straniera.

Non mi opprime il latteo silenzio,
non mi turba la paura delle stelle.
Io amo il mondo e l’eterno
come il natio focolare.

Tutto in essi è benevolo e santo,
tutto ciò che turba è luminoso.
Il papavero scarlatto del tramonto
guazza sul vetro del lago.

E senza volerlo nel mare di grano
un’immagine scatta dalla lingua:
il cielo che ha figliato
lecca il suo rosso vitello.

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IO VADO ERRANDO SULLA PRIMA NEVE

Io vado errando sulla prima neve,
nel cuore mughetti di forze scoppiate.
La sera ha acceso sopra la mia strada
la candela turchina d’una stella.

Io non so se ci sia luce o buio,
se nella selva canti il gallo o il vento.
Forse, invece dell’inverno sui campi,
cigni si sono posati sul prato.

Tu sei bella, o bianca distesa!
Il lieve gelo mi riscalda il sangue!
Ho desiderio di stringere al corpo
i seni nudi delle betulle.

O folta torbidità boschiva!
O gaiezza dei campi nevosi!…
Ho desiderio di serrare tra le braccia
i fianchi di legno delle vétrici.

(da Poesia russa del Novecento, Feltrinelli, 1954 – Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

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Altre poesie di Sergej Esenin sul Canto delle Sirene:

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   LA FRASE DEL GIORNO   

E non tormentarmi con i comandamenti, / Io non ho comandamenti. / Visto che sono nato poeta, / Per questo, bacio come un poeta.
SERGEJ ESENIN, Motivi persiani

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Sergéj Aleksándrovič Esénin (Konstantinovo, 3 ottobre 1895 – Leningrado, 28 dicembre 1925), poeta russo imagista. Nato da una famiglia contadina, le sue poesie furono influenzate dal folklore russo. Nel 1922 sposò la ballerina statunitense Isadora Duncan, da cui divorziò nel 1924. L’anno seguente fu trovato morto in un albergo di Leningrado forse suicida forse ucciso da agenti della polizia sovietica.


sabato 27 dicembre 2025

L’azzurro notturno


ALESSANDRO PARRONCHI

FINE D'ANNO

È l'azzurro notturno in queste sere
sceso tra noi: golfi d'oceani gli alberi
e le antenne velieri. E dal barlume
che qui la casa sprigiona di siepe
in siepe fono all'orlo più remoto
della collina, il volo è tanto breve
che il cuore ti rapisce. Tutto è prossimo
a te, le stelle solo sul tuo capo
son vive, appena più in là si disfanno
sul mondo fuse con le tue parole.
Tu parli, la tua voce si propaga
e nessuno la sente: empie la bruma.

(da Un'attesa, Guanda, 1949)

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La poetica di Alessandro Parronchi è tesa a una ricerca dell'infinito, ma rimane come sospesa, intrappolata in un limbo tra finito e infinito. Appare più oscura nelle sere di fine anno, quando il buio e la nebbia inghiottono il reale trasfigurandolo: "Rivedere i nostri / gesti fissi, immutabili, contorti / nella impossibilità d’esser diversi / da come sono stati e ci han portato / fino a qui, soli come siamo ora, / che per avere un volto a cui parlare, / vero, dobbiamo chiederlo alla notte".

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Voliamo? Solo un punto / di noi sfiora la terra. / Per quel punto la vita / ci riprende, ci afferra!
ALESSANDRO PARRONCHI, Coraggio di vivere

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Alessandro Parronchi (Firenze, 26 dicembre 1914 – 6 gennaio 2007), poeta, storico dell'arte e traduttore italiano. Con il suo stile ricercato è passato da un ermetismo  incantato a un intimismo che trae giovamento dalla consolazione della memoria: per questo le sue poesie sono oggetto di un meditato lavorio con cui il ricordo media l’emozione.


venerdì 26 dicembre 2025

Le onde sono fatte di onde


MARGARET TAIT

LUCE

Hai detto che è fatto di onde?
Sì, è proprio così.
Mi chiedo di cosa siano fatte le onde.
Oh, le onde sono fatte di onde.
Le onde sono quello che sono,
Scintillio,
Oscillazione,
Movimento ritmico che è l'essenza intrinseca di tutte le cose.
In definitiva, c'è solo movimento,
Nient'altro.
Il movimento che è la luce
Viene dal sole
Ed è una cosa così meravigliosa
Che nient'altro è mai qualcosa se non illuminato da essa.

(Marzo/Aprile 1958)

(da La gallina e le api, 1960)

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La meraviglia di fronte all'universo e al funzionamento del mondo naturale è proprio dei bambini e dei poeti, come la poetessa scozzese Margaret Tait, che era anche regista e quindi ben conosceva il mistero e il funzionamento della luce: di fronte a un mare increspato di onde rimane affascinata dal movimento.

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FOTOGRAFIA © ERIK MACLAIN

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Il bello della poesia è che devi continuare a farla.
MARGARET TAIT, Origini ed elementi

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Margaret Caroline Tait (Kirkwall, 11 novembre 1918 – 16 aprile 1999), regista e poetessa scozzese. Girò 32 cortometraggi e un lungometraggio che traggono ispirazione dal paesaggio e dalla cultura delle isole Orcadi e dalla città natale. Le poesie si fondono con i cortometraggi, intrecciandosi ad essi e completandoli.


giovedì 25 dicembre 2025

Maria madre


GLORIA FUERTES

MARIA MADRE

La Vergine
sorride così bella.
Il roseto è già fiorito,
scendendo sulla terra
per profumarla!

La Vergine Maria
canta già le ninne nanne.
E canta a una stella
che ha saputo scendere
a Betlemme, volando
come un pastore qualunque.

Sono arrivati i Re Magi;
ha smesso di nevicare.
La luna lo ha visto
e ha smesso di piangere!
Il suo pianto di neve
si congela nella pineta.

Mille angeli cantano
una canzone cristallina,
da un tenero roseto
è nato un garofano.

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La poetessa spagnola Gloria Fuertes, che ha dedicato svariate composizioni al tema natalizio, qui punta l'obiettivo sulla maternità di Maria. E, come nella poesia di Juan Ramón Jiménez proposta due giorni fa, l'avvenimento al centro della festa di Natale fa fiorire una primavera di rose.

Ancora Buon Natale!

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GERARD VAN HONTHORST, "ADORAZIONE DEI PASTORI"

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Dove vai con il tuo amore / Bambino dell'Alba? / –Vado a salvare tutti / quelli che non mi amano. / Dove vai falegname / così di buon'ora? / –Vado in guerra / per fermarla.
GLORIA FUERTES, Mi cresce la barba

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FuertesGloria Fuertes García (Madrid, 28 luglio 1917 - 27 novembre 1998), poetessa e scrittrice di libri per bambini, fu legata alla Generazione del’50 e al movimento denominato “postismo”. Femminista e omosessuale, difese l’uguaglianza tra uomini e donne, il pacifismo e la tutela dell’ambiente


mercoledì 24 dicembre 2025

Il campanile suona Natale


STELIOS SPERANTZAS

NATALE

Nel nostro angolo
il camino acceso è rosso.
Cadono ciuffi di neve
sulla finestra.
 
Il paese resta sveglio
tutta la notte
e il campanile
suona  Natale.
 
Vieni, tu che
stasera lodano gli Arcangeli,
prendi il nostro pane,
che ha un buon profumo e taglialo.
 
Vieni, il nostro piccolo angolo
ti aspetta.
Ti ho fasciato, mio ​​Cristo,
per tenerti al caldo.

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È questa poesia di Stelios Sperantzas un canto che, musicato, i bambini greci conoscevano bene, insegnata nelle scuole con un'altra opera dello stesso autore, “Neve sul campanile”: "E andiamo avanti / con lanterne accese. / E andiamo avanti, / avvolti nel calore". È infatti su quel calore che punta Sperantsas, quel calore buono che è non solo quello delle case dove ci si ritrova - e dove c'è un posto per il Bambino - ma anche quello nel cuore delle persone.

E allora, amici lettori del Canto delle Sirene, Buon Natale!

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IMMAGINE CREATA CON IA

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Nella santa notte di Natale - chi non lo sa? - / dei Magi ogni anno a mezzanotte brilla la stella. / E chi la trova tra le altre stelle e non la perderà / seguendola può raggiungere un'altra Betlemme.
GEORGIOS DROSINIS, Elleniki Demiurghia, Anno II, n. 45, Natale 1949

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Stelios Sperantzas (Smirne, 1888 – Atene, 6 giugno 1962), poeta e scrittore greco. Medico e professore universitario, fu scrittore prolifico: poeta tradizionale, emotivo, particolarmente sensibile ai temi patriottici e alla letteratura per l’infanzia, cui  dedicò gran parte della sua opera.


martedì 23 dicembre 2025

La melodia celeste


JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

AVVENTO

Sta arrivando il dolce Gesù…
La notte sa di rosmarino…
Oh, quanto è pura
la luna sul cammino!

Palazzi, cattedrali
stendono luci di finestre
insonni nell’ombra dura e fredda
Ma la melodia celeste
fuori risuona…
primavera celeste
che la neve, passando, scioglie leggera,
lasciando una calma eterna…

Signore del cielo, nasci
questa volta nella mia anima!

(da Poesie: bozze inedite, 2006)

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Il poeta spagnolo Juan Ramón Jiménez traccia una divisione tra materia e spirito: se le cattedrali e i palazzi del centro, pur con le loro finestre illuminate – ma negativamente insonni – rappresentano la freddezza materiale, la primavera incarnata dalla venuta di Gesù è lo sbocciare spirituale, il vero senso della festa di Natale.

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VLADIMIR BOROVIKOVSKIJ, "NATIVITÀ"

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Se solo il tuo cuore potesse diventare una mangiatoia per la sua nascita, / Dio tornerebbe ad essere un bambino su questa terra.
ANGELO SILESIUS, Il pellegrino cherubico

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JimenezJuan Ramón Jiménez (Palos de Moguer, 24 dicembre 1881 - San Juan, Portorico, 29 maggio 1958), poeta spagnolo premiato con il Nobel nel 1956, fu uno dei principali esponenti della Generazione del ’14 e del Modernismo. La sua ricerca poetica lo portò a privilegiare la poesia nuda ed essenziale, fatta solo di immagine e di parola al di là della musicalità esteriore.


lunedì 22 dicembre 2025

Nel caos ordinato dei cantieri


JOAN MARGARIT

VISITA AI CANTIERI

Per tanti anni ho iniziato la mia giornata
nel caos ordinato dei cantieri.
Ne hanno iniziato uno proprio di fronte a casa mia.
Lo guardo spesso,
ricordo di essermi svegliato tra il frastuono
del disco che taglia una lamiera
e il fragore oltraggioso del martello pneumatico.
Forare e rompere per costruire:
questa è la musica contemporanea
della distruzione giustificata.

Dopo la visita,
cercavo un bar dove poter stare da solo, al sicuro
dal rumore eppure ancora al suo interno,
con l'angelo grigio della struttura
di un edificio intravisto nelle finestre.
Il cielo di cemento umido
della periferia, sempre a indurirsi.
Tutto il ferro arrugginito e lavorato.
Una tenerezza che sento ancora
quando il tempo grandina
sulle finestre della mia anima.
La vita finisce come iniziano le costruzioni:
forare e rompere per costruire.
Distruzione giustificata.

(da Perdere il segnale, 2013)

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No, non è un classico "umarell" che passa il suo tempo a osservare i cantieri: il poeta catalano Joan Margarit era giustificato, trovandosi dall'altra parte della rete arancione, architetto di fama, tanto da aver lavorato anche all'ampliamento della Sagrada Familia di Barcellona. Forse proprio per quello, riesce a costruire un paragone tra la vita umana e la costruzione di un edificio.

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FOTOGRAFIA © PIXABAY

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Un giorno il passato esige ordine e, quindi, attenzione al misterioso atto del ricordare... il passato e il domani vengono cancellati contemporaneamente, e cresce in me la sensazione che ciò che la mente immagazzina non siano frammenti casuali, ma l'essenza del passato. Ciò che viene ricordato, anche se non è vero, è, invece, la verità.
JOAN MARGARIT, Si perde il segnale

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Joan Margarit i Consarnau  (Sanaüja, 11 maggio 1938 – Sant Just Desvern, 16 febbraio 2021), poeta e architetto catalano. Si definiva poeta bilingue catalano/castigliano, disdegnava le correnti poetiche e considerava il poeta  "l’essere più realista e più pragmatico perché beve dalla realtà”.


domenica 21 dicembre 2025

Inverno, lenta stagione


LALLA ROMANO

INVERNO

Inverno, lenta
stagione
La sola vera:
l’altre, fiorite, un sogno

(da Giovane è il tempo, Einaudi, 1974)

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L’inverno, che comincia oggi con il solstizio, era la stagione prediletta della poetessa Lalla Romano: nei suoi versi attraverso l’inverno riusciva a ritrovare quel silenzio che amava e riteneva essere inesauribile. In quella “vita sospesa” – citazione di Cézanne da lei stessa indicata - trova la condizione esistenziale dell’uomo più che nelle stagioni fiorite: un lungo periodo in apparenza arido e sterile, ma in realtà fecondo, custode dei semi e della vita.

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FOTOGRAFIA © SIMON BERGER/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Andiamo d’inverno in mezzo al bosco / Il bosco intorno è bianco e silenzioso / un abbraccio caldo e cieco ci chiude.
LALLA ROMANO, Giovane è il tempo

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Graziella Romano, detta Lalla (Demonte, 11 novembre 1906 – Milano, 26 giugno 2001), poetessa, scrittrice, giornalista e aforista italiana. Dopo l'esordio poetico si affermò come narratrice dalla vocazione insieme intimista e realista con il romanzo Maria (1953). Nel segno della memoria sono i successi della maturità ai quali è seguito un più spoglio autobiografismo.


sabato 20 dicembre 2025

Un pezzo di eternità


EUGENIO MONTALE

INTERNO/ESTERNO

Quando la realtà si disarticola
(seppure mai ne fu una) e qualche sua parte
s’incrosta su di noi
allora un odore d’etere non di clinica
ci avverte che la catena s’è interrotta
e che il ricordo è un pezzo di eternità
che vagola per conto suo
forse in attesa di rintegrarsi in noi.
È perciò che ti rivedo
volgerti indietro dall’imbarcadero
del transatlantico che ti riporta
alla Nuova Inghilterra
oppure siamo insieme nella veranda
di ‘Annalena’
a spulciare le rime del venerabile
pruriginoso John Donne
messi da parte i deliranti abissi
di Meister Eckart o simili.
Ma ora squilla il telefono e una voce
che stento a riconoscere dice ciao.
Volevo dirtelo, aggiunge, dopo trent’anni.
Il mio nome è Giovanna, fui l’amica di Clizia
e m’imbarcai con lei. Non aggiungo altro
né dico arrivederci che sarebbe ridicolo
per tutti e due.

(da Altri versi, Einaudi, 1980)

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"Ammesso che in arte esista una bilancia tra il di fuori e il di dentro, tra l’occasione e l’opera–oggetto bisognava esprimere l’oggetto e tacere l’occasione–spinta" disse di Altri versi Eugenio Montale. Sono poesie popolate di figure della memoria, di fantasmi inghiottiti dal tempo che si bilanciano tra il ricordo vero e proprio e l'indagine metafisica che l'io poetico va compiendo: ritorna dunque Clizia, l'Irma Brandeis che fu musa indefinita dei tempi delle Occasioni, ritorna Giovanna, amica di lei e figlia della proprietaria della pensione Annalena di Firenze, che la seguì negli Stati Uniti e che riappare come voce al telefono tanti anni dopo.

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PEREGRINE HEATHCOTE, "VIAGGIATORE"

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Fummo felici un'ora, un giorno, un attimo / e questo potrà essere distrutto?
EUGENIO MONTALE, Altri versi

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Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.


venerdì 19 dicembre 2025

Jazz band


CONCHA MÉNDEZ

JAZZ BAND

Ritmo discontinuo.
Luci vibranti.
Campanelli isterici.
Stelle fulminanti.

Erotismo.
Liquori traboccanti.
Giochi per bambini.
Accordi deliranti.

Jazz band. Grattacieli.
Cristalli trasparenti.
Mormorii esotici.
Gemito di metalli.

(da Preoccupazioni, 1926)

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Negli Anni '20 e '30 del Novecento il jazz ebbe un grande momento di espansione: quella musica nuova in quel periodo si diffuse sotto forma di orchestrine jazz. La poetessa spagnola Concha Méndez dona le immagini a quei suoni dal ritmo sincopato, ricreando l'atmosfera di un club che grazie alla musica si dilata nella modernità rendendo l'idea delle grandi metropoli dove si suona ma anche del retaggio culturale afroamericano.

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OLIVIER BOISSINOT, "JAZZ CLUB A NEW YORK"

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   LA FRASE DEL GIORNO  

La musica è un viaggio. Il jazz è perdersi.
JOHN O'FARRELL, Il meglio che un uomo possa ottenere

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Concha Méndez, pseudonimo di Concepción Méndez Cuesta (Madrid, 27 luglio 1898 – Città del Messico, 7 dicembre 1986), poetessa spagnola della Generazione del '27. La sua poesia è distinta in due fasi: la prima modernista, influenzata da García Lorca e Alberti, la seconda oscura e intimista, dai toni esistenzialisti, segnata dall'esilio.


giovedì 18 dicembre 2025

Eduardo Hurtado


Addio, mormorio del mare. Ritorno a me stesso, alla mia immensità silenziosa”, con questi suoi versi la famiglia ha annunciato la scomparsa del poeta e saggista messicano Eduardo Hurtado. Le sue poesie sono caratterizzate da una sintesi concisa e significativa, capace di ricercare la chiarezza nel significato, al di fuori della moda letteraria. Tra i suoi temi la memoria e la nostalgia, il quotidiano e l’amore.

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COLUI CHE TI VEDE NASCERE

Colui che ti vede nascere
al mattino, al richiamo
imperioso
della sveglia
e tra uno sbadiglio e l'altro;

colui che distingue
la rara beatitudine del tuo volto
nudo
di cosmetici,
l'umiltà emozionante
dei tuoi piedi
con i cerotti
e nei sandali;

colui che, pieno
di tenerezza,
ti vede urinare ogni notte
e ti scopre statica, fragile
e assorta
come un animale
in un campo aperto;

devoto alla tua pelle
senza lozioni o ornamenti,
al tuo profumo discreto,

ai tuoi
talenti più intimi,
                            sono
io quello che ha sognato
di svegliarsi
con te
fino al giorno del forno
e delle ceneri.

(da Succede ancora, 2016)

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UNA PATRIA

a Margarita

Dalla morte di questo amore,
è nato un nuovo amore.
Questa casa è la sua patria.

Ora che non ci sei più,
la casa che abbiamo inventato,
                            la patria
                            di un amore
                            nato dalle ossa
                            di questo amore,
si è riempita di te,
del simulacro
del tuo corpo
sul lato vuoto del materasso,
del sole che entra nella stanza

e non ti tocca,
del tuo voluttuoso fantasma.

Ogni giorno intravedo
il possibile,
le profondità ambigue
in cui abiti,
il giorno senza data
                             in cui,

mi ricordo,
finalmente sai tornare.
La patria di questo amore
è un deserto,
              un cosmo
              che si estende
fino a mordere il bordo
dell'inizio.

(da Letras Libres, n. 175, Aprile 2016)

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   LA FRASE DEL GIORNO  

La poesia è stata uno stile di vita fin dall'inizio, perché per me la poesia, l'atto poetico, precede la poesia, la poesia come scrittura, che è la poesia. Per me, la poesia è una possibilità costante nella vita stessa e ha a che fare con diverse cose: una rottura con gli automatismi quotidiani, cioè smettere di vivere in modalità automatica, ed essere improvvisamente sorpresi da qualcosa che ti appare sorprendente, diverso, invisibile, inosservato.
EDUARDO HURTADO, Zeta, 7 marzo 2022

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Eduardo Hurtado Montalvo (Città del Messico, 13 ottobre 1950 – 16 dicembre 2025), poeta e saggista messicano. Si laureò in Letteratura Ispanica presso l'Università Nazionale Autonoma del Messico La sua opera, attenta al quotidiano, si distingue per una profonda esplorazione di temi come la memoria, l'amicizia e il paesaggio.


mercoledì 17 dicembre 2025

Il peso delle mie parole


RAFAEL CADENAS

ARS POETICA

Che ogni parola porti ciò che dice.
Che sia come il tremore che la sostiene.
Che continui come un battito.

Non devo pronunciare falsità elaborate, né usare inchiostro dubbioso, né aggiungere lustrini a ciò che è.
Questo mi costringe ad ascoltare me stesso. Ma siamo qui per dire la verità.
Siamo realisti.
Voglio una terribile precisione.
Tremo quando penso di falsificarmi. Devo portare il peso delle mie parole. Mi possiedono tanto quanto io possiedo loro.

Se non riesco a vedere chiaramente, tu che mi conosci, mia bugia, indicami l'impostura, sbattimi in faccia l'inganno. Ti ringrazierò, davvero. Sto impazzendo nel tentativo di corrispondere.
Sii il mio occhio, aspettami nella notte e individuami, scrutami, scuotimi.

(da Intemperie, 1977)

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Il poeta venezuelano Rafael Cadenas ha sempre inseguito nel corso della sua opera poetica l'autenticità, uno zelo verbale in grado di manifestare una genuina espressione della parola. Questa dunque è la sua "arte poetica", cercare di raggiungere "l'indissolubile corrispondenza tra la realtà e la lettera" - l'equilibrio tra l'autentico e l'artificioso naturalmente insito nei giochi di metafore e di simboli della poesia.

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FOTOGRAFIA © FELIX SCHICKEL/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Sola, / incerta, / pressante / parola, / casa senza orpelli.
RAFAEL CADENAS, Un'isola

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Rafael Cadenas (Barquisimeto, 8 aprile 1930), poeta, saggista e docente universitario venezuelano. Fece parte del gruppo «Tavola Rotonda. Dotato di una raffinata sensibilità poetica, ha creato un’opera vincolata al pensiero filosofico.


martedì 16 dicembre 2025

Quell’aria


ROBERT HERRICK

A ELETTRA

Non oso chiederti un bacio,
non oso mendicare un sorriso,
perché ottenendo l’uno e l’altro,
col tempo potrei diventare orgoglioso.

No, no, il più audace
dei miei desideri sarà soltanto
di baciare quell’aria
che poco fa ti ha baciata.

(da Esperidi, 1648)

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La sobria poesia di Robert Herrick, uno dei "poeti cavalieri"del Seicento inglese, si allinea alla tradizione dellamore cortese: enfatizza l'amore per l'amore, l'amore non corrisposto che vive dell'inespresso e in esso si strugge facendo della donna amata una dea da venerare.

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ANTOON VAN DYCK, "RITRATTO DI LADY ANNE CARR"



   LA FRASE DEL GIORNO   

Amami poco, ti prego, / così mi amerai a lungo.
ROBERT HERRICK

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Robert Herrick (Cheapside, 24 agosto 1591 – Dean Prior, 15 ottobre 1674), poeta inglese, esponente della scuola dei Poeti cavalieri. Artefice mirabile di metrica e di rime, si ispirò ai sentimenti delicati e alla vita semplice e gioiosa, cantando i fiori e le fanciulle, l'amore idillico e i Lari della casa.

lunedì 15 dicembre 2025

La giostra


IDA VITALE

GIOSTRA

La giostra, il carosello, come
si chiamava, la giostra, una fiamma
che mi offriva un cervo, una carrozza,
un cigno e un cavallo impennato,
la meraviglia che girava così immobile,
che trottava così immobile in un'aria
con un organetto e i campanelli, un'aria
che non muoveva la coda del cavallo
bianco e dorato, ma piena di pericoli,
il pericolo di cadere a mezz'aria,
di cadere e così essere dimenticata
da mio padre, di atterrare in un punto diverso
da quello di salita e trovarmi sola,
senza nuvole, senza vento tra i capelli,
persa senza la deliziosa paura
di volare con le mani aggrappate
a criniere che mi lasciano andare, e io, argilla
che nel forno dell'aria riprende
la sua forma immobile, la forma dell'inizio,
di essere sola e senza ali.

(da Trema, 2005)

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Un ricordo d'infanzia per la poetessa uruguaiana Ida Vitale: bambina, orfana di madre in tenera età, è portata dal padre alla giostra. Sperimenta la vertigine del girare, quell'illusione di volare che la velocità crea insieme al timore di cadere, di smarrirsi; fonde tensione ed emozione, ebbrezza e timore.

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FOTOGRAFIA © ABBY CHUNG/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Andare lentamente, per vedere se il tempo, se lo tenti, / fa lo stesso.
IDA VITALE, Pellegrino in ascolto

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Ida Vitale (Montevideo, 2 novembre 1923), poetessa, traduttrice, saggista, insegnante e critica letteraria uruguaiana, membro del movimento artistico denominato “Generazione del ‘45” e rappresentante della poesia essenzialista. Esule in Messico, dal 1974 al 1984, al suo attivo ha i Premi Octavio Paz, Reina Sofia e Cervantes.


domenica 14 dicembre 2025

Due volte


MARIN SORESCU

DUE VOLTE

Guardo ogni cosa due volte,
una per essere felice
e una per essere triste.
Gli alberi hanno scoppi di risate
nelle chiome delle loro foglie
e una grande lacerazione
alle radici.
Il sole è giovane
alla punta dei suoi raggi,
ma i suoi raggi
sono trafitti dalla notte.
Il mondo è perfettamente racchiuso
tra queste due coperture,
dove ho raccolto tutto
ciò che ho amato
due volte.

(da La morte dell'orologio, 1966)

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"La parola è una frontiera incrociata: con l'atto di dire qualcosa, non riesco a dire molte altre cose" scrisse il poeta rumeno Marin Sorescu. La seconda lettura è un po' quella della comprensione, del distacco tra soggettività e oggettività, un po' come teorizzava Cesare Pavese nel suo diario: “Le cose si scoprono attraverso i ricordi che se ne hanno. Ricordare una cosa significa vederla – ora soltanto – per la prima volta”.

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AUTORITRATTO DI ERIC MACKAY  © FLICKR

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Camminerò oltre tutte le cose / finché tutte le cose / non mi conosceranno.
MARIN SORESCU

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Marin Sorescu (Bulzești, 29 febbraio 1936 – Bucarest, 8 dicembre 1996), poeta, drammaturgo e romanziere romeno. La sua poesia abbraccia un vasto ambito letterario, con uno stile ironico e rilassato che risveglia nel lettore lo spirito giocoso dell'infanzia. Fu ministro della Cultura dopo la rivoluzione del 1989.


sabato 13 dicembre 2025

Quell’uomo


JOSÉ ANTONIO MUÑOZ ROJAS

DOMANDE, 15

Cosa ci fa quell'uomo in mezzo al campo,
che scrive in mezzo al campo,
che ha fermato la sua auto
e ha iniziato a scrivere?
Quell'uomo, che potrei essere io,
potrebbe aver cercato
di esprimere il sentimento
di questo splendido pomeriggio.
Come sappiamo, invano.

(da Tra le altre cose dimenticate, 2002)

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L'urgenza della poesia, la sua necessità di essere detta, di fermare il sentimento dell'istante - non ci capita di fotografare un tramonto o un luogo che ci ha meravigliato? - è espressa in questi versi dal poeta spagnolo José Antonio Muñoz Rojas. Eppure, si tenta soltanto: sulla carta l'emozione rimarrà sempre approssimativa.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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   LA FRASE DEL GIORNO   

La poesia deve essere così, / un riecheggiare interiore, / un balbettio che quando si traduce in parole / accade il miracolo.
JOSÉ ANTONIO MUÑOZ ROJAS, Testi poetici

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José Antonio Muñoz Rojas (Antequera, 9 ottobre 1909 – Mollina, 29 settembre 2009), scrittore e poeta spagnolo appartenente alla Generazione del '36. Dalla corrente machadiana si è spostato verso uno sperimentalismo d’avanguardia cantando l’amore, la malinconia e l’armonia dell’anima nella natura, con uno stile diretto e colloquiale.