giovedì 27 ottobre 2016

Come barche di carta

 

CHARLES WRIGHT

RITRATTO D’ARTISTA CON LI PO

Il “sommo prete celeste del Lago Bianco” è ora
un monticello in una valle d’erba infinita,
i suoi pendagli tintinnano, le perle fanno ombra ai suoi occhi.
Non disse mai nulla della vita dopo la morte,
il suo corpo è avvolto in ruggine blu e fumo di rugiada.

Amava soprattutto fiori e acqua.
Tutti sanno la storia vera che scriveva versi e li affidava
alla corrente
come barche di carta,
per vederli scivolare via.
Nella sue poesie non entrò mai la morte, ma remò, capelli
sciolti, lontano sul lago,
ridendo e guardando al cielo.

Oltre 1000 anni dopo, scrivo un suo verso su
un taccuino,
il fiore di pesco segue l’acqua che si muove,
e guardo l’oscurità d’ottobre addensarsi alle colline.
Tutta la notte il fiume dei cieli scorrerà verso ovest e nessuno
lo noterà.
La distanza tra i morti e i vivi
è più d’un battito di cuore e d’un respiro.

(da La Croce dei Sud, 1981 - Traduzione di Antonella Francini)

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Il poeta statunitense Charles Wright (Pickwick Dam, 1935) rende omaggio a un altro poeta, il cinese Li Po, vissuto al tempo della dinastia T’ang nella prima metà dell’VIII secolo: Wright è ammirato dalla spensieratezza di Li Po, dalla leggerezza dei suoi versi, dall’attenzione per la bellezza delle piccole cose terrene, quali i fiori di pesco o i riflessi della luna nell’acqua. Copiare sul taccuino un verso di Li Po è più di un omaggio, è una comunanza, un’empatia con l’antico poeta.

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paper-boats

FOTOGRAFIA © MR WALLPAPER

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni parola, come qualcuno una volta ha scritto, contiene l’universo / Il visibile porta tutto l’invisibile sul dorso.
CHARLES WRIGHT

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