venerdì 27 novembre 2009

Cos’è la poesia? (XIII)

ALDA MERINI

LA MIA POESIA È ALACRE COME IL FUOCO

La mia poesia è alacre come il fuoco,
trascorre tra le mie dita come un rosario.
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnanànna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce.

(da “La volpe e il sipario”, 1997)

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Ecco un’altra delle tante facce della poesia: Alda Merini, la poetessa milanese recentemente scomparsa, canta l’impossibilità di raccogliere tutta quanta la poesia che c’è nel mondo: questa poesia che diventa preghiera e sofferenza e che pure sfugge come sabbia tra le dita. È anche l’incapacità di esprimerla completamente, anche se in realtà la Merini ne ha rivelata molta, e bellissima è l’immagine dell’umile paglia che può rifrangere solo una debole eco del suono, ben lontana dalle grancasse di certi intellettuali. Ma proprio qui sta la grandezza della poesia: nell’emozione del suo dire, nella semplicità del suo apparire, nell’abbassarsi per elevarsi.

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Marcello Bonfanti, “Alda Merini. Portrait of a poetress”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non cercate di prendere i poeti perché vi scapperanno tra le dita.
ALDA MERINI, Aforismi e magie

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