mercoledì 20 luglio 2016

Perché si amavano

 

VICENTE ALEIXANDRE

SI AMAVANO

Si amavano.
Pativano la luce, labbra azzurre nell’alba,
labbra ch’escono dalla notte dura,
labbra squarciate, sangue, sangue dove?
Si amavano in un letto battello, mezzo tra notte e luce.

Si amavano come i fiori le spine profonde,
o il giallo che sboccia in amorosa gemma,
quando girano i volti melanconicamente,
giralune che brillano nel ricevere il bacio.

Si amavano di notte, quando i cani profondi
palpitano sotterra e le valli si stirano
come arcaici dorsi a sentirsi sfiorare:
carezza, seta, mano, luna che giunge e che tocca.

Si amavano d’amore là nel fare del giorno
e tra le dure pietre oscure della notte,
dure come son corpi gelati dalle ore,
dure come son baci di dente contro dente.

Si amavano di giorno, spiaggia che va crescendo,
onde che su dai piedi carezzano le cosce,
corpi che si sollevano dalla terra e fluttuando...
Si amavano di giorno, sul mare, sotto il cielo.

Mezzogiorno perfetto, si amavano sì intimi,
mare altissimo e giovane, estesa intimità,
vivente solitudine, orizzonti remoti
avvinti come corpi che solitarî cantano.

Che amano. Si amavano come la luna chiara,
come il mare che colmo aderisce a quel volto,
dolce eclisse di acqua, guancia dove fa notte
e dove rossi pesci vanno e vengono taciti.

Giorno, notte, occidenti, fare del giorno, spazî,
onde recenti, antiche, fuggitive, perpetue,
mare o terra, battello, letto, piuma, cristallo,
labbro, metallo, musica, silenzio, vegetale,
mondo, quiete, la loro forma. Perché si amavano.

(Se querían, da La distruzione o amore, 1935 – Trad. Francesco Tentori Montalto)

 

Il Premio Nobel spagnolo Vicente Aleixandre (1898-1984), qui ancora nel pieno della sua fase surrealista, canta la forza dell’amore come l’unica capace di superare tutti i limiti dell’essere umano: “lo so chi ama e vive, chi muore e gira e vola. / So che lune si estinguono, nascono, vivono, piangono. / So che due corpi amano, due anime si fondono”. Nessuna alternativa esiste all’amore, forza radicale che distrugge ogni sentire e alla fine distrugge anche se stesso, essendo raggiungibile pienamente solo con la dissoluzione della forma e della vita stessa.

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Chagall

MARC CHAGALL, “SOPRA LA CITTÀ”, 1918 - MOSCA, GALLERIA TRETYAKOV

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LA FRASE DEL GIORNO
Corpo felice che mi fluisce tra le mani, volto amato dove contemplo il mondo.
VICENTE ALEIXANDRE, La distruzione o amore

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