mercoledì 18 luglio 2012

Sopra il muro bianco


GHIANNIS RITSOS

BLOCCO

Mare calmo con crepe impercettibili; una luce simulata
spalma le nuvole basse. Non ricordare,
non dimenticare. Il presente - dice; - quale presente? La notte
giunsero messaggeri muti, sedettero sulla scala di pietra,
tirarono fuori i fazzoletti, se li stesero sulle ginocchia,
poi li piegarono di nuovo. Partirono. Uno
aveva una cicatrice dalla tempia fino al mento. S'arrestò,
indicò in direzione del mare e si strinse la corda alla vita.
Allora posammo a terra le lampade a olio e vedemmo la nostra ombra
inerpicarsi pelosa, immensa, senza ossa, sopra il muro bianco.

(da Pietre, ripetizioni, sbarre, 1972 – Traduzione di Nicola Crocetti)

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Il mare è protagonista di tante poesie. Lo è anche di questa di Ghiannis Ritsos (1909-1990), ma il fratello azzurro qui incarna involontariamente le pareti di un carcere, come fu per Cesare Pavese lo Ionio a Brancaleone: Ritsos infatti scrive dall’esilio, dal campo di prigiona di Gyaros, dove è stato confinato dalla dittatura dei colonnelli, saliti al potere con un colpo di stato nel 1967. Ne uscirà due anni dopo, a seguito delle pressioni internazionali sul governo greco. La voce della poesia, comunque, ha continuato a volare libera, come si può apprezzare dai versi proposti.

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  image

ANNE DURHAM, “ACHLADIES BAY, SKIATHOS

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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivo un verso, / scrivo il mondo; esisto; esiste il mondo
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GHIANNIS RITSOS, Pietre, ripetizioni, sbarre

2 commenti:

Vania ha detto...

...ripeterei il commento che ho appena lasciato su Assolo di poesia....:)

...la poesia ...si apre a molteplici sfumature.

ciaoo Vania

DR ha detto...

la voce della poesia, appunto

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