giovedì 11 novembre 2010

Partendo


JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

VIGILIA


Già, al sole opale e vermiglio del molo,
entro il vento piangente della sera
calda e fresca della stagione incerta,
la nave, nera, aspetta.

- Ancora, questa notte, torneremo
a quello che già quasi non è nulla
- dove ogni cosa resta
senza di noi -,
infedeli a noi stessi.
Nera, la nave aspetta -.

Diciamo: Tutto è pronto!
E lo sguardo si volge, tristemente,
cercando non so che, che non è qui con noi,
che non abbiamo visto
e non è stato nostro,
ma è nostro se poteva esserlo stato!

Addio! Addio! Addio! ovunque, senza andar via ancora,
senza volerlo ma quasi partendo!

...Ogni cosa resta con la sua vita,
che resta ormai senza la nostra.
Addio - senza più casa - da domani
a te, e in te, tu ignorata, a me stesso,
a te che non giungesti a me, neanche correndo,
e a cui non giunsi, benché mi affrettassi
- che triste spazio in mezzo! -

...E piangiamo, seduti, senza muoverci,
piangiamo, già lontani, gli occhi contro
il vento e il sole che lottano, folli.


(da “Diario di poeta e mare”, 1917)

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È la sera del 5 giugno del 1916. Juan Ramón Jiménez si trova in una casa di New York. Dopo oltre tre mesi, nei quali ha raggiunto e poi sposato – il 2 marzo nella cattedrale di Saint Stephen - l’amata Zenobia, è ormai il momento di partire: i bauli sono chiusi, la stanza è quasi vuota, fuori si vede il porto, all’ancora la nave che riporterà in Spagna gli sposi. Esplode la nostalgia, una grande inconsolabile nostalgia, espressa da parole che diventano quasi musica: il desiderio di essere altrove e contemporaneamente la voglia di rimanere lì da dove si sta per partire. Un sentimento che non si riesce a esprimere, una perdita, un rimpianto, uno strappo ben noto a Jiménez: “Che lacerazione immensa / quella della mia vita nel tutto, / per stare, con tutto me stesso, / in ogni cosa; / per non smettere di stare, / con tutto me stesso, in ogni cosa!”

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Myles Sullivan, “Room service, Him”

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LA FRASE DEL GIORNO
Anche l’anima è come la patria, / perdute, in esse, le duplici rive / entro l’oro infinito dell’eterno.
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Diario di poeta e mare

3 commenti:

Vania e Paolo ha detto...

..molto toccante e umana.
ciao Vania

...non serve a nulla il caffè e il giornale...solo diversivi .
...bella la scelta della foto.

DR ha detto...

c'è sempre quella sottile nostalgia, ma poi torni a casa e tutto passa, anche se poi penserai di nuovo di partire

Adriano Maini ha detto...

Nostalgia. Un sentimento molto comune. Ma solo un grande artista riesce a trasfigurarlo in coinvolgente elegia!

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