lunedì 16 marzo 2015

Su quel muro rovente

 

VITTORIO SERENI

RIMBAUD

scritto su un muro

Venga per un momento la fitta del suo nome
la goccia stillante dal suo nome
stilato in lettere chiare su quel muro rovente.

Poi mi odierebbe
l'uomo dalle suole di vento
per averci creduto.

Ma l'ombra volpe o topo che sia
frequentatrice di mastabe
sfrecciante via nel nostro sguardo
irrelata ignorandoci nella luce calante…

Anche tu l'hai pensato.

Sparito. Sgusciato nella sua casa
di sassi di sabbia franante
quando il deserto ricomincia a vivere
ci rilancia quel nome in un lungo brivido.

Luxor, 1979

(da Stella variabile, 1981)

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Vittorio Sereni (1913-1983) segue le tracce di Arthur Rimbaud in Egitto: il poeta francese cercò in Africa risposte alla sua inquietudine – “La mia giornata è finita; abbandono l’Europa. L'aria marina mi brucerà i polmoni, i climi sperduti mi abbronzeranno” – trovandovi impiego come carovaniere, commerciante di caffè, mercante d’armi. Quel nome RIMBAUD, inciso a stampatello sul vecchio muro di una “màstaba”, una tomba della città di Luxor, non certamente dal poeta, ricorda a Sereni la travagliata esistenza del giovane francese, “l’uomo dalle suole di vento” come lo definì l’amico Paul Verlaine: la sua ombra, apparsa per un momento è sfuggita ancora una volta lasciando dietro di sé l’emozione della poesia.

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Rimbaud

FOTOGRAFIA © ALAN FILDES

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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivevo silenzi, notti, segnavo l'inesprimibile. Fissavo vertigini.
ARTHUR RIMBAUD, Una stagione all’inferno

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