giovedì 10 novembre 2016

Come un dio in sogno

 

MIKLÓS RADNÓTIRadnoti1

TI HO NASCOSTO A LUNGO

Ti ho nascosto a lungo,
come il ramo tra le foglie
il frutto che tarda a maturare,
e ora fiorisci nei miei occhi
come sullo specchio della finestra d’inverno
il fiore giudizioso del ghiaccio.
E so già cosa significa
quando posi la mano sui capelli,
e custodisco già nel cuore
il movimento della caviglia,
e il bell’arco delle costole
che ammiro con distacco,
come chi s’è riposato
su tali meraviglie che respirano.
Eppure nei miei sogni
spesso ho cento braccia
e come un dio in sogno
ti stringo nelle mie cento braccia.

(da Mi capirebbero le scimmie, Donzelli, 2009, a cura di Edith Bruck)

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È un sogno d’amore del poeta ungherese Miklós Radnóti (1909-1944), perseguitato in quanto ebreo, processato per ingiuria religiosa e pornografia, cacciato dal suo posto di insegnante. Siamo nel 1942, quando è costretto ai lavori forzati in una fabbrica di zucchero, lontano dall’amata moglie Fanni. Ma il regime che può limitarne e controllarne la libertà, nulla può contro i sogni e i pensieri. Il 10 novembre 1944 Radnóti venne fucilato durante la massacrante marcia forzata di deportazione – secondo testimoni irritò un ufficiale ubriaco perché scarabocchiava un taccuino. Fu sepolto in una fossa comune ad Abda; finita la guerra, il suo corpo fu esumato: in tasca gli trovarono il quaderno con le sue ultime poesie.

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Sogno

IMMAGINE © HD WALLPAPERS

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LA FRASE DEL GIORNO
Così l'amore ti fa sfolgorante e la sua mano / vigile ti ripara da innumeri sventure.
MIKLÓS RADNÓTI

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