sabato 23 ottobre 2010

Il labbro amaro

 

CECÍLIA MEIRELES

RITRATTO

Non avevo questo viso che ho adesso,
così calmo, così triste, così pallido,
né questi occhi così vuoti,
né il labbro amaro.

Né avevo queste mani senza forza,
così silenziose, così fredde, così morte;
io non avevo questo cuore
che ora nessuno vede.

Non ho sentito il mutamento,
così semplice, così certo, così facile:
in quale specchio si è perduta
la mia immagine?

.

Tutti prima o poi scrutando in uno specchio ci ritroviamo addosso qualche segno del tempo: una ruga, un capello grigio, una smagliatura… Fin che si è ancora relativamente giovani non ci si pensa, non ci si fa caso. Il tempo però prima o poi ci presenterà il suo conto. È il momento che racconta in questa poesia una delle voci più importanti del Modernismo brasiliano, Cecília Meireles (1901-1964), editrice e traduttrice di  Maeterlinck, García Lorca, Anouilh, Ibsen, Tagore, Rilke, Virginia Woolf, Puskin. Il suo autoritratto è l’impietosa constatazione dello scorrere degli anni, del fatto che la ragazza di un tempo non c’è più, che neppure l’amore più la rincorre. Amara poesia, amarissima. Allora, forza: su con le creme, avanti con le tinte…

.

 

Theo Van Rysselberghe, “Donna in uno specchio”, 1907

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LA FRASE DEL GIORNO
Pochi sanno essere vecchi.
FRANÇOIS DE LA ROCHEFOUCAULD, Massime

2 commenti:

Vania e Paolo ha detto...

..nessuna crema...nessuna tinta può nascondere la vecchiaia...l'ignoranza...la saggezza...l'educazione...la gentilezza....potrei continuare.

..magari riuscire tutti a vedersi allo specchio qualche ruga...ecc
ciao Vania

DR ha detto...

come mi hanno fatto notare sulla pagina Facebook del Canto delle Sirene, questa poetessa ha "rughe nel cuore"

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