martedì 27 marzo 2012

La speranza del lettore futuro

 

VICENTE GALLEGO

IN DUBIO PRO REO

Questa sera rileggo le mie parole
per rifinire il loro tono e offrirle
a un oscuro editore. E rivedendo
le loro sillabe esatte e traditrici
mi tentano lo sconforto e l’accidia.
Dove nascondono la vita che serbavo
nel loro solaio di ombre, dove celano
la passione che mi obbligò a tracciarle?
Non trovo risposta, e nel loro specchio
scopro soltanto il volto di uno sconosciuto.
Non c’è luce nelle mie parole, ai miei occhi
mancano di bellezza. Perché allora
persistere nella loro illusione, e perché
offrirle ora agli altri?
Forse nella speranza
del lettore futuro che immaginò Cernuda?
È bello il suo sogno, e la poesia
è molto bella, ma io mi domando,
disilluso, se può la mia lettura,
con il suo fervore odierno,
dare a quell’uomo la felicità
che scrisse di non provare; se meriterò
questo incerto lettore; e in che strana maniera
i versi e la vita che sentiamo frustrati
sapranno compiersi un giorno negli occhi di un altro.

(da Los ojos del extraño, 1990)

.

Cominciamo dal titolo: è un detto latino noto a chi ha studiato legge e significa che in caso di dubbio si deve decidere in favore dell’imputato. La base della certezza del diritto già presente nel Digesto di Giustiniano del 533: meglio un colpevole assolto che un innocente condannato. E Vicente Gallego, poeta spagnolo (Valencia, 1963), se ne serve per assolvere se stesso e i suoi versi in un esame di coscienza notturno sull’utilità della sua poesia. Come in un processo penale porta a testimoniare un esperto, uno dei massimi poeti spagnoli del Novecento, Luis Cernuda (1902–1963): la speranza gli arriva dai versi di A un poeta futuro, lirica che si conclude così: “Ascoltami e capisci. / Nel suo limbo la mia anima forse ricorderà qualcosa / E allora in me stesso i miei sogni e i desideri / Avranno ragione alla fine, e avrò vissuto”.

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image

MILTON AVERY, “ADOLESCENCE”, 1947

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia, nel passato, era al centro della nostra società, ma con la modernità si è ritirata ai suoi margini. Io penso che l'esilio della poesia sia anche l'esilio del meglio del genere umano.
OCTAVIO PAZ, Corrente alterna

3 commenti:

Federica ha detto...

Bella la poesia... poi il senso del titolo lo conosco bene visto che sono un avvocato! Non la conoscevo, grazie...
A presto Federica

Vania ha detto...

...ma...chissà !!????

...si spera !!!:)

ciaoo Vania

DR ha detto...

il senso di ogni poesia, secondo la mia concezione, è proprio quella che si intravede nella chiusa di Gallego: i versi che si compiono negli occhi di un altro, ovvero del lettore.

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