mercoledì 29 gennaio 2014

Addio a José Emilio Pacheco


Domenica scorsa è morto in una clinica di Città del Messico il narratore e poeta messicano José Emilio Pacheco, tra i maggiori intellettuali ispanoamericani. Era nato nel 1939 e vinse i principali premi letterari per autori di lingua spagnola: l’Alfonso Reyes, il Pablo Neruda, il Reina Sofia, il prestigiosissimo Cervantes. I suoi versi partono da un senso di desolazione, come se il poeta non fosse altro che un osservatore costernato della realtà, per giungere però spesso, con ironia quasi britannica, ad un futuro visto con fiducia.

 

jose-emilio-pacheco

 

 

ALTO TRADIMENTO

Non amo la mia patria.
Il suo fulgore astratto
è inafferrabile.
Ma (benché suoni male)
darei la vita
per dieci dei suoi luoghi,
certa gente,
porti, boschi, deserti, fortezze,
una città disfatta, grigia, mostruosa,
vari personaggi della sua storia
montagne
- e tre o quattro fiumi.

(da Non chiedermi come passa il tempo, 1970 - Traduzione di Alessio Brandolini)

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LA FRECCIA

Non importa che la freccia
non raggiunga il bersaglio.
Meglio così.
Non catturare nessuna preda.
Non far danno a nessuno
perché ciò che importa
è il volo, la traiettoria, l’impulso,
il tratto d’aria percorso nel salire,
l’oscurità che sgombra al conficcarsi
vibrante
nell’estensione del nulla.

(da Non chiedermi come passa il tempo, 1970 - Traduzione di Stefano Bernardinelli)

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NOTTE E NEVE

Mi affacciai alla finestra e, al posto del giardino, trovai la notte
          costellata di neve.

La neve rende tangibile il silenzio.
È il crollo della luce e si spegne.

La neve non vuole dire nulla:
è solo una domanda che lascia cadere milioni di segni
          interrogativi sopra il mondo.

(da Isole alla deriva, 1976 – Traduzione di Alessio Brandolini)

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MISERIA DELLA POESIA

Mi chiedo che posso farmene di te
adesso che sono passati tanti anni,
sono caduti gli imperi,
la piena ha travolto i giardini,
si sono cancellate le foto
e nei luoghi sacri dell’amore
sorgono negozi e uffici
(con nomi in inglese naturalmente).
Mi chiedo che posso farmene di te
e faccio una pseudopoesia
che tu mai leggerai
– o se la leggi,
invece di una fitta di nostalgia,
provocherà il tuo sorrisetto critico.

(da Poesia, n. 246, Febbraio 2010 – Traduzione di Emilio Coco)

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Altri post riguardanti José Emilio Pacheco sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Eppure amo questo continuo mutamento, / questo variare istante dopo istante: / senza di esso ciò che chiamiamo vita / sarebbe di pietra.
JOSÉ EMILIO PACHECO

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