martedì 13 marzo 2012

Ventre di balena

 

SANTIAGO MUTIS DURÁN

IL VENTRE DELLA BALENA

Da bambino immaginai
la città che aveva inghiottito una balena
Di notte sono sceso a correre tra le sue costole
fatte di colonne, strade strette
coperte da archi di pietra
Il riflesso del sangue del più grande animale
tingeva le pareti e la luce; piccole camere
per esseri solitari che condividevano qualche segreto
Vita senza giorni né notti, con gatti uccelli piante
Non c'erano finestre non c'era mondo esterno
Tutto era intimo vivo conosciuto
come dopo ho appreso che erano
le celle dei monasteri

(da Afuera pasa el siglo, 1999 – Traduzione di Camila Hofman)

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Una poesia che ricorda scenari immaginari alla Buzzati o dipinti di Magritte, di Escher, o di autori del realismo magico. Lo scrittore Santiago Mutis Durán (Bogotá, 1951), figlio del celebre Alvaro Mutis ci guida per mano attraverso questo sogno e ricordo d’infanzia dove le cose non sembrano quello che sono – gli occhi dei bambini sanno cogliere la meraviglia, la fantasia che si manifesta nel mondo. Così, passo dopo passo, penetriamo in questo ventre di balena, tra le costole calcinate dell’immenso animale, ci lasciamo abbagliare dai riflessi rossastri e sanguigni che infine scopriamo essere la luce del tramonto nelle celle di un antico monastero. E prendono forza le parole di un’altra poesia di Mutis Durán: “Esistono dei fatti che richiedono / per riuscire a comprenderli / tutta la nostra pena, tutta la nostra sofferenza / altri richiedono la nostra gioia. // Davanti a cose come queste io so soltanto scrivere”. Ecco l’essenza dei suoi versi.

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FOTOGRAFIA © TOMÁS CASTELAZO

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LA FRASE DEL GIORNO
La missione dell’uomo è stupirsi.
SANTIAGO MUTIS DURÁN, Afuera pasa el siglo

2 commenti:

Vania ha detto...

...incanta sia la poesia che la foto.

..assaporare la fantasia, un ottimo pasto.:)

ciaoo Vania

DR ha detto...

questa cosa ha risvegliato in me un remotissimo ricordo d'infanzia: da bambino in vacanza a Lignano Sabbiadoro i miei mi portarono a visitare una balena in mostra (non ricordo però com'era (fossile, imbalsamata o cos'altro... ricordo solo che era enorme e che ancora più grande sembrava ai miei occhi di bambino)

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