sabato 20 novembre 2010

Parlano poco gli alberi

 

EUGENIO MONTEJO

GLI ALBERI

Parlano poco gli alberi, si sa.
Passano tutta la vita meditando
e muovendo i loro rami.
Basta guardarli in autunno
quando si riuniscono nei parchi:
soltanto i più vecchi conversano,
quelli che donano le nuvole e gli uccelli,
ma la loro voce si perde tra le foglie
e assai poco percepiamo, quasi niente.

È difficile riempire un piccolo libro
coi pensieri degli alberi.
Tutto in essi è vago, frammentario.
Oggi, ad esempio, mentre ascoltavo il grido
di un tordo nero, di ritorno verso casa,
grido ultimo di chi non attende un'altra estate,
ho capito che nella sua voce parlava un albero,
uno dei tanti,
ma non so cosa fare di quel grido,
non so come trascriverlo.

(da “Alcune parole”, 1976)

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Eugenio Montejo è un diplomatico venezuelano nato a Caracas nel 1938. Le sue poesie descrivono un mondo di lussureggiante natura, dove animali e piante a poco a poco si ergono a simboli, trascendendo dal loro essere parte del mondo per diventare corrispondenze, analogie, puri segni espressivi. Così questi alberi e il loro linguaggio a noi incomprensibile riescono a rendere la nostra posizione di fronte al creato, la nostra incapacità di coglierne il senso ultimo. Come osservatori, non possiamo fare altro che contemplare e registrare gli eventi, ben sapendo che la vita pienamente vissuta è quella degli animali, è quella delle piante.


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Fotografia © Teignbridge

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LA FRASE DEL GIORNO
Credo nella vita come territudine, / come grazia o disgrazia. / - Il mio desiderio più grande fu quello di nascere, / e ogni volta continua ad aumentare.
EUGENIO MONTEJO, Territudine

4 commenti:

Adriano Maini ha detto...

Nella poesia secondo me ci sono immagini molto belle, perché improntate a grande sensibilità culturale, ivi compreso l'amore per la natura. E condivido pienamente in modo laico.

DR ha detto...

la natura è una religione per molti: i pilastri di Baudelaire, i boschi di Rigoni Stern e Mauro Corona. È nella natura che ci sentiamo vivi, che possiamo apprezzare il nostro lato spirituale.

almacattleya ha detto...

Non potevo non leggere questo post visto il mio amore per queste creature di corteccia. E sono perfettamente concorde con l'ultima frase che hai scritto qui sopra.

Vania ha detto...

...molto bella la poesia.

...e direi che siamo parte della natura...e siamo "obbligati"...a trascrivere il nostro "grido".
ciao Vania

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