venerdì 2 settembre 2011

Nei limiti mediocri dell’onesto


ALESSANDRO PARRONCHI

LIBERTÀ

Esclaves, ne maudissons pas la vie.
                                  Rimbaud

Ma dove vivi?
                     - In un mondo dove il pane
non si compra col ricatto. Dove il premio
non è, solo, di chi striscia. Dove amore
non si scambia con l'inganno, dove il vile
non è posto come esempio alla virtù.

- Questo mondo che dici è solo un sogno.
Oppure, quando esiste?

                                  - Quando puoi
sera e mattina e ogni momento stringerti
nei limiti mediocri dell'onesto,
curve le spalle al tuo lavoro, braccio
non mente o testa d'uovo o direttore
d'azienda, segretario o consulente,
ma servo, ma impiegato e salariato,
ma imputato che non fa passare sonni
tranquilli ai componenti del giurì.

- Perdi il meglio dell'oggi!
                                    - Non fa niente.
Un certo stacco dalla vita presente
mi consente più vivi scandagli in quel passato
che la memoria depura.
Il male in un momento è perdonato.
Ma il bene dura, paziente conquista,
e essendone convinto anche talvolta
m'esalto e alle mie ore son felice,
a dispetto dei molti onnipotenti.
Libertà vera è libertà dal male.
La morale del secolo somiglia
sempre a quella di donna un po' leggera.
Non ascoltarla tu se della schiera
sei di chi non dispera.
La paura del domani,
la fine orrenda del paesaggio è solo
fredda minaccia che non sfiora o tocca
la parola che disse: IL VECCHIO MONDO
PASSA ED ECCO CHE TUTTO SI RINNOVA.

(da Pietà dell’atmosfera, Garzanti, 1970)

.

Il coraggio dell’onestà, dell’umiltà, della dignità: è quello che teorizza questa poesia di Alessandro Parronchi. Soltanto passando attraverso l’onestà si può raggiungere la libertà, scansando i compromessi e le prostituzioni morali che aiutano a fare carriera, a salire dal ruolo di “servo” a quello di “testa d’uovo”. E se l’onestà diventa sinonimo di mediocrità, pazienza: in quell’aurea mediocritas risiede il bene, la coscienza di fare in modo pulito il proprio lavoro, con fatica e soddisfazione; è lì che si può trovare la vera felicità, quella che i potenti inseguono nel lusso senza riuscire a trovarla: se l’epigrafe di Rimbaud recita che “Schiavi, non malediciamo la vita”, le parole che chiudono la poesia, la frase finale della Seconda Lettera di San Paolo ai Corinti, ci rammentano che la felicità non si basa sui beni terreni, a dispetto di quello che spesso siamo tentati di credere, a dispetto di quello che il mondo vuole farci credere.

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image

GIOVANNI BENEDETTO CASTIGLIONE; “DIOGENE CERCA L’UOMO ONESTO”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'onestà è la più grande fra tutte le furberie perché è la sola che i disonesti non riescono mai a prevedere.
ALEXANDRE DUMAS FIGLIO

2 commenti:

Vania ha detto...

....avrei molto da dire.

...una utile lettura.
ciao Vania

DR ha detto...

in questi tempi ci sarebbe molto da dire, Vania...

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