domenica 18 marzo 2012

Braccianti del mare


ELIO PAGLIARANI

A TRATTA SI TIRANO

A tratta si tirano le reti a riva è il lavoro dei braccianti del mare
la squadra sono rimasti i vecchi vecchi che hanno sempre fatto
quel lavoro perché una volta non ce n’era molto di lavoro
da scegliere e vecchi che gli è rimasto soltanto quello di lavoro che dormono in piedi
che mangiano in piedi tirando la corda
Baiuchela se piove che abbia vicino la sposa
a tenergli l’ombrello intanto che è scalzo nell’acqua di mare
si tendono
i nervetti delle gambe si indietreggia ancheggiando in ritmo corale ci si sposta di fianco
la corda tesa come un elastico il fianco legato al crocco il tempo di ballo la schiuma
tira da sola legati col crocco alla corda si mangia si dorme al lavoro si balla
una danza notturna di schiavi legati alla corda propiziatoria del frutto
dopo la corda
la rete dove il raccolto guizza nel fondo…

...e Togna che dirà che disse mangiala
te Signore lassù che io sono stufo
buttando in aria un piatto di minestra
d’erbe, che dirà se vivrà sotto terra…

…tutte le notti ancora degli uomini
si conciliano il sonno lustrando coltelli che luccicano
dormono coi pugni stretti
si svegliano coi segni sanguigni delle unghie
sulle palme delle mani.
E invece ha senso pensare che s’appassisca il mare.

(da Lezioni di fisica e Fecaloro, Feltrinelli, 1968)

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Il poeta è anche la memoria, qualche volta addirittura la memoria storica, con la sua capacità di analizzare le cose e di fermare la corsa del tempo ritornando agli antichi ricordi come se fossero accaduti soltanto il giorno prima. Elio Pagliarani (1927-2012), il poeta romagnolo scomparso l’8 marzo, fa rivivere con la nostalgia per i giorni della gioventù e per quei personaggi che non ci sono più l’antica pesca alla tratta che si effettuava fino al primo dopoguerra nell’Adriatico, dal Veneto alle Marche: una barca posava la rete, che altrove è detta sciabica, sul fondale, sorretta da sugheri e zavorrata da piombi, in modo da formare un semicerchio; dalla riva due gruppi di persone ne tiravano i capi recuperando un abbondante pescato. Pagliarani, nativo di Viserba, vicino a Rimini esalta la fatica dei pescatori, la loro povera vita, il lavoro duro ed estenuante. E lo fa naturalmente con il suo dire volutamente piano e non lirico, senza guizzi che non siano quelli del dialetto e del dialogo, fino a quel verso finale vibrato come una coltellata.

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PESCA ALLA TRATTA A FANO © PUBBLICO DOMINIO

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LA FRASE DEL GIORNO
Terzo pescatore: “Padrone vorrei sapere come i pesci vivono nel mare”.
Primo pescatore: “Come gli uomini vivono in terra: i più grossi mangiano i piccoli”
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WILLIAM SHAKESPEARE, Pericle, principe di Tiro

2 commenti:

Vania ha detto...

...la Storia di vite normali...che molte volte merita di essere Storia di/in prima pagina.


...per la frase del giorno...nulla da aggiungere.:)
ciaooo Vania

DR ha detto...

la Storia è fatta di tante piccole storie, purtroppo ce ne dimentichiamo spesso

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