lunedì 17 settembre 2012

Chi mi tese le braccia?

 

VIRGIL CARIANOPOL

CHI MI CHIAMÒ

Chi mi chiamò
quando pulivo il mio flauto dai canti?

Chi mi conobbe
quando nell’animo mi marcivano le donne d’amore?

Chi mi tese le braccia
quando le mattine strisciavano in casa come passatoie?

Chi mi domandò di me
quando facevo rientrare le mie strade come il bestiame dal pascolo?

Chi mi accarezzò
quando il silenzio mi era cresciuto sulla fronte come un muschio?

Oh i mari appesi alla prua
i deserti che si addormentano con le oasi al collo

Amico hai cuore?
Ti ha domandato qualcuno del cuore?

Chi ti spazzolerà i vestiti dalle insonnie
quando le mani non si tenderanno più verso il sogno?

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Sospeso tra avanguardia e tradizionalismo neoclassico, il poeta romeno Virgil Carianopol (1908-1984) qui fa uso delle analogie più dolorose e oscure per esprimere tutto il suo malessere, per raccontare la solitudine e il bisogno di trovare qualcuno che allevi le nostre pene anche soltanto condividendole. Tutti noi abbiamo avuto momenti così: la voglia di abbandonare un’impresa, la fine di un amore, l’abulia, l’incertezza. E se li abbiamo superati, probabilmente è perché non siamo rimasti soli, perché abbiamo gettato il cuore oltre l’ostacolo e continuato a credere nel sogno.

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VASILIJ KANDINSKIJ, “FUGUE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Star soli vuol dire non voler più lottare.

CESARE PAVESE, Il carcere

2 commenti:

Vania ha detto...

...interessante questa poesia...cioè di gran interesse queste Lucide domande.

ciaoo Vania :)

DR ha detto...

più difficile trovare le risposte

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