domenica 23 ottobre 2011

Ritorno alla città

 

ADAM ZAGAJEWSKI

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Sono tornato alla città
dove fui bambino e ragazzo
e un vecchio di trent’anni.
La città mi ha accolto con indifferenza,
i megafoni delle sue vie mormoravano:
non vedi che il fuoco brucia ancora?
non odi il ruggito delle fiamme?
Vattene.
Cerca in un altro posto.
Cerca
Cerca la tua vera patria.

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Quando il Nobel è stato assegnato a Tomas Tranströmer, molti hanno storto il naso: non lo conoscevano. Un altro poeta conosciuto solo dagli addetti ai lavori, da tempo candidato al Premio Nobel, è il polacco Adam Zagajewski (Leopoli, Ucraina, 1945), del quale già abbiamo letto l’ironica Senza flash. Qui lo troviamo invece alle prese con il ricordo, il doloroso ricordo di chi non trova più la sua patria: la sua famiglia fu infatti costretta ad abbandonare Leopoli per un espatrio forzato in Slesia quando la città, fino ad allora polacca, passò sotto il controllo dell’Unione Sovietica. Il poeta aveva quattro mesi quando i suoi genitori dovettero trasferirsi a Gliwice. Ecco come ne parlava in un’intervista pubblicata sul “Giornale di Vicenza” del 19 aprile 2011: “Io ho vissuto a Gliwice, in Slesia, che è ad un’ora di distanza da Auschwitz. La città dove sono cresciuto era una sorta di succursale di Auschwitz. Non potevo ignorare una cosa del genere. Però scrivere poesie serve a liberarti. C’è qualcosa di storico nella poesia, perché questa è il movimento dell’anima e quando tu combini storia e poesia, permetti di trovare alla storia un modo più semplice per sopravvivere”. La patria che non c’è, che non è quella dei giorni che si vivono, ma quelli del cuore. Continua Zagajewski: “Ho vissuto a Leopoli solo quattro mesi per cui non ho nessun ricordo di questa città. Però, dopo che la mia famiglia è stata espulsa e ci siamo trasferiti altrove, i miei famigliari parlavano sempre di Leopoli ricordandola come un posto bellissimo. Credo che tutti abbiamo un po’ l’idea di un’età dell’oro, di un tempo, di un luogo in cui tutto era paradiso. Buona parte della mia opera parla di questo sogno che non c’è più. Quella che per la mia famiglia è stata una terribile perdita, per me è stato un enorme dono: una città si è trasformata in un sogno. Leopoli è per me come Atlantide. Atlantide era un luogo bellissimo perché non è mai esistito”.

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PANORAMA DI GLIWICE © JAN MEHLICH

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LA FRASE DEL GIORNO
Adesso la poesia ha assunto un ruolo individuale per le persone. È come guardare un quadro o ascoltare Bach. Però ti fa sentire molto più umano.

ADAM ZAGAJEWSKI, Il Giornale di Vicenza, 19 aprile 2011

3 commenti:

Vania ha detto...

...molto Umana la frase del giorno...molto Umano questo scrittore.
ciao Vania

DR ha detto...

eh sì, la poesia rende più umani

Federica ha detto...

Bella e triste, ha ragione Vania, questo poeta è Umano.
A presto Federica

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