martedì 14 settembre 2010

L’estate che finisce


THOMAS MOORE

L’ULTIMA ROSA D’ESTATE

Ecco l’ultima rosa dell’estate
che va via sfiorendo da sola.
Tutte le sue graziose compagne
sono già appassite e scomparse.
Nessun fiore della sua famiglia,
nessun bocciolo di rosa le è vicino
a riflettere il lieve arrossire
a dare un sospiro per un sospiro.

Io non ti lascerò sola
mentre langui sul tuo stelo
Fino a che l’amore dorme,
va’ e dormi con loro.
Così gentilmente cospargo con i tuoi petali il letto
dove gli sposi del tuo giardino
giacciono senza profumo e inerti.

Possa io seguirti presto
quando gli amici partiranno
e le gemme cadranno dal cerchio brillante di luce.
Quando i veri cuori sono appassiti
e quelli affettuosi sono gonfi
Chi potrebbe abitare questo buio mondo, da solo?

 

 image

Mandy Budan, “Last rose of summer”

.

Questo lento declinare dell’estate mi lascia sempre una nota di malinconia, un leggero velo. È la consapevolezza che sì, ci saranno ancora giorni caldi e lunghi dove l’ozio si alterna a piccoli lavori e a brevi gite, ma già s’insinua il gusto dolciastro dell’autunno: le prime foglie che diventeranno gialle e cadranno, strappate dal vento e dalla pioggia; l’uva e i fichi zuccherini che appariranno sulle nostre tavole al posto delle pesche e delle prugne…

Soltanto un anno non mi è capitato di subire questa malinconia. Fu quando ero militare: la fine dell’estate significava abbreviare il periodo che avrei trascorso lontano da casa. Guardavo i pioppi dell’ippodromo di Merano perdere le loro chiome, i giorni accorciarsi impercettibilmente, sentivo l’aria diventare più frizzante e mi dicevo: bene, l’alba si avvicina. L’alba, allora come oggi, me ne rendo conto solo adesso, era la nuova primavera.

Il sentimento che ho descritto è quello provato dal poeta irlandese Thomas Moore (1779-1852), amico di Byron e Shelley. L’ultima rosa rimasta in giardino lo intristisce: vede le altre appassite, disfattesi sul prato, e prova l’impulso di distruggere anche quella, come per alleviarne la solitudine. Ne disperde i petali sul terreno, insieme agli altri. E si augura che quello sia anche il suo destino, non finire la vita in solitudine, senza amici e senza amore.

La poesia, puro romanticismo, è stata poi musicata da Beethoven, Mendelssohn e von Flatow, ed è divenuta un classico della musica celtica, come dimostra questa interpretazione dei Clannad:


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LA FRASE DEL GIORNO
Ma lei era del mondo dove le più belle cose / Hanno il peggior destino: / Da Rosa ha vissuto quanto vivon le Rose: / Lo spazio di un mattino.

FRANÇOIS DE MALHERBE

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