venerdì 16 gennaio 2015

Perché è inverno

 

MARK STRANDMark Strand

L’ANNO NUOVO

È inverno, anno nuovo.
Nessuno ti conosce.
Via dalle stelle, dalla pioggia della luce,
giaci sotto il clima delle pietre.
Non c’è alcun filo che ti riconduca qui.
Gli amici s’assopiscono nel buio
del piacere e non possono ricordare.
Nessuno ti conosce.
Sei il vicino del nulla.
Non vedi la pioggia e l’uomo che s’allontana a piedi,
il vento sudicio che soffia le proprie ceneri per la città.
Non vedi il sole che trascina la luna come un’eco.
Non vedi il cuore ferito andare in fiamme,
i crani degli innocenti farsi fumo.
Non vedi le cicatrici dell’abbondanza, gli occhi senza luce.
È finita. È inverno, anno nuovo.
I mansueti trascinano la propria pelle in paradiso.
I disperati soffrono il freddo con quelli che non hanno
nulla da nascondere.
È finita e nessuno ti conosce.
Luce di stella alla deriva su acqua nera.
Vi sono le pietre nel mare che nessuno ha visto.
C’è una riva e la gente aspetta.
E niente ritorna.
Perché è finita.
Perché c’è silenzio invece di un nome.
Perché è inverno, anno nuovo.

(The New Year, da L’inizio di una sedia, Donzelli, 1999 – Traduzione di Damiano Abeni)

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È l’anno nuovo da ormai due settimane, ma è solo una constatazione cronologica. Il mondo è più o meno uguale a quello che ci ha lasciato in eredità l’anno vecchio, con l’aggiunta della accresciuta paura del fondamentalismo islamico dopo le stragi di Parigi e i massacri orrendi in Nigeria. Continua l’alienazione di sempre – dice il poeta statunitense Mark Strand (1934-2014) – continua nell’inverno che ha spogliato i rami e inaridito i terreni. Almeno fosse primavera…

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Eugene Lushpin

EVGENY LUSHPIN, “CREPUSCOLO AD AMSTERDAM”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'anno nuovo nasce sempre con un pericoloso precedente: l'anno vecchio.
PINO CARUSO, Ho dei pensieri che non condivido

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