sabato 23 luglio 2011

Ti chiamano avvenire


ÁNGEL GONZÁLEZ

AVVENIRE

Ti chiamano avvenire
perché non vieni mai.
Ti chiamano: avvenire,
e aspettano che tu arrivi
come un animale mansueto
a mangiare dalle loro mani.
Ma tu rimani
al di là delle ore,
rintanato chissà dove.
...Domani!
E domani sarà un altro giorno tranquillo
Un giorno come oggi, giovedì o martedì,
o qualunque altra cosa ma non quello
che continuiamo ad aspettare, ancora, sempre.

(da Senza speranza con convinzione, 1961)

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È del 1961 questa poesia dello spagnolo Ángel González (1925-2008), appartenente alla cosiddetta Generazione del ‘50 o “figli della guerra”: le sue liriche mescolano rivendicazione sociale, riflessioni metafisiche e preoccupazione per il linguaggio. Possiamo allora comprendere perché questo futuro non arriva mai, se pensiamo al passato di Ángel: il padre morto quando lui aveva un anno e mezzo, un fratello assassinato dai franchisti, un altro esiliato, una sorella maestra estromessa dall’insegnamento perché repubblicana. E a questo aggiungiamo l’epoca dei primissimi Sessanta con l’automazione e l’alienazione, l’altro lato del boom economico. Il domani è sempre un passo più in là delle nostre vite e noi restiamo sempre lì ad aspettare e a sperare.

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image

Fotografia © Visual Photos

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LA FRASE DEL GIORNO
Speranza, ragno nero del tramonto.
ÁNGEL GONZÁLEZ

1 commento:

Vania ha detto...

...quanta "normalità" in questa poesia.
ciao Vania

...a domani.:))

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