venerdì 30 ottobre 2009

Carrieri e il viaggio

La poesia di Raffaele Carrieri, tarantino nato nel 1905 e scomparso nel 1984, sottende un’ansia di viaggio, un movimento continuo che si estrinseca in numerose poesie che raffigurano luoghi di questo mondo. Vive l’irrequietezza che sarà di Chatwin. La sua biografia, del resto è un susseguirsi di città e regioni: la Magna Grecia delle origini, l’Albania della fuga di casa, l’esperienza militare da quindicenne in Montenegro e a Fiume con D’Annunzio, i porti mediterranei da marinaio, il lavoro di gabelliere a Palermo, l’esperienza poetica a Parigi con la generazione dell’avanguardia artistica, i viaggi in Europa, la scelta di Milano come casa. Carrieri sembra cercare nel “movimento” la risposta alla naturale insoddisfazione dell’uomo, l’ancora di salvezza. Ogni nome geografico inserito nel collage delle sue poesie è un piccolo seme, un segno che racchiude in sé tutto un universo di esperienze e di memorie…

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IL MIO CORPO MI PORTA VIA

Il mio corpo mi porta via
E devo sempre ricominciare
Fuoco donna focolare
E la speranza per durare
Dove sono più fugace
Della stella che cade.
Il mio corpo mi porta via.
Mi taglia, mi ritaglia
Mi separa dall'arpa
Mi separa dall'amata.
Mi separa mi sparpaglia
Per deserti e cordigliere
Come sabbia nella sabbia.
Cieco vado col cieco vento,
Il mio corpo mi porta via.

(da “Canzoniere amoroso”, 1958)

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LETTERA DA PRAGA

a Mimi

Non andrò lontano
Con le tue belle
Scarpe d'inverno.
La sera non scendo
A vedere il cielo.
Dalla Torre le ore
Continuano a cadere,
E io sono triste.
Non vedo più i tigli,
i nostri vecchi tigli
Delle sere a Mála Strana
Se ne stanno sull'acqua.
Stanno i tigli
Sulla Moldava ad aspettarmi.

(da “Souvenir caporal”, 1946)


AVREI POTUTO AVERE

Avrei potuto avere a Bruges
Argento e sposa nubile,
A Gand onorata vecchiaia.
Sarei stato certamente
Influente a Marrakech:
Nei giorni di mercato
Avrei guarito cavalli
E scacciato i diavoli.
Chi disse Nordsee
Mi fece mutare
Cammino e malia.

Eccomi straniero a me stesso
In questo deserto di selci.

(da “Il trovatore”, 1953)

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PROMENADE DES ANGLAIS

Stamattina il vermouth
Ha il buon odore
Dei capelli giovani
E la musica americana
È più leggera
Della neve tritata
E del volo dei gabbiani.
Mare, pane salame
E la mia bella
Che si veste
Come una farfalla.

(da “La giornata è finita”, 1963)

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CARTOLINA A MARY

a Mary de Rachewiltz

Poco fa, cara, volavo.
Ottomila metri
Sopra la Francia
Poco più larga
Di un bacile da barba.
Ora eccomi a terra:
La solita malattia
Del cadere
Del ricadere.

(da “Io che sono cicala”, 1967)

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Raffaele Carrieri in posa per Salvatore Fiume

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LA FRASE DEL GIORNO
Un viaggio è come una rappresentazione dell'esistenza, per sintesi, per concentrazione di spazio e tempo; un po' come il teatro, insomma: e vi si ricreano intensamente, con un fondo di finzione inavvertito, tutti gli elementi, le ragioni e i rapporti della nostra vita.
LEONARDO SCIASCIA, Il mare colore del vino

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