sabato 3 marzo 2012

Davanti a una finestra


ORI BERNSTEINOri-Bernstein_a

SEGNI

C'è tanto di quel fuori! Possenti
e inutili città,
e strade fra una dimora e l'altra.

Due persone siedono davanti a una finestra
e cantano tra sé nella notte:
non hanno più bisogno dell'amore.

Fra il mio viso e il tuo
c'è luce a sprazzi
come un'auto in cerca della via.

Ma ci sediamo ancora l'uno
accanto all'altra, gettiamo ancora un uguale sguardo,
facciamo uso solo dei cinque sensi.

(da Shirím 1962-2002)

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C’è un tono di sobria maturità in questi versi del poeta israeliano Ori Bernstein (Tel Aviv, 1936): l’amore che astrae dalla sua fisicità, che arriva ad esprimersi con la semplicità della presenza senza per questo diventare un’abitudine. Un amore consolidato che vive un tempo differente da quando lo si è costruito. E trovano ragione anche le parole di Elena Loewenthal su La Stampa dell’11 gennaio 2008: “Il tempo ebraico non ha mai perso il fiato, ha saputo sempre trovare il modo e lo spazio per respirare a pieni polmoni, con il naso puntato sulla pagina di un libro. Anche la poesia, che in ebraico ha un nome lieve uguale a quello del «canto», conosce questi ritmi lunghi, che scavalcano secoli come fossero stagioni”.

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image

FAIRFIELD PORTER, “EAST 11TH STREET, 1960”

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LA FRASE DEL GIORNO
Coloro che amano dovrebbero stare spesso silenziosi.
CHARLES MORGAN, La stanza vuota

2 commenti:

Vania ha detto...

...concisa ma "grande" racconto.

...da sempre l'uomo utilizza segni......e se non mi sbaglio l'uomo ha iniziato a farsi capire/comprendere con i segni???

ciaooo Vania

DR ha detto...

sì, quando le parole non servono, o sono superflue, o addirittura inutili o incapaci di espressione

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