martedì 22 novembre 2016

Centenario di David Maria Turoldo

 

David Maria Turoldo, poeta e religioso, collaboratore della Resistenza, anima inquieta della Chiesa e teorizzatore del rinnovamento postconciliare, nasceva a Coderno, frazione di Sedigliano, in Friuli, il 22 novembre 1916. La sua poetica si nutre di quella spiritualità che respirava ogni momento, riflettendo i dubbi umani, le aporie esistenziali: la tensione mistica si scontra con il quotidiano, soprattutto nell’ultima raccolta, dove il poeta stesso, malato di un tumore al pancreas, si confronta con la morte, trasformandosi in un secondo Giobbe. Padre Turoldo morì a Milano il 6 febbraio 1992.

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Turoldo

FOTOGRAFIA DA FRIULIONLINE

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da O sensi miei (Poesie 1948-1988), 1990

SEMAFORO ROSSO

Un passaggio a livello, un semaforo
rosso è il simbolo di me
più scontato: pieno di sbarre
e di segnali d'allarme
su una via che pare
la più piana e solare.

I giorni, la memoria, una siepe;
una selva di fili spinati
il cammino. E il sangue
un torrente cieco.

Quanto desiderai, o Signore,
di buttarmi nel Tuo mare,
di finire dentro l'elemento
informe e semplice,
dentro l'infinito Tuo palpito!
Ché se dalla carne è visibile
il segno di questi reticolati,
Tu, onnisciente, non la dirai
ribellione, marchio
di una insignificante anarchia.
Forse è ricordo del primo
tempo libero, irrimediabile, amore
d'essere come Te, immutabile.

E voi, non presentate figura alcuna
di questa creazione: schemi,
diaframmi isolanti; tutti
oggetti, tombe del desiderio.
(Una stupenda misconoscenza
la nostra che non s'avvede
come la «cosa» si obnubila
sotto il velo delle nostre concupiscenze.)

Meglio sarebbe non desiderare
per non rompere la consuetudine
con l'Eterno. La mia è un'avanzata
ove ogni giorno erigo una lapide
a ricordo di un combattimento,
di qualcuno lasciato alle spalle.
E poi, a sera, questi sepolti
che risorgono a migliaia
a ridarmi battaglia.
Ed io alla fine rimasto solo
con la squallida gioia
simile a uno sconfinato deserto.

Non del cielo, non della terra siamo.
Egli ancora, dopo tanto
iconoclasta furore e lo scempio
di tanta rinuncia, ancora
in Immagine: ancora
separati ed ignoti.

A quando, Iddio, per me
un passaggio libero
e l'immediato raggiungimento?

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SOLA CETRA

Sento che forse i miei occhi
sono estinti dalla troppa luce
e dal troppo fissare il sole,
il cielo alto. Sento
d’essere divenuto un cieco
che si muove per istinto
lungo deserte strade.
E il cuore, sola cetra
capace d’illudermi ancora.

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da Ultime poesie, 1999

SIBILANO FRECCE

Sibilano frecce da invisibili arcieri:
inutile che mi dicano: «emigra,
come un passero fuggi al monte»:

io so dove fare il mio nido...

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TU E LUI

Tu e lui,
null' altro.

                         Lui:
il Tu senza risposte.

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LA FRASE DEL GIORNO
Sempre sul ciglio di due abissi dobbiamo camminare, senza sapere quale seduzione, se del tutto o del nulla, ci abbatterà.
DAVID MARIA TUROLDO, Piccola antologia

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