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mercoledì 30 aprile 2025

Resta, le dissi


OMAR LARA

COPRIFUOCO

- Resta,
le dissi
E
la toccai.

(da Il quaderno di Soyda, 1991)

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Sei sole parole, che con la settima del titolo raccontano un'intera storia in questa poesia del cileno Omar Lara, capace di trasformarsi in un microracconto in cui al lettore è demandato il compito di ricostruire tutto il programma successivo.

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JACK VETTRIANO, "ANGELI CADUTI"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ma ci sono amore mio / luoghi e destinazioni che sembrano essere / dall'altra parte della mappa / invisibili ma certi.
OMAR LARA, Isole galleggianti

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Luis Omar Lara Mendoza (Nohualhue, Teodoro Schmidt, 9 giugno 1941 - Concepción, 2 luglio 2021), poeta, traduttore ed editore cileno. Fondatore della rivista Trilce, vi accorpò la generazione poetica che sarà dispersa dal golpe militare del 1973. Fu esule in Perù e poi a Bucarest e Madrid. La sua poesia tratta la nostalgia del passato, l’amore e la fugacità del tempo.


martedì 29 aprile 2025

I leoni nella notte


SERGIO SOLMI

I LEONI

Urlavano i leoni nella notte,
gonfiavano nel buio, dardeggiavano
l'ugola in fiamme al fanciullo atterrito.
Di sotto al vecchio armadio, d'improvviso
si stendeva la zampa imperiosa,
si stirava, graffiava l'impiantito.
Venne un giorno, scomparvero i leoni.
Non c'erano
alla stazione di Sovilla, sotto
le nuvole ronzanti, s'anche uscivano
dal gioco scomparendo
nel grano verde e i compagni, se presso
volavano i rametti al doppio colpo
lassù, dell'arboreo cecchino.
                                Non c'erano
più tardi,
nella città divampante, nei laghi
di fosforo, a filo
della pistola, nella gabbia cieca
del prigioniero.
                       Oggi che l'ombre
della sera s'infoltano, qualcosa
nel buio si rimuove, silenziosi
dall'infanzia ritornano i leoni?
Ah, ch'io più non ne tremi, ch'io con fermo
cuore m'avvii, ridiscenda
sulla soglia, a incontrarli.

(da Poesie complete, Adelphi, 1974)

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Le misteriose apparizioni dei leoni, immaginario delle paure infantili, popolano questa poesia di Sergio Solmi e in breve vengono soppiantati dall'incubo dei cecchini, dalle detonazioni sul campo di battaglia - Solmi fu un "Ragazzo del'99", giovane ufficiale di fanteria durante la Prima guerra mondiale. E ancora si trasformano nei bombardamenti della Seconda guerra mondiale, nella cella dove fu recluso da partigiano a San Vittore. E forse sono pronti a ritornare dall'infanzia i leoni, ora che il poeta è ormai anziano.

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DIPINTO DI ERIC WILSON

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Eppure, e forse perciò stesso, soltanto le passioni possono farci veramente conoscere qualcosa di noi. L'odio l'amore, il disgusto, l'umiliazione, soprattutto l'umiliazione. Essa incide spesso in noi un pensiero rigoroso, come un lampo, nella notte, ci rivela le ramificazioni di una foresta.
SERGIO SOLMI, Corrente, anno III, n.7, 15 aprile 1940

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Sergio Solmi (Rieti, 16 dicembre 1899 – Milano, 7 ottobre 1981),  scrittore, poeta, critico letterario e saggista italiano. È stato poeta tanto originale quanto radicato nella tradizione italiana nonché felice traduttore. Come critico, si occupò di letteratura francese (Alain, Montaigne, Rimbaud), di paraletteratura e di Giacomo Leopardi.


lunedì 28 aprile 2025

La carezza


ALFONSINA STORNI

LA CAREZZA PERDUTA

Mi sfugge dalle dita la carezza senza motivo,
mi sfugge dalle dita. Nel vento, quando passa,
la carezza che vaga senza destino o meta,
la carezza perduta, chi la raccoglierà?

Stasera potrei amare con pietà infinita,
potrei amare il primo che incontrerò per strada.
Nessuno passa. Immoti, soli, i sentieri fioriti.
La carezza perduta qui attorno vagherà.

Viandante, se ti baciano sugli occhi questa notte,
se i rami son trascorsi da un docile sospirare,
se ti preme le dita una piccola mano,
che ti afferra e ti lascia, ti prende e se ne va,

se mano non vedrai, né la bocca che bacia,
ed è l’aria che tesse l’illusorio baciare,
oh viandante che come il cielo hai gli occhi
me confusa nel vento saprai rintracciare?

(da Languore, 1920 - Traduzione di Silvio Raffo)

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È un desiderio d'amore quello che prova la poetessa argentina Alfonsina Storni. Desiderio di amare e di essere amata. Ma quel sentimento di calore umano resta inespresso, si disperde vanamente, va inesorabilmente perduto se nessuno riesce a coglierlo.

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HENRI MATISSE, "RAGAZZA ALLA FINESTRA, TRAMONTO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Sono un'anima nuda in questi versi, / un'anima nuda che, angosciata e sola, /  lascia i suoi petali sparsi.
ALFONSINA STORNI

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Alfonsina Storni Martignoni (Sala Capriasca, Svizzera, 22 maggio 1892 – Mar del Plata, 25 ottobre 1938), poetessa, drammaturga e giornalista argentina, esponente del modernismo. È nota per il suo stile letterario unico e per la sua audacia nell'affrontare argomenti all'epoca tabù.


domenica 27 aprile 2025

Mari sostitutivi


AURORA LUQUE

GEL

Preparo l'asciugamano. Mi tolgo le scarpe. Quella spugna
porosa e gialla che ho comprato all'osceno mercatino
turistico sull'isola di Hydra
quanto è docile sotto l'acqua quotidiana
tanti mesi dopo, in esilio.
All'improvviso il gel ricorda - la sua lattiginosa chiarezza,
la sua esatta consistenza - lo sperma del mito,
il corpo primitivo e squilibrato di Urano,
un sussurro di onde al largo
e una dea che toglie
i resti di un'altra schiuma dalle sue spalle.
Mi colpisce un'emozione così anacronistica,
un doloroso pulsare, profondo e assurdo,
per quel mare. Solo per quel mare. Sto cercando una dose
di mari sostitutivi.
Come potrei disintossicarmi?
Dipendo per la vita
da una droga. Dalla Grecia.

(da Carpe noctem, 1994)

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L'elemento mitologico raggiunge una geniale trasposizione in questi versi della poetessa spagnola Aurora Luque: il semplice compito quotidiano di insaponarsi con un gel sotto la doccia scatena l'immagine del mito di Urano che fece germogliare da Gea le Erinni, le ninfe e i Giganti; e ancora quella spugna acquistata in un mercatino di Hydra genera la nostalgia della Grecia, di quel suo mare, di quella sua storia.

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ALYSSA MONKS, "È LA VITA REALE?"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il corpo amato non è mai / solo un corpo.
AURORA LUQUE, Carpe noctem

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Aurora Luque (Almería, 20 settembre 1962), poetessa e traduttrice spagnola dal francese, dal latino e dal greco. Insegnate di greco antico a Malaga, nei suoi versi coniuga la tradizione con la modernità, realizzando una simbiosi tra il linguaggio classico e il discorso colloquiale.


sabato 26 aprile 2025

Ruscelli nascosti


MOYA CANNON

VIOLA D'AMORE

A volte l'amore muore,
ma a volte, ruscello su roccia porosa,
scivola nelle buie profondità di una collina,
si unisce ad altri ruscelli nascosti
per procedere cieco come i pesci bianchi che vi vivono.
Abbandona un alveo sotterraneo
per la grotta che scorre sotto di esso.
Invisibile, dà forma alla collina
e, come i ruscelli nascosti della viola d'amore,
la fa risuonare,
così che chi vi si aggira
si chiede perché la collina canti,
si chiede perché trovi dei pozzi.

(da La barca di pergamena, 1997)

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La viola d' amore è uno strumento a corda simile al violino, popolare nel XVII secolo. La sua caratteristica principale è quella di avere, oltre a sette corde tradizionali, altre sette corde nascoste, dette "simpatiche" perché vibrano in simpatia con le note suonate, creando un suono più ricco e caldo. A quella caratteristica fa riferimento la poetessa irlandese Moya Cannon, che ha sotto gli occhi il paesaggio carsico del Burren, nella contea di Clare, sulla costa centro-occidentale dell'Irlanda: l'acqua che scorre nascosta, rende comunque verde la brughiera come un amore finito che si riversa altrove.

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LE COLLINE CARSICHE DEL BURREN - FOTOGRAFIA © BOGMAN

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Dovunque provenga la musica, / deve provenire da uno strumento. / Forse è per questo che amiamo lo strumento migliore,  / quello che più ci somiglia.
MOYA CANNON, La barca di pergamena

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Moya Cannon (Dunfanaghy, 1956) poetessa e scrittrice irlandese. Nelle sue poesie, storia, archeologia, arte preistorica, geologia e musica sono porte d'accesso a una comprensione più profonda del nostro rapporto con la Terra e con il nostro passato.


venerdì 25 aprile 2025

La mano che ci distingue


ALFONSO GATTO

LA MANO

Ora che tutto è certo si fa ambigua
la speranza del tempo, la paura
d’averlo già fermato ad un’esigua
soglia di luce nella stanza oscura.

Ma questo conta: il limite, la mano
che ci distingue, il battere vicino
del cuore. Il cuore non è più lontano
complice e solo: tinto dal suo vino

dalla sua feccia, non è più che umano.

(da La storia delle vittime, 1966)

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È una poesia del tempo di guerra, questa di Alfonso Gatto, che scrive da una Milano occupata e che ha ascoltato per telefono dall'amico Giorgio "il clamore di Roma liberata". È stanco, "amaro, vile d'invidia". Rimane in lui quell'incertezza, quella debolezza, quel timore, quell'ansia che lascia "tutti desti nelle case, tutti muti".

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SCOTT HUTCHISON, "MANI #1"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Io credo che nel cuore di tutti gli uomini sopravvissuti alle stragi e agli orrori di quest'ultima guerra sia rimasta una durezza che non si scioglierà mai, tanto meno nelle parole.
ALFONSO GATTO, Poesie

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Alfonso Gatto (Salerno, 17 luglio 1909 – Orbetello, 8 marzo 1976), poeta e scrittore italiano. Ermetico, ma di confine, giornalista e pittore, insegnante di Letteratura all'Accademia di Belle Arti, collaboratore di “Campo di Marte”, la sua poesia è caratterizzata da un senso di morte che si intreccia al vivere.


giovedì 24 aprile 2025

Come un’allegoria


GIORGIO CAPRONI

BORGORATTI

Anche le vampe fiorite
ai balconi di questo paese,
labile memoria ormai
dimentica la sera.

Come un’allegoria,
una fanciulla appare
sulla porta dell’osteria.
Alle sue spalle è un vociare
confuso d’uomini – e l’aspro
odor del vino.

(da Come un’allegoria, 1934)

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Borgoratti è un quartiere di Genova, nella zona di Levante. Giorgio Caproni, poeta livornese che nel capoluogo ligure abitò dal 1922 al 1939, dedica alla località questi versi. Se la prima strofa è un bozzetto, quasi un dipinto macchiaiolo, la seconda è un'apparizione, talmente importante da dare il titolo a tutta la raccolta: è la Musa poetica che appare a evocare già alcuni degli stilemi cari a Caproni: l'osteria, il vino, la gente di passaggio, la città vecchia come un palcoscenico di personaggi.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Genova sempre nuova. / Vita che si ritrova.
GIORGIO CAPRONI, Il passaggio d'Enea

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Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990), poeta, critico letterario e traduttore italiano. Partito come preermetico attirato da uno scabro espressionismo, approdò a un ermetismo rivestito di un impressionismo idillico. Nella sua poesia canta soprattutto temi ricorrenti (Genova, la madre e Livorno, il viaggio, il linguaggio), unendo raffinata perizia metrico-stilistica a immediatezza e chiarezza di sentimento.


mercoledì 23 aprile 2025

E tu, my rose


VICTOR BOTAS

ORA

Una donna dagli occhi verdi camminerà ora
lungo Tottenham Court Road verso Oxford Street.
Un'altra, con i capelli neri, attraverserà ora
Via dei Fori Imperiali, con il Colosseo sullo sfondo.
Una terza probabilmente esce dalla bocca
della metropolitana di Parigi, proprio di fronte all'Etoile.
A Madrid, ci sarà una giovane ragazza che flirta eccitata
mentre beve una birra in un bar di Rosales,
vicino al tempio egizio:
E tu,
my rose, my rose?
                                           Forse
in questo momento stai guardando
il mare e non capisci
che lo porti tutto nei tuoi occhi.
                                                          Nel frattempo,
io ostinatamente ammazzo il tempo
in questa stanza grigia davanti a questo foglio.

(da Le rose di Babilonia, 1994)

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La lontananza dell'amore e la sopravvivenza della poesia alla vita sono i temi preferiti da Victor Botas, poeta spagnolo della Generazione del '77. E li lega in questi versi in cui - come dentro scatole cinesi - lo sguardo poetico si muove come una macchina da presa in carrellate che inquadrano alcune donne che si muovono in varie parti del mondo per approdare infine all'amata, alla "my rose" che si trova chissà dove mentre l'autore scrive.

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FOTOGRAFIA © STOCKSNAP/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Sarà sola, / come soli sono coloro che, in un modo / o nell'altro, forse sono diversi. / E non sospetterà che un pomeriggio / mi stava dettando una poesia.
VICTOR BOTAS, Retorica

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Víctor Botas (Oviedo, 24 agosto 1945 - 23 ottobre 1994), poeta e scrittore spagnolo appartenente alla generazione poetica del '77. La sua opera si inserisce in un secondo periodo generazionale i cui autori non hanno seguito la "dissidenza" dei poeti più recenti, ma hanno cercato di modulare le tradizioni precedenti senza rompere con esse.


martedì 22 aprile 2025

Quelli usati


BERTOLT BRECHT

FRA TUTTI GLI OGGETTI

Fra tutti gli oggetti i più cari
sono per me quelli usati.
Storti agli orli e ammaccati, i recipienti di rame,
i coltelli e forchette che hanno di legno i manici,
lucidi per tante mani: simili forme
mi paiono di tutte le più nobili. Come le lastre di pietra
intorno a case antiche, da tanti passi lise, levigate,
e fra cui crescono erbe, codesti
sono oggetti felici.
Penetrati nell’uso di molti,
spesso mutati, migliorano forma, si fanno
preziosi perché tante volte apprezzati.
Persino i frammenti delle sculture,
con quelle loro mani mozze, li amo. Anche quelle,
vissero per me. Lasciate cadere, ma pure portate;
travolte sì, ma perché non troppo in alto stavano.
Le costruzioni quasi in rovina
hanno l’aspetto di progetti
incompiuti, grandiosi; le loro belle misure
si posson già indovinare; non hanno bisogno
ancora della nostra comprensione. E poi
han già servito, sono persino superate. Tutto
questo mi fa felice.

(da Poesie, Einaudi, 1959 - Traduzione di Ruth Leiser e Franco Fortini)

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Non è la materia che determina il valore degli oggetti, neanche l'utilità. È qualcosa di inafferrabile, quello che chiamiamo valore affettivo, ma anche l'abitudine, oppure può intervenire un'inesplicabile senso estetico o la condizione perduta dell'oggetto stesso. E questo loro valore fa felice il poeta tedesco Bertolt Brecht, che, come nota Henri Lefebvre: "ha percepito il contenuto epico della vita di tutti i giorni: la durezza di azioni ed eventi, la necessità di giudicare. A questo si aggiunga una astuta consapevolezza dell'alienazione da ritrovare nella vita quotidiana".

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ANDREY MOROZOV, "NATURA MORTA CON TEIERA E ROSE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La vita mi ha insegnato che, come ogni amore non corrisposto, anche quello per le cose alla lunga si paga.
ADOLFO BIOY CASARES, Dormire al sole

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Eugen Bertolt Friedrich Brecht (Augusta, 10 febbraio 1898 - Berlino Est, 14 agosto 1956), teorico del teatro, poeta, regista e drammaturgo tedesco, è noto soprattutto per le opere teatrali: “L’opera da tre soldi”, “Madre Coraggio e i suoi figli”, “Vita di Galileo”.


lunedì 21 aprile 2025

L’Angelo, distante e vicino


CARLO BETOCCHI

SULL’ORE PRIME

Son l’ore prime, le solite, le ore
che la vita me ne ha chieste tante;
l’ora che al già Risorto, che «non è
più qui», tien dietro l’Angelo, distante

e vicino alla vita: che un motore
stacca in fondo alla via la sua fatica,
e parte: e ch’io resto, solo, all’antica
vicissitudine, cui non val arte

di sorta, altro che il principiare, e sia
come sia, con quel gettar di dadi
che è già scontato, che se stesso oblia,

che va crescendo d’effetto per gradi,
vola il colombo, si schiara la via,
o vita, come lenta persuadi.

(da L’estate di San Martino, Mondadori, 1961)

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E sì che mi son capitati, forse, più malanni che contenti. Ma sarà per quell’accoglienza che gli faccio, quando il dolore capita, che per modo di dire chiamerò riflessiva, ma riflessiva non è – come sa chi mi conosce – perché per me non consiste che nell’adottare un comportamento, che in questo caso è la pa­zienza: la pazienza, poi, si fa compagnia col tempo che passa: sarà per questo, dico, che in tale passaggio anche i malanni, le pene, quand’hanno visto che la pazienza va d’accordo col tempo, cominciano a mutare viso”: meditando sulla Resurrezione e sull’Angelo apparso alle donne, il poeta torinese Carlo Betocchi illustra la sua filosofia cristiana, il suo accettare la sofferenza come Giobbe, consapevole di essere “un poveraccio, questi che vuole / ciò che il mondo non vuole, solo amore”.

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FOTOGRAFIA © CHIEM SEHERIN/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Mi torna spesso alla mente la frase che scrisse San Paolo ai Corinti, dopo aver recitato le sue infinite tribolazioni: «Se c’è da vantarsi, io vanterò gli atti della mia debolezza». Che stupenda parola! Anzi, proprio, che parola della poesia. Perché i poeti non sono mica de­gli spiriti forti.
CARLO BETOCCHI, Diario della poesia e della rima

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Carlo Betocchi (Torino, 23 gennaio 1899 – Bordighera, 25 maggio 1986), poeta e scrittore italiano. Fra i poeti ermetici è considerato una sorta di guida morale. Tuttavia, contrariamente a loro, fondava le sue poesie non su procedimenti analogici che evocano significati, ma su un linguaggio diretto, sul realismo e sulla tensione morale.


domenica 20 aprile 2025

Le campane suonano


STELIOS SPERANTZAS

RESURREZIONE

Resurrezione. E piena di gioia,
la mia anima è sbocciata come un giglio.
E apro le ali del desiderio,
in alto nella luminosa
alba azzurra, per diventare anch'io una stella.

Resurrezione. Le campane suonano.
E tutti gli alberi fioriscono ovunque.
In questo mondo
coloro che seminano odio imparino ad amare e dicano:
«Oggi Cristo è risorto».

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Domenica di Pasqua. Affido gli auguri per questa giornata di festa al poeta greco Stelios Sperantzas, che associa la pienezza della gioia spirituale a quella della primavera, e chiude i suoi versi con il tradizionale saluto pasquale ortodosso, “Xριστός Aνέστη” (Christòs anèsti), ovvero “Cristo è risorto”.

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PIERO DELLA FRANCSCA, "RESURREZIONE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Schiudete i cuori: in essi erompa intera / di questo dì l’eterna giovinezza; / io passo e canto che vita è bellezza, / passa e canta con me la primavera.
ADA NEGRI, Maternità

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Stelios Sperantzas (Smirne, 1888 – Atene, 6 giugno 1962), poeta e scrittore greco. Medico e professore universitario, fu scrittore prolifico: poeta tradizionale, emotivo, particolarmente sensibile ai temi patriottici e alla letteratura per l’infanzia, cui  dedicò gran parte della sua opera.


sabato 19 aprile 2025

I giunchi sonori


RICARDO GÜIRALDES

SOLO

La pianura si perde nella sua imponenza.
Il pomeriggio, singhiozzando viola, acquieta
le vene colorate,
che purifica.

Dalla valle i giunchi sonori,
in rosso e oro,
trattengono brandelli di colore,
che oziano, lenti,
nei loro ultimi momenti.

Non ci sono né uomini né paesi.

Polvaredas, 1914

(da La campanella di cristallo, 1915)

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Un tramonto sul fiume che attraversa la pampa: il poeta modernista argentino Ricardo Güiraldes ne legge i colori riportandoli con poche pennellate e ascolta la musica suonata dalle canne di un giuncheto mosse dalla brezza.

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FOTOGRAFIA © FRANCESCO UNGARO/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Creare visioni di luoghi futuri sapendo che saranno sempre lontani, irraggiungibili come tutti gli ideali. Fuggire il vecchio. Osservare la riva che fende l'acqua schiumosa e pesante. Allontanarsi da ciò che è noto. Bere quello che arriva. Avere un'anima di prua.
RICARDO GÜIRALDES, Don Segundo Sombra

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Ricardo Güiraldes (San Antonio de Areco, 13 febbraio 1886 – Parigi, 8 ottobre 1927), poeta e scrittore argentino. Con Borges e Rojas Paz fondò la rivista Proa, con la quale intervenne nel movimento d'avanguardia modernista.  La sua opera oscilla tra il mondo elementare dell'infanzia nella pampa e quello raffinato della cultura europea.


venerdì 18 aprile 2025

Frange di cera


JOAN LLACUNA I CARBONELL

MATTINA DI VENERDÌ SANTO

Il silenzio accarezza il mio cuore
con caldi vortici.

Le mie scarpe hanno
riflessi bluastri

e hanno il colore del tornasole
le ombre

Tutto l'azzurro del cielo
sull'asfalto.

L'unghia del pollice destro
presenta ancora delle frange di cera.

(da Nyora, 1935)

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Molto sentita in Spagna, e soprattutto in Catalogna, è la tradizione pasquale: il poeta catalano Joan Llacuna i Carbonell ci porta all’interno di un Venerdì Santo, nelle sue ore del mattino fatte di meditazione e di silenzio, Una serie di immagini interiorizzate dei cambiamenti della luce attraverso la cui giustapposizione viene suggerito il percorso della processione mattutina, scandita dall’azzurro cielo di primavera e dal vivido bagliore delle fiamme delle candele.

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FOTOGRAFIA © JULIE RACCUGLIA/FLICKR

.OGRAFIA


  LA FRASE DEL GIORNO  

Egli moriva per un sogno / Ed era molto mite, / Nei suoi occhi splendeva una luce / Che gli uomini fanno molta strada per trovare.
COUNTEE CULLEN

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Joan Llacuna i Carbonell (Igualada, 15 ottobre 1905 – Burzet, Francia, 6 agosto 1974), poeta catalano. Collaboratore delle riviste Ariel e La Revista di López-Picó. Da giovane sviluppò un interesse per la letteratura e la poesia e imparò a leggerla da autodidatta. Nello stesso tempo, si risvegliò in lui una profonda coscienza religiosa.


giovedì 17 aprile 2025

L’aria che non stanca


BIAGIA MARNITI

VAGABONDAGGIO

Ho cercato l’aria che non stanca
e stordisce di fresche attese.
ho ascoltato le conchiglie del mare
sulla sabbia leggera, irrequieta.
Foglie al vento, voci strane di echi
e il moto lento dell’acqua
verso i piccoli gorghi accesi.
Scie luminose di sole
e fiori e fiori.

(da Implacabili indovinelli 1941-2003, Manni, 2003)


È un vagabondaggio questo della poetessa pugliese Biagia Marniti non solo tra l’aria di primavera e il mare, tra il bagnasciuga mosso dalla brezza e le conchiglie, tra le lame di sole che tagliano l’acqua e i fiori colorati: è anche un vagare tra le sensazioni, un’esplorazione del sentire stesso.

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FOTOGRAFIA © TIM MOSSHOLDER/UNSPLASH

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Mondo di cristallo t’infrangi. / L’alto frutto non posso cogliere, Amore.
BIAGIA MARNITI, Implacabili indovinelli

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Biagia Marniti, pseudonimo di Biagia Masulli (Ruvo di Puglia, 15 marzo 1921 – Roma, 6 marzo 2006), poetessa, giornalista e bibliotecaria italiana. Allieva di Giuseppe Ungaretti virò dall’iniziale Ermetismo con vista soggettiva a un realismo oggettivo reso essenziale.


mercoledì 16 aprile 2025

Un ago in un pagliaio


OMAR LARA

POTERE

Passiamo attraverso i muri
e vediamo sott'acqua,
parliamo con esseri di altre epoche
e prevediamo il futuro,
troviamo un ago in un pagliaio
e lo perdiamo, oh dio.

(da I buoni giorni, 1972)

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A cosa serve tanta forza? A che serve il potere se riusciamo finalmente a trovare la rarità che ricerchiamo - la felicità, la salute, l'amore - e per caso, dabbenaggine o destino, la perdiamo? Il poeta cileno Omar Lara usa la bellissima metafora dell'ago nel pagliaio per esemplificare questa moderna parabola..


IMMAGINE GENERATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

È un dato di fatto che non salirò mai sulle vette / delle Grandi Montagne dell'Himalaya; / È scritto che gli uomini lì diventano dei / e il potere temibile della natura diminuisce gli esseri / e le loro passioni a una dolce indolenza.
OMAR LARA, Le buone maniere

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Luis Omar Lara Mendoza (Nohualhue, Teodoro Schmidt, 9 giugno 1941 - Concepción, 2 luglio 2021), poeta, traduttore ed editore cileno. Fondatore della rivista Trilce, vi accorpò la generazione poetica che sarà dispersa dal golpe militare del 1973. Fu esule in Perù e poi a Bucarest e Madrid. La sua poesia tratta la nostalgia del passato, l’amore e la fugacità del tempo.


martedì 15 aprile 2025

Per chi scrive il poeta?


LASSE SÖDERBERG

IL POETA SCRIVE PER IL VENTO

Per chi scrive il poeta?
Per tutto ciò che vaga e soffre,
per tutto ciò che viene incessantemente abbattuto,
annientato. Per i ciottoli grigi,
perché sono simili agli uomini.
Per tutti e per nessuno.

(da L'impermanente, 1963)

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Il verso è in continua elaborazione: può essere un flusso continuo ma capace di disperdersi in mille rivoli, lasciarsi portare via come le foglie per atterrare chissà dove, o meglio come un seme, che può attecchire da qualche parte. Il poeta svedese Lasse Söderberg affida le sue poesie a quel refolo o turbine che porta via ogni cosa.

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VLADIMIR KUSH, "DIARIO DI SCOPERTE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Sono un confidente di selce / e sento solo ciò che è perduto. / La mia unica missione è questo mondo.
LASSE SÖDERBERG

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Lasse Söderberg  (Stoccolma, 4 settembre 1931),  poeta, scrittore, traduttore e critico letterario svedese.  Dal 1987 al 2006 è stato l'ideatore e direttore delle Giornate Internazionali della Poesia a Malmö. Söderberg è attivo nella letteratura latinoamericana da oltre cinque decenni, con traduzioni e interpretazioni, tra gli altri, di Octavio Paz.

lunedì 14 aprile 2025

Qualcosa che non sapremo mai


LUCIAN BLAGA

EVA

Quando il serpente porse ad Eva la mela,
le parlò con una voce che tintinnava.
tra le foglie come una campanella d'argento.
Ma accadde che più tardi una voce ancora più bassa
le disse qualcosa all'orecchio
un sussurro appena,
qualcosa che non è nelle Sacre Scritture.

Nemmeno Dio stesso poté sentirla
anche se ascoltava.
Ed Eva non volle dirlo a nessuno,
neppure ad Adamo.
Da allora la donna cela sotto le palpebre
un mistero,
e muove le ciglia come per dire
che sa qualcosa
che non sapremo mai,
quello che nessuno sa,
nemmeno Dio stesso.

1919

(da I poemi della luce, 1919)

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"Qualcosa che non sapremo mai": il mistero dell'universo femminile è nascosto in questa rilettura del poeta rumeno Lucian Blaga di uno dei più celebri episodi della Genesi, la tentazione di Eva da parte del serpente. E quel "qualcosa" è veramente speciale, tanto da essere ignoto persino a Dio.

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ILLUSTRAZIONE © DANDDDIGITALDELIGHTS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Bella, / hai gli occhi così neri che di sera / quando appoggio la testa sul tuo grembo / mi sembra / che i tuoi occhi profondi sian la fonte / da cui corre la notte misteriosa alle valli / e suoi monti e le piane / inondando la terra / con un mare di tenebre. / Così neri i tuoi occhi, / luce mia.
LUCIAN BLAGA, I poemi della luce

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Lucian Blaga (Lancrăm, 9 maggio 1895 – Cluj-Napoca, 6 maggio 1961), filosofo, poeta e drammaturgo rumeno. Nei suoi versi ha perfezionato una lirica di ampia apertura metafisica, inserendo nelle tradizioni rumene le esperienze poetiche contemporanee e in primo luogo l'espressionismo tedesco.


domenica 13 aprile 2025

In un porto deserto


ENRIQUE BADOSA

FILOSOFIA

L'«Achille» non arriva. Cosa sta succedendo?
Non ci viene detto dove si trovi l'«Achille»
che aspettiamo da tanto tempo
in un porto deserto.
Non ci sono tempeste né cattive notizie
in arrivo dall'alto mare. Tutti i fari
si illuminano con i loro colori e l'«Achille»,
scortato dalla calma e dai gabbiani,
dovrebbe aver già lasciato Mitilene.
Infine, prua al sole, si avvicina con l'alba
e ben comprendiamo il ritardo:
nella sua scia di azzurro meditativo,
è andato raccogliendo isolotti e crepuscoli,
tempeste naufragate,
vecchi venti stanchi
e qualche altro astro che si
avvicinava troppo al mare.
Navighiamo a bordo dell'«Achille»,
più lentamente, appesantiti dalle ore
e da tutto ciò che non sapremo mai vedere,
se non resterà impigliato nelle reti
della sua meditativa scia azzurra.

(da Mappa della Grecia, 1979)

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Quello del viaggiatore - non del turista - è un tempo diverso, è un tempo dilatato che raccoglie tutte quante le impressioni. Che importa, come in questo caso narrato dal poeta spagnolo Enrique Badosa, se un'imbarcazione non arriva? Sta portando in giro tutto un mondo con sé.

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FOTOGRAFIA © LYDIA GRIVA/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il viaggio ci ricorda tutto quello che non sappiamo, cioè praticamente tutto.
JONAH LEHRER, Internazionale, 9 settembre 2011

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Enrique Badosa Pedro (Barcellona, 21 marzo 1927 – 31 maggio 2021), poeta e giornalista catalano in lingua spagnola. Laureato in Lettere e Filosofia, giornalista di ABC, scrisse 21 raccolte poetiche dallo stile elegante sostenute da una solida cultura classica. Fu traduttore in catalano di Orazio e di poeti francesi e in spagnolo di opere medievali catalane.


sabato 12 aprile 2025

Amy Lowell


Figura interessante è quella della poetessa statunitense Amy Lowell. Due persone furono importanti nella sua vita: la prima fu l'attrice Ada Dwyer Russell, incontrata nel 1912, che divenne la sua compagna e la sua Musa, soggetto di molte delle sue opere più erotiche; la seconda fu il poeta Ezra Pound, conosciuto durante un viaggio in Inghilterra, che ebbe subito una grande influenza sul suo lavoro e la indirizzò all'Imagismo.

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FOTOGRAFIA © MOFFETT/HARVARD LIBRARY

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INTERLUDIO

Quando avrò sfornato torte bianche
e grattugiato mandorle verdi per glassarle;
quando avrò spiccato le corone verdi dalle fragole
E le avrò accatastate a punta di cono, su un vassoio blu e giallo;
quando avrò lisciato la cucitura del lino che ho lavorato;
allora?
Domani sarà lo stesso:
torte e fragole,
e aghi dentro e fuori dalla stoffa.
Se il sole è bello sui mattoni e sul peltro,
quanto più bella è la luna,
che scende obliqua tra i rami arricciati di un susino;
la luna,
che ondeggia su un letto di tulipani;
la luna,
ancora,
sul tuo viso.
Tu brilli, Amore,
Tu e la luna.
Ma qual è il riflesso?
L'orologio suona le undici.
Penso che, quando avremo chiuso e sbarrato la porta,
la notte fuori
sarà buia.

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LA BANDERUOLA PUNTA A SUD

Separo le tue foglie,
una ad una:
le foglie esterne rigide e larghe;
le più piccole,
piacevoli al tatto, venate di porpora;
le foglie interne smaltate.
una ad una
ti ho separata dalle tue foglie,
finché non sei rimasta come un fiore bianco
a oscillare leggera nel vento della sera.

Fiore bianco,
fiore di cera, di giada, di agata non striata;
fiore con superfici di ghiaccio,
con lievi ombre cremisi.
Dov'è in tutto il giardino un tale fiore?
Le stelle si affollano tra le foglie di lillà
per guardarti.
La luna bassa ti illumina d'argento.

Il bocciolo è più del calice.
Non c'è niente che possa eguagliare un bocciolo bianco,
di nessun colore, e di tutti,
brunito al chiaro di luna,
spinto su un vento che oscilla dolcemente.

(da Immagini del mondo fluttuante, 1919)

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Altre poesie di Amy Lowell sul Canto delle Sirene:



  LA FRASE DEL GIORNO  

L’arte è il desiderio di un uomo di esprimere se stesso, di registrare le reazioni della sua personalità al mondo in cui vive.
AMY LOWELL

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Amy Lawrence Lowell (Brrokline, Massachusetts, 9 febbraio 1874 – 12 maggio 1925), poetessa statunitense della scuola imagista, che promosse il ritorno ai valori classici e alla precisa immediatezza delle immagini. Vinse il premio Pulitzer, postumo, nel 1926. Suo riferimento poetico fu Ezra Pound, sua musa la compagna di vita Ada Dwyer Russell.


venerdì 11 aprile 2025

Tenero salice


JOSÉ JUAN TABLADA

IL SALICE

Tenero salice,
quasi dorato, quasi ambrato,
quasi luce.

(da Un giorno... poesie sintetiche, 1919)

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Poesie sintetiche che descrivano il giorno: così il poeta messicano José Juan Tablada portò avanti la sua poetica sperimentale raccontando come se fosse un enorme puzzle il giardino, tessera per tessera, dagli alberi, ai fiori, dal cielo alle nuvole, dagli insetti agli uccelli. E il fresco salice di primavera è una perfetta metafora di colori che si trasformano in luce.

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FOTOGRAFIA  MARKUS SPISKE/UNSPLASH

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Arte, con la tua spilla dorata / ho voluto appuntare sulla carta / le farfalle del momento.
JOSÉ JUAN TABLADA, Un giorno... poesie sintetiche

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José Juan Tablada Acuña (Coyoacán, 3 aprile 1871 - New York, 2 agosto 1945), poeta, giornalista e diplomatico messicano. Riconosciuto come l'iniziatore della poesia messicana moderna, ebbe molta influenza orientale da un viaggio in Giappone. Nei suoi scritti fece un uso indiscriminato di metafore, precorrendo gli Ultraisti.


giovedì 10 aprile 2025

Colore


JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

COLORE

Colore che, per un attimo, il fumo
prende dal sole che gli passa sopra;
La mia vita, la mia vita,
fugace e colorata!

(da Canzone, 1935)

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"Ci sono ore di tutti i tipi e di tutti i colori; e l'anima si muove, come un giocattolo di cose provenienti dall'esterno, a seconda di come sono e da dove provengono. La luce, la temperatura, il vento, il paesaggio, qualsiasi impressione è sufficiente a far emergere da noi una moltitudine di esseri diversi e talvolta opposti" scriveva il premio Nobel spagnolo Juan Ramón Jiménez in una lettera a Luisa Grimm nel 1909. Sensazioni che provengono dall'esterno e ci fanno vibrare l'anima, come i colori dei fiori o del paesaggio.

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EMIL NOLDE, "MARE E CIELO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

C'era una favolosa magia di colori ed essenze; / Era un crepuscolo di quelle / dolci primavere che la mia anima / vede vagare nei suoi ricordi.
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Rime

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JimenezJuan Ramón Jiménez (Palos de Moguer, 24 dicembre 1881 - San Juan, Portorico, 29 maggio 1958), poeta spagnolo premiato con il Nobel nel 1956, fu uno dei principali esponenti della Generazione del ’14 e del Modernismo. La sua ricerca poetica lo portò a privilegiare la poesia nuda ed essenziale, fatta solo di immagine e di parola al di là della musicalità esteriore.


mercoledì 9 aprile 2025

L’aria di primavera


EDWARD ESTLIN CUMMINGS

HAI DETTO: C'È

hai detto: C'è
qualcosa di
più bello
del mio corpo,
vivo o morto, da tenere tra le dita
(tremando appena)?
                    Guardandoti
negli occhi Niente, ho detto, tranne
l'aria di primavera che profuma del mai e del sempre.

…e attraverso il graticcio che si muoveva come
se una mano fosse toccata da
un'altra mano (che
si muoveva come se
le dita toccassero leggermente
il seno
di una ragazza)
        credi nel sempre, disse
il vento alla pioggia
Sono troppo occupata con
i miei fiori per credere, rispose la pioggia

(da &, 1925)

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L'uso spregiudicato delle maiuscole e della punteggiatura è uno dei particolari salienti della poetica di Edward Estlin Cummings. Dunque "Guardandoti" e Niente" ("Looking e "Nothing") qui in maiuscolo sono una chiave di lettura che il poeta statunitense ci suggerisce per questa che a tutti gli effetti è una dichiarazione d'amore che si bilancia sul filo del paradosso della sensualità eterna e di quella temporale della primavera, dell'amore fisico e di quello spirituale.

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MARC CHAGALL, "AMANTI"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

E il motivo per cui rido e respiro è oh amore.
EDWARD ESTLIN CUMMINGS, È

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Edward Estlin Cummings,  noto anche come e.e. cummings (Cambridge, 14 ottobre 1894 – North Conway, 3 settembre 1962),  poeta, drammaturgo, scrittore e saggista statunitense. È celebre per il suo uso poco ortodosso delle maiuscole e delle regole della punteggiatura, e per il fatto di servirsi delle convenzioni sintattiche in modo avanguardista e innovativo.


martedì 8 aprile 2025

Ritornare al giardino chiuso


LUIS CERNUDA

GIARDINO ANTICO

Ritornare al giardino chiuso,
che dietro gli archi del suo muro,
tra le magnolie de i limoni,
serba l’incanto delle acque.

Udire ancora nel silenzio,
popolato di trilli e foglie,
il sussurro caldo dell’aria
dove le anime antiche vagano.

Rivedere il cielo profondo
lontano, la torre slanciata,
fiore di luce sulle palme:
le cose tutte sempre belle.

Sentire ancora, come un giorno,
la spina acuta del desiderio,
mentre la gioventù trascorsa
torna. Sogno di un dia senza tempo.

(da Le nuvole, 1943 - Traduzione di Francesco Tentori Montalto)

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Il giardino di Prime poesie - "Nascosto tra le mura, / questo giardino mi offre / i suoi rami e le sue acque / di segreta delizia" - ritorna anni dopo provocando la nostalgia di Luis Cernuda. Ahimè, il tempo è passato e quel paradiso è perduto, lo sa bene il poeta spagnolo, ma vi ritrova comunque un momento di armonia, con la consapevolezza che già aveva allora dell'incessante fluire: "Ma il tempo già valuta / la potenza di quest'ora; / matura la sua misura, / fugge tra le sue rose".

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JOAQUÍN SOROLLA, "GIARDINO DI CASA SOROLLA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Dobbiamo goderci il momento come se durasse per sempre.
LUIS CERNUDA, Come chi aspetta l'alba

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Luis Cernuda Bidón (Siviglia, 21 settembre 1902 – Città del Messico, 5 novembre 1963), poeta spagnolo. Come molti poeti della "generazione del '27", dopo la guerra civile ha ricercato un'espressione poetica diretta, una tematica umana e oggettiva che rifiuta però una generica etichetta di realismo.