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giovedì 7 luglio 2016

Valentino Zeichen

 

Un altro poeta che se ne va, il terzo in pochi giorni dopo Yves Bonnefoy e Abbas Kiarostami: nella clinica Santa Lucia di Roma, dove si stava riabilitando dopo un ictus che lo aveva colpito a fine aprile, il 5 luglio è morto Valentino Zeichen. Nato a Fiume nel 1938 – data incerta, avvolta in un’aura di leggenda, così come il suo nome vero – viveva isolato in una baracca sulla Via Flaminia, dandy libero e solitario. Era stato “lanciato” da Elio Pagliarani che nel 1974 pubblicò la sua opera “Area di rigore” definendolo “un Gozzano dopo la Scuola di Francoforte, sempre però in un’aura che potremmo definire tra neoliberty e neocrepuscolarismo”. Dal maestro prende le indicazioni della neoavanguardia ma invece di innestare scienza e tecnica sul linguaggio poetico, si avvale di una fusione di codici, di ambiti semantici differenti: “Vado verso la sconclusione, smantellando ogni connessione, dimetto ogni nozione”.

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Zeichen

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da Area di rigore, 1974

INDIGNAZIONE

Segno (che sei) ingrato, ti farò espellere
dallo zodiaco del parquet
dell’Hotel des Bains,
avvertirò i sontuosi camerieri
di accoglierti con una salve al seltz
mentre la tua ottomana
si incendierà sulla spiaggia.
L’orchestra Melacrino eseguirà invano
                        «Amado Mio»
Se ti riavrai dallo spavento otterrai una parte
comunicante con me sul Ponte dei Sospiri
nel prossimo numero di Grand Hotel – tua Lux

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da Ricreazione, 1979

IL POETA

Presumibilmente,
sembro un poeta di alta rappresentanza
sebbene la mia insufficienza cardiaca
ha per virtù medica il libro «cuore».
Abito appena sopra il livello del mare
mentre la salute, la ricchezza, la purezza
e gli sport invernali
straziano oltre i mille metri.
Perciò mi ossigeno respirando l’aria
dei paradisi alpini
così arditamente fotografati
dagli scalatori sociali
nonostante la pericolosità dei dislivelli.

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da Neomarziale, 2006

 

POETICA

Nel tagliarmi le unghie dei piedi
il pensiero corre per analogia
alla forma della poesia;
questa pratica mi evoca
la fine perizia tecnica
di scorciare i versi cadenti;
limare le punte acuminate,
arrotondare gli angoli sonori
agli aggettivi stridenti.
È bene tenere le unghie corte
lo stesso vale anche per i versi;
la poesia ne guadagna in igiene
e il poeta trova una nuova Calliope
a cui ispirarsi: la musa podologa.

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PER LUCIO BATTISTI

Anche i poeti che fanno lo stage
nelle torri d’avorio, sull’Atlantico
dove meditano sui millenni
fischieranno un tuo motivo
come le sirene delle navi.
Non si conosce nostalgia
che non sia da lontananza
fin dalle frecce preistoriche degli addii.
Perciò le canzoni accompagnano le vite
mentre la buona poesia i secoli.

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LA FRASE DEL GIORNO
[La poesia] Come un ricorrente duplicato del Big Bang / simula la nascita dell’universo / a sua differenza possibile figlia d’ignoti
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VALENTINO ZEICHEN, Pagine di gloria




ZeichenValentino Zeichen, all'anagrafe Giuseppe Mario Zeichen (Fiume, 24 marzo 1938 – Roma, 5 luglio 2016), poeta italiano. La sua prima antologia poetica Area di rigore fu pubblicata nel 1974 con introduzione di Elio Pagliarani, che lo definì “un Gozzano dopo la Scuola di Francoforte, sempre però in un’aura che potremmo definire tra neoliberty e neocrepuscolarismo”.


mercoledì 6 luglio 2016

Abbas Kiarostami

 

Abbas Kiarostami, regista, poeta, fotografo e scultore iraniano è morto il 4 luglio in una clinica parigina dove era ricoverato per un intervento chirurgico. Nato a Teheran nel 1940, si era affermato nel cinema persiano fino alla vittoria della Palma d'oro al Festival di Cannes nel 1997 con “Il sapore della ciliegia”.

Ma in Iran la poesia è un diletto nazionale, è praticatissima. Non poteva l’animo poetico di un cineasta ignorare questa forma di espressione. Le sue poesie sono lampi, sembrano fermare il momento in cui il flash di una macchina fotografica illumina la scena: ne risulta una poetica delle piccole cose, delicata ed essenziale, dove spesso a spiccare è la purezza del bianco.

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Kiarostami

FOTOGRAFIA © TWITCH FILM

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Il vento porterà con sé
i fiori del ciliegio
sino al biancore delle nubi.

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È una bandiera di libertà
la mia camicia
sul filo della biancheria,
leggera e libera
dai legami del corpo
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(da Un lupo in agguato, Einaudi, 2003 - Traduzione di Riccardo Zipoli)

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*

Non sono tornati
fiumi che scorrevano
verso il mare
soldati che andavano
in guerra
amici che partivano
verso terre lontane.

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Vicini di casa
sui fili del bucato
hanno steso poesia,
in aprile.

(da Il vento e la foglia, Le Lettere, 2014 - Traduzione di F. Mardani)

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Vedi anche: Kiarostami poeta

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è recita per voce sola.
ABBAS KIAROSTAMI




Abbas Kiarostami (Teheran, 22 giugno 1940 – Parigi, 4 luglio 2016), regista, sceneggiatore, poeta, fotografo, pittore e scultore iraniano. Ha pubblicato libri di poesie che richiamano nella struttura gli haiku giapponesi, constando infatti di componimenti di pochi versi e senza rima. In essi spesso rappresenta la vita quotidiana, piccoli frammenti di normalità guardati con lo stupore di un bambino.


martedì 5 luglio 2016

Il raro privilegio

 

ELQUI BURGOS

GLI INNAMORATI

Gli innamorati
hanno il raro privilegio
di vivere nell’aria
di respirare aria
di essere circondati dall’aria
un fuoco immenso brucia gli innamorati
si baciano si riconoscono come i ciechi
e con gioia incredibile
ignorando il terreno
tornano a guardarsi negli occhi
ma - cosa insospettata -
                       gli innamorati
                             sanno di essere sconfitti in partenza
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(da Cacciatore di fantasmi, 1974)

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L’amore fa vivere al settimo cielo, fa camminare leggeri tra le nuvole ignorando il mondo. Ma, come nota il poeta peruviano esule in Francia Elqui Burgos, chiede un prezzo per quella felicità, per quella chiusura nei confronti degli altri. E sono proprio gli innamorati i soli a saperlo.

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Schloe

ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
È più grande l’amore che l’infinita somma dei baci.
ELQUI BURGOS, Cacciatore di fantasmi




Elqui Burgos (San Pablo, 1947), poeta peruviano. La sua poesia raggiunge un equilibrio costante tra il vigore della protesta e il controllo della forma che si instaura forzando i confini di dissociazione del discorso, ma senza rompere la struttura unitaria della poesia. Appartiene ai movimenti Hora Zero e Estación Reunida.


lunedì 4 luglio 2016

Sii paziente

 

EUGÉNIO DE ANDRADE

CONSIGLIO

Sii paziente; aspetta
Che la parola sia matura
E si stacchi come un frutto
Quando passa il vento e la cattura

(da Os amantes sem dinheiro, 1950)

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Il poeta portoghese Eugénio De Andrade sottoponeva la sua opera a un continuo labor limae, tanto che Saramago la definì “una poesia del corpo cui si arriva attraverso una depurazione continua”. Il consiglio che De Andrade dà a i poeti è dunque quello di attendere che la parola sia perfetta; una teoria suffragata dall’Ars poetica oraziana. Il rischio in questo caso è però che l’emozione originale si disperda, che i versi siano solo tecnica e non più immediatezza.

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Kush

VLADIMIR KUSH, “BUTTERFLY APPLE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutta la poesia è luminosa, persino / la più oscura
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EUGÉNIO DE ANDRADE




Eugénio de Andrade, pseudonimo di José Fontinhas Rato (Póvoa do Atalaia, 19 gennaio 1923 – Porto, 13 giugno 2005), poeta e scrittore portoghese, tradusse García Lorca, Borges, Saffo e Ritsos. Della sua opera José Saramago disse che è una "poesia del corpo cui si arriva attraverso una depurazione continua”.


domenica 3 luglio 2016

Yves Bonnefoy

 

Il poeta francese Yves Bonnefoy è morto a Parigi il 1° luglio all’età di 93 anni. Era nato a Tours il 24 giugno 1923. “Il silenzio è la risorsa di coloro che riconoscono nobiltà al linguaggio” disse una volta e questa fu una sua cifra, quella di una persona schiva che usa la poesia come continuo strumento di ricerca. Matematico in gioventù e filosofo, transitò per il surrealismo rifiutando però di siglarne il manifesto: “Avevo molto amato il surrealismo per la sua capacità di scavare nell’inconscio, ancora oggi apprezzo Breton. Ma credo che la poesia debba essere composta per dare vigore alla vita, per cambiarla. Il surrealismo mi è sembrato alla fine troppo infarcito di sogni superficiali”. Insegnò al College del France dal 1981 al 1993, tradusse Shakespeare, Yeats, Petrarca, Leopardi e Seferis.

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Eric Feferberg-AFP

FOTOGRAFIA © ERIC FEFERBERG/AFP

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da Pietra scritta, 1965

 

L’ALBERO, IL LUME

L’albero invecchia nell’albero: è l’estate.
L’uccello valica il canto dell’uccello e si allontana.
Il rosso della veste illumina e disperde
lontano, in cielo, il carreggio dell’antico dolore.
Oh fragile paese,
fragile come la fiamma del lume che portiamo
quando è vicino il sonno nella linfa del mondo,
semplice il battito dell’anima condivisa.
Anche tu ami l’istante in cui la luce dei lumi
trascolora e sogna nel giorno.
Tu sai che è l’oscurità del tuo cuore che guarisce,
la barca che raggiunge la riva e vi ricade.

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da L’ora presente, 2011

 

LA SCIARPA ROSSA

In alto un atrio nel cielo.
Il sole, al di là. Il comandante
Del vecchio mercantile riceve un viaggiatore.
Un oblò è aperto, le onde sono vicine.

E lui che fa? Si è alzato, lancia
Da questo oblò una cosa, poi altre.
Così: perché, mi dice, questa sciarpa,
Mio padre me la donò, alla mia partenza

Per il primo di tanti viaggi.
L’ho amata, mi è parso che mi dicesse,
L’ho serbata per questo giorno in cui muoio.

La spinge fuori, essa si ripiega
Sulla sua mano, e si rigonfia, poi si dispiega.
Per un istante su noi due tutto il cielo è rosso.

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LE NOSTRE MANI NELL’ACQUA

Noi agitiamo quest’acqua. In essa le nostre mani si [cercano,
Talvolta si sfiorano, forme spezzate.
Più in basso, è una corrente, è qualcosa d’invisibile,
Altri alberi, altre luci, altri sogni.

E guarda, sono anche altri colori.
La rifrazione trasfigura il rosso.
Era un giorno d’estate? No, è il temporale
Che “cambierà il cielo”, e fino a sera.

Noi immergevamo le mani nel linguaggio,
Vi afferrarono parole delle quali non sapemmo
Che fare, non essendo che i nostri desideri.

Noi invecchiammo. Quest’acqua, nostra trasparenza.
Altri sapranno cercare più nel profondo
Un nuovo cielo, una nuova terra.

(Traduzione di Fabio Scotto)

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La traduzione dell’Infinito di Giacomo Leopardi

Leopfrancese

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia sgorga da profondità inconsce e non da fatti contingenti: è sempre un gesto del tutto imprevisto e imprevedibile.
YVES BONNEFOY




Yves Bonnefoy (Tours, 24 giugno 1923 – Parigi, 1º luglio 2016),  poeta, traduttore e critico d'arte francese. Le sue poesie affermano la speranza che al linguaggio poetico, non potendo raggiungere la conoscenza della realtà, sia concesso di giungere almeno al "suono del colore in ciò che è".


sabato 2 luglio 2016

Corri per fare in tempo

 

KRÌTON ATHANASÙLIS

GLI ALBERI ME L’HANNO DETTO

Gli alberi me l’hanno detto: corri per far in tempo.
Le notti illuminate dalla luna: corri per far in tempo.
Il mare galoppando: corri per far in tempo,
e tutti si sono affrettati: corri per far in tempo.
I miei piedi non hanno conosciuto da allora riposo
e tutte le strade hanno conosciuto la mia corsa.
I fratelli me l’hanno detto: corri per far in tempo.
Gli amici si sono preoccupati: corri per far in tempo.
E io corro lacrimando, corro sorridendo,
corro amando, dando, dando la mia vita.
Le mie mani tengono pane: corri ad offrirlo,
i miei occhi hanno affetto: corri a donarlo,
le mie dita si sono bruciate: corri ad accarezzare.
E io corro senza posa, corro per far in tempo,
nel caso che qualcuno sia rimasto senza prendere qualcosa.

(da Albergo «Il Mondo», 1956 - Traduzione di Cristino G. Sangiglio)

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L’uomo è alla base della ricerca del poeta greco Krìton Athanasùlis: il suo percorso poetico lo porta a convincersi che l’umanità sia ammassata in un albergo fantastico - il mondo - in un'atmosfera ossessionante di sogno e di incubo. Gli uomini, come fantasmi, lo popolano. E nella loro sofferenza si riconosce Athanasùlis, che alla negatività di questa situazione non può opporre altro che il dono di sé, la massima espressione dell’amore.

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Van Gogh

VINCENT VAN GOGH, IL BUON SAMARITANO, 1890
OTTERLO, KRÖLER-MÜLLER MUSEUM

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LA FRASE DEL GIORNO
Quanti non hanno pane, hanno sogni.
KRÌTON ATHANASÙLIS, Albergo «Il Mondo»




Krìton Athanasùlis (Tripoli dell'Arcadia, 1916 - Atene, 24 ottobre 1979). Abbandonati gli studi di legge per la poesia, dal 1940 ha pubblicato numerose raccolte, il cui fiore è confluito nel volume Poesie (1966). Sensibile ai problemi civili e sociali, è ben noto in Italia per il Testamento (da Due uomini dentro di me, 1957), austera e commossa meditazione sugli orrori della guerra e sui valori della libertà. 


venerdì 1 luglio 2016

Poesie per luglio II

 

Due poeti contemporanei per rendere l’atmosfera del mese di luglio, spesso afoso, sospeso tra le lunghe sere dell’inizio, ancora prossime al solstizio e quelle più brevi che preannunciano già malinconicamente agosto. Elio Pecora racconta un amore estivo, dolce come il tramonto che descrive José Lupiáñez: un lento precipitare di un giardino nell’oscurità della notte.


Sunset Garden


DOUGLAS MORGAN, “SUNSET GARDEN”


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ELIO PECORA

A LUGLIO CONOBBI L’AMORE

A luglio conobbi l’amore
di sera, in mezzo alla gente,
amore con occhi curvi
e brevi consunte parole.
Da quanto attendevo incredulo.

Nell’aperta città
andammo a spegnere il sole
incontro a tramonti viola,
amore senza memoria
raccolto per tante giornate
traverso un quieto dolore
scoperto alfine più lieve,
felicità rivelata,
amore, farfalla tremula.

Io chiedevo la sosta
al mio continuo penare,
ora sazio la sete
alla fontana più fresca.
E prego questo amore
che viva dentro i miei giorni
e i silenzi mi sciolga
di fitte parole,
io canterò il motivo
ritrovato nel canto.

T’ho lungamente atteso
amore con occhi curvi
e quando sei venuto
alla mia porta socchiusa
ho scordato il pianto
e i lunghi tormenti:
del tuo respiro di miele
ho colma la bocca.

Amore di un mese e di sempre
dolcemente consumami
il cuore e il canto. Tu
felicità ritrovata,
ruscello, còlto geranio,
adolescenza incantata,
amore fiorito
ti porto nelle strade
perché gli invidiosi sappiano
l’amore che conobbi
a luglio in mezzo alla gente.
Amore, clarino dell’anima.

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... 


JOSÉ LUPIÁÑEZ

GIARDINO

Sottile è questa sera di luglio,
immobile,
abbarbicata alle colonne
che si alzano
sull'erba soffice.

Sottile è questa sera di luglio
che tramonta dolcemente,
come le mani
che non si curano del sole,
né fanno caso
al passare delle ore...

Che tristezza il continuo
urtare dei corpi
contro questa pace infinita,
per perdersi ardenti
nella trama dimenticata
del cielo meraviglioso...

(Seduti sulla panchina del parco
presagiamo la notte
oltre la luce calma,
nuda, sorpresa
nella sua stessa penombra
silenziosa):

Le parole, la gente,
nel suo nuovo colore
la sera stessa adesso,
il nostro amico che tace:
tutto svanisce al margine degli alberi,
tutto è oscurità che risale
blu, velata,
così come il Giardino
chiuso, si scioglie nell'oblio
per perdersi
nell'avventura del sogno.

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LA FRASE DEL GIORNO
Siamo ai primi di luglio e già il pensiero / è entrato in moratoria
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EUGENIO MONTALE, Diario del ‘71 e del ‘72


Elio Pecora (Sant'Arsenio, 5 aprile 1936), poeta italiano. La sua poesia è caratterizzata da un’ironia spesso malinconica, volta a scrutare fenomeni come fossero un teatro interiore. La più recente e intensa attività poetica è rappresentata da versi vigorosi e altri di smagliante, pensosa leggerezza.


José Lupiáñez Barrionuevo (La Línea de la Concepción, 1955), poeta e scrittore spagnolo. Partito da poesie dal tono elegiaco in cui la parola abbaglia non solo per l'intensità della sua bellezza, ma anche per la sua profondità, è passato a una fase più sperimentale e barocca per approdare a una maggiore purificazione verbale, con una predominanza di un certo simbolismo e un più marcato disincanto esistenziale.